Bitelli Agostini (Giusep)pina
…a cura di Giancarlo Volpato
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Cantante lirica, concertista, direttrice di cori, scrittrice, Giuseppina Bitelli nacque a Cento, in provincia di Ferrara, il 23 gennaio 1893. Era la quartogenita dopo tre sorelle (Rosa, Maria Rita, Annina) nate dal matrimonio di Giuseppe e di Elisa Bosi. La famiglia faceva parte di una stirpe molto nota nel territorio, soprattutto per avere espresso figure di spicco nell’ambito della cultura, della musica e del sindacalismo.
Giuseppina frequentò il conservatorio “G.B. Martini” di Bologna, approfondendo, in particolare, il repertorio lirico del Settecento e dell’Ottocento: la sua geniale creatività, però, nonché lo straordinario amore per il canto e per la musica in genere, la portò a dirigere opere, poi, ben al di fuori di quelle epoche. Nel 1914, a Parma, vinse il concorso per giovani cantanti diretto da Cleofonte Campanini: la sua voce di soprano fu applaudita assieme a quella del tenore Beniamino Gigli; il debutto avvenne subito, a Ferrara, dove interpretò Wally nell’opera omonima di Alfredo Catalani e poco dopo fu Mimì nella Bohème di Puccini. Pina Bitelli (non usò mai il suo nome completo), che non si fermò nelle interpretazioni, fu molto attenta e subito capì l’esigenza di ciò che avveniva in quell’epoca: l’atto di protesta che avveniva contro l’opera italiana accusata di monopolio nel campo della musica; si avvicinò alla conoscenza di grandi artisti del passato quali Frescobaldi, Vivaldi, Orlando di Lasso, Corelli e molti altri; poi, la giovane cantante centese, quasi seguendo coloro che condannavano il vocalismo dando importanza, invece, alla musica strumentale dei compositori moderni iniziò a conoscere opere diverse e si avvicinò a quanto stava avvenendo in quegli anni. Le cambiò orientamento la presenza di Vittore Veneziani ch’ella conobbe e con cui lavorerà molto in futuro: sarà il compositore e celebre direttore di coro a orientare Pina verso il mondo della musica “moderna”, più attenta alle novità che questa stava per offrire al mondo. “Nella primavera del 1919, il musicista Adolfo Gandino venne a trovarmi con un uomo… [Questi] si sedette al pianoforte e volle che cantassi… Il giorno dopo venne da solo: era Vittore Veneziani…”: fu così, apparentemente nel silenzio, che Pina Bitelli, dopo qualche tempo, dedicherà la sua vita ai cori, al canto di questi, alle straordinarie prove che un soprano (spesso solitario) dimenticherà per affinare la propria voce con quella degli altri: diventerà, anche se più tardi e per tutti, la straordinaria direttrice di cori celebri chiamati nel mondo e protagonisti d’incisioni superbe e straordinariamente riuscite. Era andata ad abitare a Bologna, in quell’epoca: e fu lì che aveva conosciuto Veneziani; la giovanile partecipazione e l’esperienza del 1919 con il gruppo madrigalistico fondato nel capoluogo emiliano dal compositore ferrarese sopra nominato (i “Cantori bolognesi”), influirà notevolmente sulla preparazione e sulla sensibilità musicale della musicista centese: sarà proprio quest’esperienza che le consentirà, più tardi, di amare la musica polifonica rinascimentale che la porterà al gruppo corale veronese.
Canterà ad Asolo con Ottorino Respighi e Arturo Toscanini e in altri luoghi: ma ormai – nonostante la fama acquisita – la strada che volle scegliere apparve segnata altrimenti.
