Ferrarini Alida

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Alida Ferrarini

Cantante lirica, soprano, Alida Ferrarini nacque a Villafranca il 9 luglio 1946; era l’ultima di quattro figli nati da Iole Sperotto e Remo: il padre faceva il fotografo di professione, ma era un violinista provetto per passione. Nella famiglia paterna – e la genetica raramente fallisce – la musica era sempre stata condivisa attivamente tanto da farne quasi un’istituzione sempre disponibile per la comunità: lo zio Enea Pasqualino dirigeva, per il pubblico, una piccola orchestra composta – per la maggior parte – da parenti e familiari. E Alida, sin dall’età pre-adolescenziale, ne era la cantante.
Poco più che ventenne e sino all’inizio degli anni Settanta, ella ebbe una felicissima esperienza nella musica leggera dove lasciò alcuni segni importanti, comprese delle incisioni che l’avevano fatta conoscere ben al di fuori dei confini provinciali: partecipò, infatti, in molti spettacoli, come voce solista di celebri canzoni.
Andò al Conservatorio Dall’Abaco di Verona, non più giovanissima dunque, dove ebbe come maestro Enzo Cecchetelli, celebre tenore di Fano (a cui nella città natale è dedicata una via), che comprese speditamente la bravura della giovane soprattutto nella capacità d’immedesimarsi nei personaggi. Senza avvertire l’allieva, questo maestro – che vedeva già un futuro importante per la villafranchese – la iscrisse al concorso “Toti Dal Monte” che si teneva a Treviso, nel 1974. Alida Ferrarini risultò la vincitrice assoluta e questo le regalò l’introduzione applaudita al debutto ufficiale quale soprano: interpretò Mimì ne La Bohème di Puccini, al Teatro Donizetti di Bergamo in coproduzione con il Comunale trevigiano il 15 ottobre 1974. Di questo suo successo ad un concorso nazionale dedicato ad una delle più celebri cantanti del mondo, la stessa Ferrarini parlò, in un’intervista giornalistica, sottolineando l’assoluta non conoscenza personale di quanto Cecchetelli aveva voluto fare. Il successo del pubblico e il generale apprezzamento dei critici per le sue qualità vocali ed interpretative le aprirono la strada in maniera piuttosto importante. Conobbe inviti che si susseguirono senza mai interruzioni.
Riandando al debutto trevigiano, Alida Ferrarini amava ricordare un fotogramma, in particolare: l’incontro con Ferruccio Tagliavini, il tenore dalla “voce soave” che, fulminante, le aveva detto: “Lei ha una voce bellissima e delicatissima. Mangi pane e cipolla piuttosto che accettare ruoli non adatti alla sua vocalità!”: e accadde sempre che il soprano leggero di Villafranca (allora pressoché sconosciuta) capisse perfettamente quello che una delle voci immortali dell’opera italiana si era apprestata a dirle per aprire una strada di successo.
Tra i primi e più rilevanti esordi, bisogna ricordare il debutto alla “Fenice” veneziana come Drusilla ne L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi; l’accolse La Scala di Milano, come Adina nell’Elisir d’amore donizettiano, interpretò Micaela nella Carmen di Georges Bizet e Gilda nel Rigoletto verdiano; nell’esordio milanese, dove fu accolta con applausi e richieste di ripetizioni, cantò sotto la direzione di Giuseppe Patané e la regia e sceneggiatura di Jean-Pierre Ponnelle: molto spesso questi due famosi artisti lavoravano assieme ed avere più volte la loro presenza significava molto più che una normale prestazione.
