Schwarz Lina

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Lina Schwarz

Scrittrice, traduttrice, educatrice, attivista sociale, Lina Schwarz nacque a Verona, in vicolo San Fermo, il 20 marzo 1876. Primogenita di quattro, era figlia di Edmondo, d’origine ungherese e di Fanny Jung, possidente; venne al mondo in una famiglia ebrea benestante grazie ai commerci della concia e dei pellami in una delle zone più ricche della zona collinosa d’Ungheria, oltreché per i proventi della madre, nata a Milano ma d’impronta inglese; gli sposi si erano trasferiti da poco nella città sull’Adige: solo un anno avanti e qui Edmondo aveva aperto un negozio di pellami.
Per la delicata salute che contraddistinse tutta la sua esistenza, Lina frequentò alcune classi pubbliche, ma poi continuò gli studi privatamente dimostrando, fin dall’adolescenza, un interesse speciale per i temi filosofici, pedagogici e quelli a sfondo sociale; fu una maestra elementare.
Della sua vita quotidiana si conosce assai poco se non quella di essere stata una lettrice accanita, dotata di grande curiosità culturale e intelligenza; furono queste le chiavi di accesso per la comprensione di una donna vissuta in un’epoca non facile, rimasta nubile, ma attenta – in particolare, anche se non solo – ai bambini e a coloro ai quali capiva come avvicinarsi per renderli liberi mentalmente e pieni di serenità.
A Verona la famiglia Schwarz rimase dieci anni: cambiò luoghi di residenza, pure non lasciando mai il centro della città. Nel 1886, essa si trasferì a Milano, occupando un ricco palazzo al centro della città: ne divennero cittadini il 9 luglio 1890 poiché, da quella data, la famiglia Schwarz fu cancellata dai registri anagrafici veronesi. Lina aveva 10 anni quando se ne andò: li ricordò sempre nei versi delle sue poesie, nei pochi ricordi trapelati; molto spesso, leggendo le scintille per i bambini che preparava ogni giorno, si avverte l’aria di un mondo che aveva fortemente amato e apprezzato; non era, probabilmente e solamente, la bellezza di una Verona ottocentesca con il fascino che la città portava con sé: Lina Schwarz aveva còlto la poesia che sprigionava dagli sguardi di una bambina estremamente intelligente che sapeva guardare ben oltre le apparenze.
Non c’è un modo preciso di seguire la Nostra nelle tappe giovanili della formazione né appare facile comprendere l’apporto dell’ebraismo d’origine, del cristianesimo incontrato con molta libertà personale; sin dagli anni giovanili, Lina fu attratta alla cultura e da ciò che accadeva in quel campo: la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento furono anni di grande risveglio e di forti attrattive negli ambiti culturali – intesi in senso lato – e in quelli dell’apertura femminile verso tutto ciò che accadeva. Era evidente che una donna, come la Schwarz, cogliesse in maniera assai aperta i profondi desideri della sua anima, del suo intelletto, della scuola che – nonostante alcune difficoltà ancora non risolte – portava benefici incomparabili e fino ad allora sconosciuti: massimamente alle giovani fanciulle.
A Milano, nel 1899, nacque il movimento dell’Unione Nazionale Femminile e il giornale, che portava il titolo dello stesso, senza l’aggettivo nazionale, ebbe una grande fortuna tra 1901 e 1905. Milanese già da tempo, la Nostra fu tra le prime ad associarsi e questo – non solo per lei, nella realtà – aiutò molte donne ad aprire nuove strade e nuovi interessi sociali: solo quattro decenni dopo (con qualche anno in più) le donne, tuttavia, riusciranno ad ottenere la parte più rilevante delle loro lotte: i medesimi diritti civili degli uomini nonché quelli umani e quelli politici, anche se le suffragette – delle quali la Schwarz non volle mai parlare – non erano passate invano. Tuttavia, andando un poco avanti, l’avvento del fascismo farà chiudere le Associazioni che reclamavano libertà democratiche e uguaglianze sociali.