L’inizio degli anni Venti del Novecento furono molto rilevanti per la carriera della centese. Dotata di mezzi vocali ragguardevoli, fu chiamata – soprattutto nella sua zona, ma non solo – in concerti dove la sua voce (in questi casi non utilizzata per le opere liriche conosciute) riscosse successi eccellenti. Si cimentò, aderendo alle scelte che aveva condiviso, in musiche modernissime di autori come Alfano, Pratella, Fidelio Finzi e Vittore Veneziani; ne parlarono largamente i giornali romagnoli; probabilmente, fu proprio il concerto dell’aprile-maggio 1922 al Teatro Comunale di Ferrara che mutò la vita della cantante; gli applausi dell’Epigrafe belliniana ed il trittico per soli, coro e orchestra Ex flammis di Finzi rivelarono in lei la capacità e la giusta causa di applausi per i nuovi compositori italiani. Un articolo, ignoto e senza firma, su un giornale locale dell’epoca rilevò – oltre la bravura e la straordinarietà della Bitelli – la duttilità della voce della protagonista che si cimentava con il coro e insieme ai coristi stessi. La scelta della giovane centese era ormai avvenuta.
Era andata ad abitare – per breve tempo – a Bologna, ma la sua presenza ad Asolo (che in quegli anni ella frequentava quasi abitualmente) le aveva fatto conoscere Alfredo Casella il quale cercava una cantante per la Sera Fiesolana e le Quattro Favole di Trilussa; ella le fece ascoltare la sua voce in Angeleca, un quadro poetico di Salvatore Di Giacomo musicato da Ildebrando Pizzetti. Fu Casella a portare il soprano al Vittoriale nel settembre del 1923 e qui, nello splendido teatro all’aperto che D’Annunzio aveva chiesto a Gian Carlo Maroni di costruire, ella cantò, per il poeta che l’aveva composta, la Sera Fiesolana: Commosso, il Vate la soprannominò “Madonna Spinella”, le dedicò una fotografia con la frase: “A Madonna Spinella Agostini che rinnovella in me l’antico verso/Dolce cantare spegne ciò che nuoce”; rimase qualche giorno con Luisa Beccara e con il poeta; conobbe Gian Francesco Malipiero, critici musicali francesi e altri che nella lussuosa sede dannunziana trovavano ospitalità. A queste presenze, Pina Bitelli dedicherà particolare attenzione pubblicando su “Vita Veronese”, dopo molti anni, i suoi ricordi dei compositori celebri ed importanti nella storia moderna della musica non solo italiana. Già da un po’ di tempo, aveva deciso di lasciare la sua presenza nei teatri quale soprano: aveva sposato Ambrogio Agostini, un ingegnere veronese; da lui aveva preso il cognome, anteponendolo al proprio e lo seguirà nell’abitazione nella città sull’Adige: diventerà Pina Agostini Bitelli veronese.
Madonna Spinella andò a Milano a cantare le Favole di Trilussa e la Sera Fiesolana: queste esecuzioni di Casella aprirono a Pina l’amore grandissimo per la musica contemporanea vocale da camera; in verità, già Vittore Veneziani l’aveva indirizzata ad occuparsi della coralità che diverrà, per la cantante centese, la parte più rilevante della sua vita musicale. Con Casella ella avrà un grande sodalizio, ma non fu minore quello per Malipiero che ella rivide nell’ottobre 1924 sempre al Vittoriale dannunziano: con entrambi – soprattutto, ma non solo – ella intrattenne una corrispondenza importante che si basava sull’amicizia ma anche sulle novità musicali che quell’età del ventennio stava facendo conoscere. Il mese dopo andò a Parigi a cantare nel teatro del Vieux Colombier: l’aveva voluta Henry Prunières, celebre critico musicale francese, che l’aveva sentita al Vittoriale.
Appare giusto ricordare, comunque, che Pina ebbe modo e volontà di conoscere personaggi importanti del mondo musicale del tempo: oltre ai sopra citati, è giusto ricordare Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Enzo Masetti, Francesco Balilla Pratella, Adolfo Gandino e molti altri che verranno giustamente riportati nel libro che la Nostra autrice scrisse sugli amici musicisti.
