Rodriguez Adele Alma
…a cura di Giancarlo Volpato
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Chimico farmacista, medico chirurgo, docente universitaria, Adele Rodriguez nacque a Verona il 27 luglio 1931; il padre Antonio, ingegnere di professione e prestato in parte alla diplomazia, era di origine spagnola e si era trasferito in Italia per lavoro; la madre Teresa Cardano era veronese: si erano sposati in città il 10 ottobre 1929; la famiglia, benestante, viveva in via Dietro Liston; nella città scaligera rimasero solo nove anni, per trasferirsi, poi, a Milano nel 1940. Le carte anagrafiche riportano solamente Adele: negli anni successivi la Nostra sarà molto più conosciuta con il nome di Alma. Nel capoluogo lombardo ella iniziò a frequentare la Facoltà di Farmacia, ma le necessità lavorative del padre portarono la famiglia nella capitale del Venezuela. A Caracas, Adele si laureò in farmacia e sposò Gabriele Rocco; da questo matrimonio nasceranno tre figli: Gabriella, Vincenzo e Aurelio (diventeranno medici, essi pure, e seguiranno gli insegnamenti della madre: ancora oggi i primi due occupano posti importanti nelle associazioni che seguono l’omeopatia). La Rodriguez lavorò in una farmacia, della quale – pochi anni dopo – diventerà la titolare: sarà qui che la veronese comincerà a capire che qualcosa nella sua vita avrebbe dovuto cambiare.
Il dottor Martin Kelber, medico omeopata belga che trascorreva sei mesi nella sua patria e altrettanti nella capitale venezuelana, chiese alla farmacista di preparare i rimedi omeopatici per i suoi pazienti. All’inizio ella era fortemente incerta sulla bontà delle prescrizioni a causa della mancanza di molecole e di elementi dalla stessa appresi durante gli studi: tuttavia la Rodriguez – e lo sarà sempre – fu attratta dalla curiosità e, soprattutto, dagli esiti positivi dei quali i malati potevano godere anche se questa “conversione” fu piuttosto lunga. Fu un caso molto importante (una psoriasi, di grandi dimensioni, guarita con rimedi omeopatici) che fece scattare in lei un meccanismo mentale e pratico sulla bontà di questa metodologia terapeutica. Il medico belga fu il suo primo vero maestro; ma la Rodriguez era donna intelligente e, grazie agli studi (era molto appassionata delle discipline umanistiche, oltreché di quelle che la chimica farmaceutica le aveva dato) ella seppe coniugare nel modo giusto la medicina omeopatica che diventerà, per lei come per altri, il metodo più naturale nelle cure di alcune malattie.
L’omeopatia in Italia fu introdotta, ufficialmente, nel 1821 a Napoli da medici austriaci, arrivati con i soldati asburgici ed era entrata come applicazione pratica presso l’Ospedale Militare della città partenopea. Tuttavia, era stato Samuel Hahnemann a introdurre questa pratica, già nota nei paesi al di là delle Alpi sin dal 1792: appare evidente – allo sguardo attuale – come possa essersi saldata la conoscenza di prodotti apparentemente poco adatti se, già in un nosocomio militare della città campana (allora assai importante sotto questo aspetto), avevano trovato solleciti utilizzatori. Una storia italiana della medicina omeopatica è ancora tutta da descrivere; tuttavia, la conoscenza di studiosi come il medico Vincenzo Comi che, nel Regno delle Due Sicilie, aveva pubblicato tre saggi sull’argomento e le riflessioni filosofiche di Melchiorre Delfico, economista e uomo di cultura di Teramo che aveva sposato chiaramente i rimedi omeopatici, avevano avviato un interesse non casuale in medici e anche in qualche Accademia delle Scienze – quella di Napoli, in particolare – l’omeopatia aveva cominciato ad avere attenzioni da parte di studiosi qualificati. Nel 1840 era uscito un lunghissimo trattato sulla bontà di queste cure: Quintino Guanciali, il poeta dell’omeopatia, aveva pubblicato Hahnemannus; seu, De homoeopathia nova medica scientia libri octo; il successo era stato immenso e, in Italia, molti medici – soprattutto nella metà del Novecento – avevano iniziato a curare i loro malati in modo cosiddetto naturale.
Attratta certamente anche da questo, la veronese venezuelana, lasciò Caracas e nel 1965 si trasferì a Napoli; s’iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia e ne conseguì la laurea: da quel giorno – per tutti – ella divenne Alma, la Dottora. Durante gli studi universitari, la Rodriguez aveva conosciuto Antonio Negro, suo professore e con il quale, piano a piano, era venuta stringendo un ottimo rapporto scientifico: all’epoca, egli era una figura preminente nel campo della medicina omeopatica in Italia e all’estero. Grazie a lui, nel 1970, a Napoli e, subito dopo pure a Roma, verrà inaugurato il primo anno accademico (di lunghezza triennale per la specializzazione); ben settanta allievi – tra medici e studenti – s’iscrissero: nacque, così, lo studio specialistico di cure omeopatiche e, nel tempo, anche in altri atenei italiani avverrà la medesima cosa (in molti stranieri tale specializzazione contava decine di anni). Oggi, lo studio della medicina omeopatica appare consolidato, soprattutto allorquando l’uso dei farmaci cortisonici potrebbero acuire il male. Alma Rodriguez sarà l’allieva con la quale Negro ed altri lavoreranno fino a quando la Dottora prenderà in mano a se stessa molte incombenze alle quali cercherà di dare sempre esito favorevole: ai discenti per primi, ma anche a coloro che – per qualsiasi motivazione – si sarebbero rivolti a lei.