Nel contempo, Alida Ferrarini, veronese anche di formazione, non poteva dimenticare l’Arena, già allora simbolo di grandezza ed uno dei palcoscenici dove la lirica e l’opera avevano “santificato” il luogo come uno dei più belli, dei più straordinari mondi dove l’applauso degli spettatori e le capacità dei cantanti avevano lanciato la grandezza di un teatro che i Romani avevano tramandato non solo ai veronesi. Qui, alternando gli impegni, Alida fu Frasquita, l’altra amica di Carmen e di Micaela; sempre nell’anfiteatro – alternando i numerosi impegni – nel 1976 interpretò la figura di Xenia, la figlia di Boris Godunov (opera celeberrima di Modest Musorgskij) cantando la disperata situazione di una giovane donna che aveva pianto la fine della dinastia; fu, questa, una delle più ricordate interpretazioni della Ferrarini che, con la voce addolorata del soprano piangente, lasciò l’anfiteatro con l’applauso scrosciante anche, se non solo, per l’accorata voce di chi aveva capito che il mondo non avrebbe regalato più nulla alla vita dei signori di quel mondo: porterà questa figura altrove. Sino alla fine della carriera Alida non dimenticherà mai l’Arena alternando la sua attività con teatri prestigiosi e opere molto importanti. Ma non le sarà assolutamente sconosciuto il Teatro Filarmonico della città atesina dove debuttò nel 1977 nelle vesti di Gilda del Rigoletto verdiano: questo ruolo, a lei particolarmente congeniale, la porterà sui palcoscenici del mondo in moltissime rappresentazioni: conoscerà e condividerà le scene con i grandi baritoni dell’epoca come Leo Nucci, Renato Bruson, Piero Cappuccilli con i quali canterà su molti palcoscenici.
L’anno successivo, nel febbraio, fu chiamata al Teatro alla Scala di Milano a sostituire Mirella Freni, all’epoca assai più celebre del soprano villafranchese, a causa di un’improvvisa impossibilità della prima; nell’Elisir d’amore, Adina verrà conquistata da Nemorino non solo per quell’elisir (vino rosso) ma anche per la straordinaria figura di colui che interpretava l’amante: Luciano Pavarotti, al quale ella non risparmierà mai le lodi e la riconoscenza, l’aveva invogliata a sostituire la Freni; senza prove, senza che la Nostra avesse calcato il palcoscenico più celebre d’Italia.
Furono anche questi, pure se non solo, un modo, una forma, una strada luminosa per aprire ad Alida il mondo dei più celebri palcoscenici operistici del mondo. Infatti, subito dopo, alla Piccola Scala (vicino al teatro maggiore) interpretò Carolina ne Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa; in quest’opera buffa, la protagonista alternò se stessa in scene comiche e in altre apparentemente seriose: il soprano villafranchese – e fu sempre così – sapeva addentrarsi molto bene all’interno delle opere poiché – durante la sua carriera – non rifiutò mai, se non per scelte personali, le figure che avevano sceneggiature diverse. Sempre a Milano proseguì con Xenia (diretta da C. Abbado e con Nicolaj Ghiaurov), poi divenne Sophie nel Werther di Jules Massenet sotto la bacchetta di Georges Prȇtre.
Nei primi anni della carriera, la Ferrarini ottenne sempre dei successi significativi e Treviso fu uno dei luoghi che maggiormente l’accolse; interpretò Leila ne I pescatori di perle di Bizet, debuttò come Flaminia, la figlia dell’astrologo truffaldino di nome Buonafede, nel Mondo della luna di Franz Joseph Haydn: fu una delle prime versioni in tempi moderni dell’opera che aveva già avuto importanti compositori (Baldassarre Galuppi, per primo) e che l’austriaco aveva riportato in auge sempre sul testo goldoniano; fu Lucieta ne I quatro rusteghi di Ermanno Wolf-Ferrari: l’innocente figura di questa giovane, il pianto che il soprano seppe “donare” allo spettatore a causa dell’arroganza e della stupidità del rustico padre Lunardo sino a mutare il pensiero di un mondo rurale chiuso a ciò che stava arrivando, fecero sì che la commedia di Carlo Goldoni – resa assai più vivibile dall’opera musicale – diventasse assai gradita: anche per l’ambientazione fedele nelle figure, Alida Ferrarini venne ricordata come interprete. Andò al Maggio fiorentino dove fu la Principessa Ninetta uscita dall’apertura della terza melarancia, provocando così la gioia del principe e raccogliendo gli applausi di quella strana e dolcissima commedia di Carlo Gozzi, L’amore delle tre melarance musicata da Serghej Prokof’ev.