Anche la sua opera poetica, per la quale è comunemente nota, si collegava e si collega ancora oggi ai disegni di elevazione della donna e dell’infanzia. Grazie all’affermazione dell’Unione Femminile, Lina divenne una delle fondatrici dell’Associazione “Scuola e Famiglia” per venire in aiuto a genitori e allieve in difficoltà; fu anche una collaboratrice assidua dell’Associazione “La Fraterna” dove si occupava delle bambine seguendole nelle letture e nelle attività ricreative. Cominciò a scrivere poesie per i bambini pubblicando, su riviste e libretti, in forma anonima; ma l’editore Bemporad s’accorse subito della bellezza dei versi della “zia Lina”, di “quell’ebrea veronese diventata lombarda”; uscì la prima opera stampata della Schwarz, Il libro dei bimbi: era il 1904 e il successo fu straordinario. Questa sua prima raccolta, più volte ristampata, conteneva poesie sovente lette da sole o, molto spesso, inserite nei libri di lettura per la scuola elementare. L’accuratezza dello stile, solo apparentemente semplice, era diretto con profondità all’età infantile e precoce, era ricco di stupore, di accoglienza, di sensibilità: presentava e presenta, ancora oggi e per sempre, quei modi e quelle sensazioni dalle quali partire, con adatta educazione, per le dolcissime ascensioni personali che i bambini e le bambine sanno fare. Nel frattempo, grazie alla straordinaria conoscenza avvenuta in maniera non certo casuale, Lina Schwarz cominciò a collaborare con alcuni importanti periodici dell’inizio Novecento: citiamo, ma non furono gli unici, “Il Giornalino della domenica”, diretto da Vamba (pseudonimo di Luigi Bertelli) celebre come letterato per i ragazzi, e assai noto come umorista, che la chiamerà, più tardi, nel “Giornale di Giamburrasca”; pubblicherà pure sul “Corriere dei piccoli” dal 1908; Laura Cantoni Orvieto oltreché amica, rimarrà sempre uno dei miti splendidi della letteratura infantile: furono ottime collaboratrici.
Poliedrica, cólta, di spiccate doti intellettuali, la nostra poetessa entrò senza difficoltà nel mondo culturale europeo. Perfetta conoscitrice della lingua tedesca, che parlava quasi come lingua madre grazie all’origine familiare, sempre nel 1904 (anno nel quale Lina Schwarz uscì dalla sua esistenza quasi silenziosa) si avvicinò, personalmente e volendo conoscerlo, a Rudolf Steiner (1861-1925): filosofo, pedagogista, uomo di personalità complessa, in quell’epoca stava espandendo al mondo la sua concezione antroposofica della vita. Era di nazionalità austriaca (e scriveva le sue opere in tedesco), pure essendo nato a Kraljević, oggi in Croazia e allora nel regno d’Ungheria dell’Impero asburgico.
In quegli anni d’inizio secolo, nella Schwarz cominciò ad emergere un forte interesse, certamente nato da esigenza interiore, per la cultura di tipo spiritualista esoterico che in lei si specificò proprio nell’antroposofia dello Steiner: da quest’epoca, in poi, tutto questo diventò un riferimento essenziale per la sua vita oltreché culturale e prese un posto rilevante nel suo spirito.
Nel frattempo, ella conobbe i grandi successi che le sue filastrocche e le sue poesie apportavano per i bimbi, soprattutto quelli piccoli e non ancora capaci di intuire, da soli, le dolcezze dei versi della “maestra dei cuori”: nacquero le canzoncine. Nel 1910, Elisabetta Oddone Sulli Rao musicò, per la casa Ricordi, molte delle dolcissime poesie che “zia Lina” andava mettendo a disposizione: l’accompagnamento era di pianoforte con i disegni di Aleardo Terzi. Tanto per citarne una, ricordiamo – per noi pure quand’eravamo piccoli – “Stella, stellina/la notte s’avvicina,/la fiamma traballa,/la mucca nella stalla,/la mucca e il vitello,/la pecora e l’agnello,/la chioccia e il pulcino,/ognuna ha il suo bambino,/ognuno ha la sua mamma,/e tutti fan la nanna.”: aveva voluto dedicare questa poesia, diventata una celeberrima canzoncina, alla nipotina di nome Stella. Non finirono mai, anche dopo, le musiche per bambini dove si cimenteranno grandi e piccoli compositori: vogliamo tributare un omaggio a Lina Schwarz che ha reso felici i bimbi, a Carmelo Preite (v. questo Sito) che mise nelle note per il canto alcune canzoncine a Verona, a Nino Rota che musicò, nel 1935, un numero molto alto di canzoncine e filastrocche, come aveva fatto Elisabetta Oddone, come faranno Natalie Merchant e altri che resero grande il mondo visto con gli occhi dei bambini.