La prima esigenza avvenne quasi subito: quali rimedi erano necessari per curare, in maniera naturale (cioè omeopatica), i malati che ne avevano bisogno?
Nacque, in quegli anni, anche se in maniera piuttosto informale se ne era acquisita l’esigenza, il Ce.M.O.N. (Centro di Medicina Omeopatica Napoletano) con il fine specifico di fare conoscere i prodotti, la diffusione della medicina omeopatica e di avvicinare ed istruire coloro che si fossero avvicinati agli studi; Alma Rodriguez e Antonio Negro ne furono i costituenti nel 1971; più tardi il centro sarà dedicato a Tommaso Cigliano, celebre medico napoletano che aveva – da molto tempo – non abbandonato un modo diverso di fare il medico e il professore universitario.
L’omeopatia – in maniera piuttosto rapida – trovò terreni fertili, in Italia e all’estero, massimamente nell’America Latina: soprattutto come medicina alternativa o integrativa e complementare soprattutto in alcuni casi che oggi – non sempre intelligentemente – appaiono dimenticati o messi da parte perché giudicati inefficaci o non pertinenti.
Nel 1954 era nata la LUIMO (Associazione per la Libera Università Internazionale Medicina Omeopatica): nel silenzio, il professor Negro, assieme a qualcuno, aveva tenuto in piedi la difficile operazione. Nel 1971, a Buenos Aires si tenne il 26° Congresso della LMHI (Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis); fu l’occasione per rilanciare, in maniera attiva e pressoché vicina a tutti coloro che esercitavano e a coloro che avrebbero dovuto usufruirne, la LUIMO: Alma Rodriguez, Antonio Negro, Tomás Pablo Paschero e Proceso Sánchez Ortega ne furono i nuovi costituenti; fu elaborato lo statuto, fu costituita l’Università scrivendone i fini da realizzare, furono scritte delle regole alle quali sempre si attengono coloro che intendono utilizzare l’Associazione. La Liga dei Medici era stata fondata a Rotterdam il 10 settembre 1925: riunisce i medici omeopati; devesi riconoscere che quest’organizzazione mondiale è non profit e svolge attività puramente filantropica: indubbiamente, anche per questo, la Dottora si ritenne costantemente impegnata.
Certamente gli illustri medici e scienziati che si occuparono non solo della Luimo dettero forza e fama ad una parte della medicina che il mondo moderno stentava e tuttora stenta a comprendere; ma, allo scopo della realizzazione di ognuno dei fini proposti, Alma Rodriguez prestò la sua completa dedizione, la sua forza interiore, la sua conoscenza e la sua straordinaria intelligenza: mise a profitto, non solo la sua laurea in medicina, ma anche quella di chimico-farmacista e, soprattutto, l’esperienza che era venuta maturando sin dal giorno in cui aveva iniziato a lavorare a Caracas. Il suo esempio fu compreso, soprattutto ma non solo, dai figli i quali – certamente per l’acume e la disponibilità della madre – hanno sempre messo insieme medici, pazienti e istituzioni che si sono occupate e si occupano di coloro che avevano ed hanno bisogno: non solo dal punto di vista medico, ma anche nel senso di essere presenti ogniqualvolta “gli altri” ne richiedono l’aiuto; anche le istituzioni dalla Rodriguez volute, perseguite e curate provvedono nella stessa maniera. La generosità, messa in luce da coloro che la conobbero, rimbalzò nelle istituzioni, nei figli in modo particolare ma pure in coloro che alla “madre dell’omeopatia” guardarono con rispetto e riconoscenza.
Divenne docente alla Luimo, per anni. Il suo insegnamento a livello Accademico e Internazionale per l’Omeopatia influenzò gli allievi; le sue lezioni – anche alla lettura attuale – mettevano e mettono in luce la visione unitaria della vita, della persona e del malato: la professoressa ebbe cura di evidenziare l’esigenza, per l’allievo, di liberarsi dai preconcetti della visione nosologica della malattia come aveva fatto il maestro di tutti, Ippocrate, il grande greco che aveva costituito, dell’omeopatia, il centro dei suoi studi, dei suoi interessi verso le malattie e aveva esaltato la capacità dei curatori a vedere la natura che stava intorno e, massimamente, a guardare coloro che avevano bisogno con occhio clinico, ma soprattutto umano e servizievole.