Come si diceva più sopra, gli unanimi e convinti successi lanciarono il soprano villafranchese in prestigiosi impegni internazionali. Il Covent Garden della Royal Opera House londinese l’accolse come Gilda nel Rigoletto per la regia di Franco Zeffirelli (che la volle ancora con sé, soprattutto in Arena); nella medesima stagione travalicò l’oceano per andare a San Francisco con l’Elisir d’amore. Assunse il ruolo di Norina, la giovane vedova brillante e astuta nel Don Pasquale di Donizetti, portandolo alla Wiener Staatsoper di Vienna (dove la diresse, applaudendola, J.P. Ponnelle, lo sceneggiatore regista che l’aveva accolta, manifestandole subito l’apprezzamento, all’inizio della carriera); qui, nel 1987, sarà Nannetta nel Falstaff verdiano. Ormai Alida era diventata una voce molto importante e – pure nel silenzio appartato della sua vita totalmente al di fuori dei clamori – portò al Teatro Bol’šhoj di Mosca la Norina e la Gilda con il grande Carlo Bergonzi nel 1989: fu Gilda, senza dubbio, la figura più importante nella quale il soprano villafranchese si lasciò coinvolgere; alla Royal Opera House di Londra l’accolsero con vigore e fragorosi applausi, ma non fu da meno il successo all’Opéra di Parigi dove interpretò Micaela della Carmen: molti palcoscenici mondiali la conobbero come l’amica prediletta della protagonista: la portò pure al Teatro Nacional de la Zarzuela a Madrid (di questo evento esiste la registrazione), non trascurò il Gran Teatro del Liceu di Barcellona dove riscosse il successo personale come Giulietta nell’opera I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini e dove fu affiancata da un Romeo di grande fama quale Agnes Baltsa; l’opera era stata scritta per soprano e l’autore aveva voluto mettere in luce la purezza e la vulnerabilità della protagonista: Alida Ferrarini – come sempre, peraltro – seppe coglierne profondamente il significato. Anche in altre occasioni e in altri palcoscenici ella portò il dolore e la fama della fanciulla veronese.
Negli anni ottanta, il soprano villafranchese conobbe tutti i maggiori cartelloni del mondo: di particolare rilievo appare la figura della Micaela all’inaugurazione della stagione 1983-84 alla Scala di Milano che l’annoverò accanto a Shirley Verrett (Carmen), a Plácido Domingo (Don José), a Ruggero Raimondi sotto la direzione di Claudio Abbado: lo spettacolo fu ripreso in diretta dalla RAI.
Nella seconda parte della carriera, Alida Ferrarini aggiunse qualche altra figura alle sue già numerose interpretazioni: diventò Liù nella Turandot pucciniana e la portò in giro per il mondo divenendone una delle interpreti più apprezzate in campo internazionale: all’Arena di Verona nel 1988 e nel 1995, alle Terme di Caracalla a Roma nel 1992 e 1993, al Teatro Carlo Felice di Genova nel 1993 e 1996, allo Stadio Olimpico della capitale nel 1999: i giornali e i cantanti che spartirono con Alida le interpretazioni della Turandot, all’indomani della scomparsa del soprano, definirono struggente l’interpretazione della Ferrarini. Partecipando alle tournées areniane (all’epoca con la regia di Giuliano Montaldo) fu a Tokyo nel 1991; due anni dopo fu al Teatro Colón di Buenos Aires e nel 1994 allo Stadio Olimpico di Sidney in Australia, portando la Gilda del Rigoletto; a Bilbao, dove aveva portato questa sua prediletta donna nel 1990, aveva ottenuto dai Baschi applausi affinché ripetesse. Nel lungo percorso dell’America Latina Alida Ferrarini fu accompagnata da Luis Lima, un tenore argentino – molto conosciuto pure in Italia – con il quale la Nostra calcherà più volte le scene.
Nel 1995 fu al Teatro Politeama di Palermo dove interpretò Micaela per dodici serate catalizzando il pubblico dopo la famosa aria “Je dis que rien…”; alcuni spettatori, all’indomani della scomparsa della cantante, scrissero che lo spettacolo si reggeva grazie all’interpretazione del soprano di Villafranca. Nel capoluogo siciliano ritornò l’anno successivo come Despina in Così fan tutte ossia La scuola degli amanti di Mozart: da buona attrice, il soprano non lasciò trasparire il disagio che provava in quel personaggio e lo convertì in un’interpretazione divertente e buffa; non lo amava, comunque, e rifiutò ulteriori impegni. Al Teatro Regio di Parma fu Oscar in Un ballo in maschera verdiano nel 1989; con L. Lima l’aveva già interpretato in Arena e avverrà anche qualche anno dopo; a Parma era stata già interpretando Gilda nel 1987.