L’amicizia di Malipiero portò la cantante ad esibirsi, nella prima assoluta, quale soprano ne Le stagioni italiche del compositore; fu nel terzo festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea tenuto al “Teatro La Fenice” di Venezia l’8 settembre 1925: Alfredo Casella l’accompagnò al pianoforte. Come noto l’opera di Malipiero si articola in quattro liriche: Lauda per un morto (su testo di Brunetto Latini), Canto della neve (dai Canti Carnascialeschi), Capriccio (di Francesco de Lemene) e Ditirambo terzo (dalle Laudi di Gabriele D’Annunzio); alla fine, il compositore Richard Georg Strauss la volle conoscere per congratularsi con lei. Si pensi che l’invito e l’annuncio della prima veneziana uscirono con questo scritto: “soprano: Spinella Agostini”. Aveva già dimenticato il proprio cognome e importante, oltre misura, apparve pure la definizione dannunziana. Con Vittore Veneziani, direttore del coro del Teatro alla Scala dal 1921 al 1953 (e, poi, fondatore dell’Accademia corale “Città di Ferrara”) ella rimase molto legata e non trascurò affatto di cimentare se stessa all’interno di voci diverse; fu grazie a lui che ella provò a cantare insieme ad altri; per quest’esperienza, ella scrisse: “Fu per noi cantori una meraviglia la scoperta di Luca Marenzio, Palestrina, Marc’Antonio Ingegneri, Orlando di Lasso, Gesualdo da Venosa, Monteverdi ed altri grandi creatori di “frottole” e “strambotti” che venivano riesumati dal musicologo Francesco Vatielli nella biblioteca del Liceo Musicale bolognese”. Nel 1936, durante la sua presenza a Bari (lo scrisse a Giovanni Centorbi che lo pubblicò sul “Corriere della Sera”), fondò il coro delle “Cantatrici Baresi”.
In quest’epoca, poco si conosce dell’attività di Pina: è l’età, tuttavia, nella quale la cantante dedicava maggiore attenzione alla scrittura: i giornali riportavano suoi scritti, racconti brevi e molte note sugli eventi conosciuti e nei quali viveva allora. In questi anni, pure essendo sempre attenta alla musica, pubblicava a Bologna e a Milano sui quotidiani: erano i racconti (poi messi insieme tanti anni più tardi) delle sue terre centesi, delle persone e del folklore popolare ch’ella aveva vissuto, conosciuto e che amerà sempre.
Nel 1938 (nella lettera a Centorbi, ella riporta la data del 1937), l’acquisita competenza sulla prassi esecutiva della musica polifonica rinascimentale fece nascere – su sua volontà e direzione – un gruppo corale femminile a Verona, intitolato “Le Cantatrici Veronesi” che la direttrice iniziò allo studio del repertorio legato a quella polifonia antica italiana che la Bitelli amerà per sempre e che – grazie anche a lei – rimarrà una delle bellezze dei cori veronesi: era composto da trentasei voci e andò nei teatri italiani sino al 1941 chiudendo a Castelvecchio nel salone degli “Amici della Musica”.
L’avvento triste della seconda guerra sciolse questo coro; la fine del conflitto la rivedrà attenta come prima: fonderà il complesso corale I cantori veronesi costituito da quarantacinque elementi tra voci maschili e femminili; saranno dodici anni di successi, di prestazioni rilevanti (leggibili ovunque, soprattutto nei giornali): pure non essendo professionisti, bensì legati tutti a lavori diversi, la direttrice li portò in ogni luogo fossero richiesti. Le tournées straniere portarono i cantori di Verona sui palcoscenici d’Europa: li applaudirono a Parigi, Bruxelles, Vienna, Basilea, Barcellona, Monaco di Baviera, Colonia, Londra. Cantavano musiche antiche, ma anche tante composizioni moderne e contemporanee delle quali la direttrice del coro ebbe grande merito per la loro valorizzazione. Tra i molti successi si ricorda il secondo premio al Festival Internazionale di Llangollen nel Galles nel 1949; avviò e portò i cantori nella commedia musicale italiana nei maggiori teatri italiani e anche all’estero; a loro, il cui repertorio comprendeva soprattutto composizioni rinascimentali, fiamminghe e opere di autori moderni (anche Veretti) nonché la celebre Messa da Requiem di I. Pizzetti, Roberto Lupi dedicò tre cori su antichi testi egiziani. Con il concerto del 22 agosto 1957, a San Zeno e promosso dall’Ente Lirico Arena, l’esperienza dei Cantori Veronesi si chiuse.
La morte del marito concluse la sua presenza a Verona, la città che l’aveva accolta, che l’aveva amata, che l’aveva applaudita: la lasciò andare lasciandole nel cuore i ricordi sereni e felici della musica e di una vita d’amore.