Sempre nel 1910, dette alle stampe Ancora! Un altro libro dei bimbi, con illustrazioni di Gugù (al secolo Augusta Rasponi del Sale) di sovrana bellezza; non si devono dimenticare, anche, tutte quelle filastrocche o quei versi che la poetessa andava pubblicando sui giornalini infantili a cui collaborava e che – almeno parte di essi – non trovarono più lo spazio nei suoi libri.
Alla fine del 1906 (e lo rifarà l’anno successivo), Steiner venne in Italia e a lui si avvicinarono molti di coloro che abbracceranno le sue idee: Lina Schwarz fu tra questi e, nel contempo, ne studiò largamente i princìpi. Non devesi dimenticare che il filosofo tedesco aveva lasciato l’insegnamento universitario di Berlino, a Weimar aveva sistemato gli archivi di Goethe, a Naumburg le opere di Nietzsche, aveva collaborato a quelle di Schopenauer e di Jean Paul (ps. di J. P. Friedrich Richter), era stato con Franz Brentano: di ognuno di questi, Steiner non aveva dimenticato nulla, come pure di Hegel, Kant e Fichte. Si era avvicinato alla Società Teosofica e alla massoneria, finché fondò, il 25 dicembre 1923, la “Società Antroposofica” a Dornach in Svizzera dove si era trasferito e dove morirà nel 1925: in rappresentanza dell’Italia andrà Lina Schwarz. Il concetto fondamentale dell’antroposofia risiede nel credo che la realtà universale è una manifestazione divina in continua evoluzione: in altre parole, potremmo affermare che il mondo fisico è costantemente influenzato dal “mondo spirituale” che ne guida le trasformazioni: ne consegue, quindi – secondo questa concezione – che il mondo è una manifestazione dello spirito attraverso le proprie azioni terrene cambiando, in questo modo, il karma (per dirlo con la terminologia indiana); l’antroposofia non è una religione, ma è assai vicina al cristianesimo.
Attratta da questa forma esoterica che la coinvolse profondamente, nel 1913 Lina Schwarz, con Vittoria Wollish, tradusse in italiano l’opera di Steiner, Dalla cronaca dell’Akasha (antico vocabolo sanscrito che definisce l’etere o lo spazio usato da Steiner per rappresentare l’insieme di tutte le conoscenze); l’opera sarà tradotta altre due volte e solamente dalla Nostra. Ella riporterà in italiano quasi tutte le opere di Steiner e tutto questo aiuterà il filosofo esoterico a fondare, in Italia, la Società Antroposofica che nascerà prima a Roma, poi a Trieste e, nella struttura più chiara e precisa, a Milano nel 1933. Della scuola antroposofica, la Schwarz sarà una delle menti più brillanti costituendo il Liceo, la pedagogia e soprattutto i collegi, privati e ancora presenti in Italia, con studi piuttosto diversi da quelli tradizionali: il metodo educativo Waldorf, un approccio pedagogico che pone enfasi sull’arte della creatività e lo sviluppo olistico del bambino; oltre alle scuole esistono, ancora oggi, degli istituti di pedagogia curativa. Per tutto ciò che afferisce la cura dei bambini dal punto di vista pedagogico, per ogni cosa che riguarderà l’affermazione dell’antroposofia in Italia, la Schwarz ebbe in Lavinia Mondolfo Sacerdote la grande persona che, non solo l’aiuterà, ma che la guiderà.
Nel 1925 Mondadori pubblicherà uno dei suoi testi poetico-teatrali più intensi: La bella primavera e primo sole che l’autrice dedicherà a un’amica inglese, protestante, per l’aiuto che questa dava ai carcerati. Nel 1922 era uscito Ancora… e poi basta!, testo di buon successo e riproposto anche recentemente: filastrocche e canzoncine per bambini.
Furono gli anni dell’avvicinamento al cristianesimo, per il quale “la sionista non indifferente” si batterà profondamente; donna di grande riflessione interiore, pare abbia voluto ricevere il battesimo nel 1941: l’antroposofia steineriana molto attenta e vicina al Cristo conosciuto, la portò – come ella scrisse – a “Colui che aveva aperto, ben oltre la percezione dei sensi, le forze latenti per poter riconoscere l’eterno”. La scrittrice non pervenne al cristianesimo in maniera casuale; nel 1937 era stata pubblicata la sua traduzione, dal tedesco, dell’opera di Ludwig Thieben, Che cos’è l’Ebraismo? dove l’autore raccontava che egli, a causa della sua stirpe, aveva passato anni di prigionia in Siberia: e nel 1938 Lina figurerà ancora iscritta, nell’anagrafe milanese, tra gli abitanti di razza ebraica.