Amante del teatro musicale, fu Gnese ne Il Campiello di Wolf-Ferrari immedesimandosi nella comica figura dell’Agnese contadina, ma non trascurò di essere Euridice nell’Orfeo ed Euridice di Christoph W. Gluck. Nel mese di gennaio 1991, Alida Ferrarini, con la direzione di A. Ligeti, cantò Le Laudi. Sonnengesang des Franz von Assisi di Hermann Suter (Le Laudi di San Francesco) là dove il soprano innalza la preghiera “Laudato sii, mio Signore, per quelli che perdonano”; la sua voce aveva fatto il giro nella tournée svizzera nell’ambito dei Clubs House Concerts: avvenne a Budapest con il coro dell’Istituto Italiano della capitale ungherese.
Nel 2000, una delle sue ultime presenze la vide nel ruolo di Lei ne La notte di un nevrastenico di Nino Rota al Teatro Comunale di Bologna dove interpretò, anche, Lauretta nella ripresa del Gianni Schicchi pucciniano.
All’inizio del nuovo secolo, quasi improvvisamente, ella lasciò le scene. Si ritirò nella sua Villafranca dove visse insegnando. Colpita da un male incurabile, se ne andò a Verona il 26 giugno 2013. All’indomani della sua scomparsa, i giornali ne riportarono la notizia: ma, come in un’onda di dolore, moltissimi cantanti che avevano condiviso con lei i palcoscenici fecero arrivare alla famiglia i loro ricordi, i loro sguardi, i luoghi di quel vivere insieme fatto di tensioni, di paure, di gioia, di rasserenati momenti felici. Da queste innumerevoli righe apparve sempre una donna gentile, poco appariscente, lontana dalla corsa e dall’applauso, molto semplice e accurata nei rapporti, sorridente. Il mondo della lirica la dimenticò quasi subito: ma tutti sottolinearono che la dolcezza della voce risuonerà sempre come esempio di grandi qualità artistiche e di esemplare professionalità.
Ripercorrere la straordinaria carriera di Alida Ferrarini non appare facile, ma – aldilà della mancanza di un elenco completo delle sue interpretazioni – il soprano villafranchese calcò i palcoscenici più importanti della lirica: oltre a quelli citati sopra, si ricordano il San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Genova, quello di Firenze oltre a quelli mondiali; in ogni luogo ella lasciò ricordi felici: quelli di un’interprete che non venne mai meno ai suoi doveri. Nel 2015 il comune di Villafranca dedicò il Teatro Comunale al suo nome. Il figlio Luca Giacomelli Ferrarini, attore e cantante, (il soprano aveva sposato Franco Giacomelli), volle ricordarla con uno spettacolo nel teatro a lei dedicato nel dicembre 2016.

Bibliografia: Maria Vittoria Adami, Si è spenta Alida Ferrarini, indimenticabile soprano, “L’Arena”, 28 giugno 2013; Ead., Il mondo della lirica piange la sua Alida, “L’Arena”, 2 luglio 2013; Ead., Spettacolo per ricordare mamma Alida Ferrarini, “L’Arena”, 23 nov. 2016; Elena Filini, Addio ad Alida Ferrarini, soprano celeste, www.ilcorrieremusicale.it, giugno 2013; Gianguido Mussomeli, Alida Ferrarini, “https://mozart2006”, 27.06.2013; Claudio Capitini, E lucevan le stelle: l’Arena di Verona raccontata dai protagonisti, S. Pietro Incariano, Il Segno dei Gabrielli, 2017, pp. 227-231; Enea Pasqualino Ferrarini, Un grande soprano, Alida Ferrarini, in Id., Raccolta di articoli pubblicati sul mensile” La voce del basso veronese”, Isola della Scala, Grafiche Bologna, 2022, p. 89; Laura Och, Alida Ferrarini, un usignolo in volo verso i più grandi palcoscenici, in Donne visibili e donne in controluce. Mondi del fare e mondi del sapere, attraverso le protagoniste femminili nella Verona tra Otto e Novecento, a cura di D. Brunelli e M.L. Ferrari, Sommacampagna, Cierre, 2023, p. 78.

Giancarlo Volpato

FONTI:
Foto da: Facebook.com e gbopera.it

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