Quei preconcetti verso l’uso di cure non farmacologicamente fatte dalle imprese che dalle cure sanitarie hanno avuto risorse economiche ed introiti enormi non passavano inosservati; fino a che in Italia, ma ciò era accaduto altrove, l’Istituto Superiore di Sanità, nel 1985, dette il proprio benestare alla medicina omeopatica; e la Luimo prese forza ulteriore: si dotò di attività editoriale e pubblicistica, promosse convegni, incontri e studi, oltreché l’insegnamento accademico.
Durante questo lungo periodo, la fama che la Dottora si era conquistata era andata espandendosi: tuttavia, appare giusto sottolinearlo, ella viveva molto riservata anche se veniva reclamata dal pubblico. Le poche cose scritte su di lei mettono in luce questo suo modo silenzioso, ma sempre e costantemente attento.
Un altro merito che non va dimenticato fu quello d’essersi data da fare, con molta cura e attenzione, per creare una biblioteca specializzata nella medicina omeopatica: tra il 1997 e il 1998, con l’aiuto di Adele Caramanna, la Rodriguez ottenne d’inserire nel Catalogo generale delle biblioteche italiane anche quella della Luimo; oggi, facilmente accessibile grazie all’ottemperamento delle norme biblioteconomiche internazionali, questa ricchezza libraria appare consultabile: anche in questa necessità – non bisogna dimenticarlo – la Dottora aveva guardato avanti.
Un’altra attività, pressoché costante, alla quale Alma Rodriguez riservava molto tempo, fu quella della ricerca: sia per il lavoro cui si dedicava sia nell’attività verso le istituzioni; le ragioni fondamentali erano sempre le stesse: la prima risiedeva nella certezza che i rimedi per le malattie fossero efficaci con l’uso non di farmaci costantemente presenti e la seconda era quella di cercare un riconoscimento della medicina omeopatica a tutti i livelli. Con la costanza e con la bravura che la Rodriguez mise (anche con altri ricercatori) entrambi gli obiettivi furono raggiunti.
Non trascurò mai di essere presente a convegni: quello di Terni del 2002 – grazie a lei ma anche a suoi colleghi – portò al riconoscimento ufficiale; esso sarà la pietra miliare per la medicina omeopatica, metterà le basi per le scuole di formazione e, conseguentemente, per l’accreditamento del medico omeopata a tutela del cittadino; sarà una delle fondatrici del FIAMO (Federazione Italiana Associazioni Medici Omeopati) nel 2007, che diventerà una Onlus gratuita e molto vicina ai bisognosi di cure. La studiosa entrerà, anche, nel Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica, come riconoscimento dell’attività svolta.
Invitata a Tirana dal Ministero della Salute albanese nel 2007, non poté andare a causa di un incidente all’aeroporto di Fiumicino; l’endoprotesi cui fu sottoposta e che arrestò la sua attività frenetica, iniziò a segnare un precario equilibrio. Ciononostante, appena il suo corpo poté concederle attività, la Rodriguez non si fermò. Poco prima di recarsi ad un convegno a Varsavia nel 2009, fu colpita da un ictus; non volle arrendersi e – pure tra comprensibili difficoltà – cercò di dare all’attività quello che un corpo molto malato poteva concedere.
Se ne andò la sera del 12 maggio 2018 a Napoli.
Il ricordo di questa donna, totalmente dimenticata a Verona (dove qualche volta tornava: l’ateneo veronese è noto anche per la medicina omeopatica), molto conosciuta nella città partenopea dove riceveva, gratuitamente, coloro che a lei si rivolgevano, alberga quasi totalmente tra i medici, gli omeopati e tutti coloro che hanno apprezzato la disponibilità, la capacità, l’altruismo e la dedizione agli studi, alla ricerca, alla comprensione. Oggi, la medicina omeopatica italiana ritiene Adele Alma Rodriguez e Antonio Negro i veri fondatori di questa forma di attenzione verso i pazienti. Di lei rimangono molti video dove parla, spesso da sola e, a volte, con il professor Nigro. Ha lasciato larga documentazione (saggi e opere scritte) sull’omeopatia e l’uso di essa.
Bibliografia: Alberto Lodispoto, Guarire con l’omeopatia, Roma, De Cristofaro, 1979; Andrea Brancalion, L’omeopatia in Veneto: dall’inizio, sorprendente e anonimo, ad oggi, “Il medico omeopata”, a. XXII, 2017, pp. 20-26; Giuseppe Spinelli, Alma Rodriguez: una vita intera per l’Omeopatia, “Il medico omeopata”, a. XXIII, n. 68, luglio 2018, pp. 14-17; Giuseppe Spinelli, L’omeopatia in Italia: dalle origini ad oggi. Seconda parte, Napoli, Cemon, 2020; Adele Alma Rodriguez, Una vita per l’omeopatia. Raccolta inedita delle sue lezioni presso la Luimo, a cura di Carlo Melodia, Napoli, Cemon, 2023; Rosella Grenci, Adele Alma Rodriguez (Verona 1931-Napoli 2018), https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie, ad vocem.
Giancarlo Volpato
FOTO DA: www.eaudephilae.eu