In quest’epoca, molto applaudita e senz’altro piena di felicità anche per Pina Bitelli, non va assolutamente dimenticata la produzione letteraria della stessa. Sempre definitasi “non scrittrice”, bisogna tuttavia rilevare la grande rilevanza delle sue opere. Oltre all’alto numero delle collaborazioni giornalistiche sopra nominate, ella venne scrivendo alcuni libri che, già allora, ma soprattutto al lettore attuale, sembrano piuttosto rilevanti soprattutto se letti con lo spirito alieno dalle righe in se stesse. Ci riferiamo a Diario di guerra di una massaia che uscì nel 1971: è il diario giornaliero della Pina Agostini Bitelli, abitante nel centro di Verona che assiste – dal 26 luglio 1943 al 25 aprile 1945 – a quanto avviene nella città dove abita con le orecchie ai racconti della radio e dei giornali e con gli occhi attenti guardando le strade cittadine: appare la registrazione quotidiana, in prima persona, che racconta ciò che la guerra provocava. Aveva già pubblicato La Risaia (1860) uscita nel 1961 con illustrazioni di Pino Casarini che fu finalista del “Premio Leonilde Settembrini”: la storia di Anna, una ragazza d’umili origine che viveva nella campagna centese di metà Ottocento; è il canto del dolore, dell’amicizia, delle difficoltà, della realtà delle mondine della bassa romagnola come un contenitore di usanze del contado emiliano. In quest’opera, la scrittrice, evocando usi e costumi che avevano caratterizzato passate generazioni, mise in luce il folklore di un’epoca agitandola, giustamente, come una demopsicologia delle metafore della vita quotidiana dei poveri. Pubblicò, anche, I miei amici musicisti (1973): sono dei racconti della memoria, dei ricordi di coloro (e furono molti) che ebbero modo d’incontrarla: attenta all’amicizia raccolta negli sguardi, l’autrice offre un’opera semplice, in sé, ma molto precisa sulla persona oltreché, anche se in misura minore, sulle composizioni. Più tardi, quando Pina Bitelli non potrà più leggerli, usciranno i Racconti e ricordi centesi dove il canto del giorno s’innalza alla vera e propria necessità spirituale di avere goduto la gioia del vivere.
Alla scomparsa del marito, Pina era ritornata a Cento, in quelle terre che i suoi libri, i suoi canti, il suo folklore non avevano mai dimenticato. Qui guidò i cantori locali, qui la sua voce non tacque e, soprattutto, il suo spirito e la sua mente offrirono alla città natale il loro contributo. Qui, nel 1981, il Presidente del Teatro Comunale centese, Ugo Montanari, istituì il “Coro Pina Agostini Bitelli”.
Ella si spense a Cento il 6 settembre 1985; riposa a fianco del marito a Verona, per lei città prodiga di affetto, di gloria e di amore.
Il Comune di Cento, in suo onore, indisse un convegno che si tenne il 5 ottobre 2001, da cui uscì un libro, segnato in bibliografia. Nel quartiere di Penzale del suo luogo natale, dal 2013 è dedicata una via al suo nome. La Biblioteca “P. Rigoli” del Conservatorio Dall’Abaco conserva una collezione di musiche polifoniche appartenute a Pina Bitelli.
Bibliografia: I cantori veronesi: dieci anni di attività: 1946-1956, a cura di Pier Luigi Facchin, Verona, Valdonega, 1956; Francesca Poggi, Bitelli Agostini Pina, in Dizionario Biografico dei Veronesi (sec. XX), a cura di G.F. Viviani, v. 1, Verona 2006, pp. 133-134; Pina Agostini Bitelli: canti, voci, parole. Atti del Convegno, Cento, 5 ottobre 2001, a cura di Ugo Montanari, Cento, Comune di Cento, 2006; Laura Och, Pina Bitelli Agostini, una donna sul podio alla guida dei Cantori Veronesi, in Donne visibili e donne in controluce…, a cura di D. Brunelli e M.L. Ferrari, Caselle di Sommacampagna, Cierre, 2023, pp. 69-70.
Giancarlo Volpato
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Foto da: www.dmi.it