Il fascismo aveva già preso possesso in Italia: per fare meglio comprendere alle signore quale sarebbe stato il modello educativo mussoliniano, la Schwarz fece delle conferenze alle donne artiste e laureate sull’educazione dei giovani. Nel 1935 Alberto Colantuoni pubblicherà Favola magica in tre atti con musiche di Luigi Ferrari e con 33 canzoncine per bimbi di Lina Schwarz con accompagnamento su pianoforte. Nel 1938, la scrittrice e il poeta Ugo Ghiron (anch’egli traduttore di opere dal tedesco), furono sospesi dalla collaborazione al “Corriere dei piccoli” perché “di razza ebraica” lui e “di razza ebraica e di religione cristiana” lei. Nel medesimo anno venne chiusa la Società Antroposofica, che aveva già subìto opposizioni e forti marginalizzazioni.
Allo scoppio della guerra, la poetessa se ne andò da Milano portandosi ad Arcisate, nella provincia di Varese, dove fu ospite delle sorelle, del fratello e dei nipoti: questi ultimi saranno, più tardi, coloro che racconteranno la vita della zia Lina dal momento che nulla di sé ella volle scrivere. Qui entrerà in contatto anche con Rinaldo Kufferle che sarà il primo direttore, oltreché fondatore, della rivista “Antroposofia” (alla fine del conflitto) alla quale ella non fece mancare il suo apporto. Da luglio 1943 a giugno 1945 pensò bene di fuggire in Svizzera a Gussago e ciò le permetterà di non essere deportata in un campo di concentramento. Dopo il ritorno, a Lina rimase poco della vita e Lavinia Mondolfo concluse tutto quello che entrambe avevano messo insieme: fu quest’ultima a trovare le sedi, a dare i modelli pedagogici e gli insegnamenti della scuola antroposofica steineriana attuale.
Assistita dal parroco di Arcisate, in quella splendida tenuta chiamata “La Monda” nella quale era stata sin dal 1940, Lina Schwarz salutò la terra, sicura di andare ad incontrare quel “Cristo che l’aveva redenta”, il 24 novembre 1947. Furono delle esequie trionfali, in omaggio ad una donna che aveva fatto felici i bambini e volle che sulla sua tomba, sotto il busto marmoreo, vi fosse scritto “della zia Lina” sormontato da una grande croce. Il 28 gennaio 2024, presso l’Accademia per bambini della Fondazione Prada, a Milano, si tenne un concerto, diretto da Natalie Merchant, in onore della poetessa con le musiche, riadattate da nuovi autori, delle sue filastrocche e dei suoi versi.
Ad Arcisate, nella via che porta il suo nome, esiste l’Istituto scolastico a lei dedicato; in alcuni paesi dell’Italia settentrionale, la Schwarz è stata ricordata; nel 2025, Verona le ha dedicato una via. Di lei, invece, si è completamente disinteressato il Dizionario Biografico degli Italiani.

Bibliografia: è molto numerosa e assai ricca per tutto ciò che concerne la letteratura infantile e ci limitiamo, quindi, ad alcune citazioni facilmente rintracciabili: Michele Beraldo, Il movimento antroposofico italiano durante il regime fascista, “Dimensioni e problemi della ricerca storica: rivista del Dipartimento di studi storici dal Medioevo all’età contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma”, 2002, n. 1, pp. 145-169; Luciana Pasino, La poesia per bambini dentro e fuori scuola nel primo Novecento, “Transalpina. Études italiennes”, 14/2011, pp. 35-46; Renata Lollo, Schwarz Lina, in Dizionario Biografico dell’Educazione, Milano, Ed. Bibliografica, 2013, pp. 489-491; Gian Paolo Marchi, Tra le figlie di Sion. L’esperienza poetica e spirituale di Lina Schwarz, “Bollettino della Società Letteraria”, 2013-2014, pp. 125-136; Valter Marcone, Le nuove stanze della poesia: “Il primo giorno di scuola” di Lina Schwarz, “Il Capoluogo d’Abruzzo”, 31 marzo 2022; Luigi Ferrari, Lina Schwarz, “Verona fedele”, 13 apr. 2025, p. 14.

Giancarlo Volpato

FONTI:
Foto da: https://digital-library.cdec.it e https://www.genitoriperlascuola.it

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