Sesini Ugo

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Ugo Sesini

Musicologo, filologo e paleografo musicale, bibliotecario, martire della Resistenza, Ugo Sesini nacque a Trapani il 19 gennaio 1899. Il padre Vittorio e la madre Erminia Crotta, entrambi veronesi, avevano dovuto andare nella città sicula poiché il genitore era un militare di carriera. Fu un trasferimento abbastanza breve (il padre fece una carriera importante tanto da divenire generale dell’esercito). Originari di Trevenzuolo, ritornarono a Verona dove il figlio frequentò le scuole ed iniziò lo studio della musica a dieci anni. A sedici si diplomò in pianoforte presso il Liceo musicale “G. B. Martini” di Bologna: fu lo strumento che Ugo Sesini utilizzò sempre, tenendo anche dei concerti.
A 19 anni esatti – era il 1918 – fu chiamato in guerra (era uno dei ragazzi del ’99) e giunse nei territori di combattimento nel Friuli-Venezia Giulia. Fu congedato il 20 dicembre. S’iscrisse all’università a Roma, dove si laureò in Lettere e Filosofia specializzandosi in filologia musicale. Per meglio approfondire i suoi interessi di studio, prese la licenza gregoriana presso il Pontificio Istituto di musica sacra sotto la guida dell’abate Paolo Ferretti ritenuto il più importante studioso del gregoriano; sempre a Roma conseguì, poi, il diploma di licenza e magistero in composizione al Conservatorio di Santa Cecilia con Ottorino Respighi. Il suo amore per il Canto gregoriano, monodico e pressoché insondato dagli studiosi, e quello per la musica dei trovatori lo avevano già affascinato. Già in età piuttosto giovanile, in Sesini furono estremamente chiari alcuni principi: la capacità di unire la filologia testuale con la musicologia, il metodo innovativo nello studio di una musica quasi sconosciuta e l’approccio critico verso tutte le composizioni medioevali.
Appena terminati gli impegni come studente, volse la sua attenzione alla direzione di opere liriche: erano gli anni 1924-25; poi, fece la scelta definitiva: quella della musicologia. Intanto aveva già cominciato a pubblicare dei saggi sulle prime musiche religiose, sui componimenti prima dell’anno Mille dove dimostrò di avere una grande capacità nei confronti di un’arte – allora poco nota e studiata – ma assai fervida di novità. Quel suo carattere di attenzione morale e di rispetto per quanto gli passava davanti sia nelle opere e nei testi sia nei confronti delle persone, che poi diventerà una costante della vita, lo impose in poco tempo in coloro che avevano profonda conoscenza della musicologia antica: di questa, Ugo Sesini fu un grande filologo.
Il 10 maggio 1924 sposò Silvestra Tea, di dodici anni più vecchia di lui, dalla quale ebbe un figlio, diventato ingegnere. Cattolici entrambi, molto portati alla storia e alla fede, formarono una coppia davvero rilevante; scrittrice, soprattutto per bambini, traduttrice, insegnante elementare per piccoli colpiti da handicap (per propria personale scelta), ella fu, anche, una buona studiosa della musica sacra antica. Silvestra Tea era la sorella di Giuseppe, figura importante della politica amministrativa veronese e di Eva, archeologa e storica dell’arte, docente all’Università Cattolica di Milano e spentasi a Tregnago.
Grazie ai suoi studi, Sesini ottenne la libera docenza in storia e paleografia musicale: egli cercava l’insegnamento universitario e, intanto, pubblicava una serie molto importante di studi sugli endecasillabi musicali di composizioni medievali, sul Canto gregoriano (quello che egli chiamò, poi, in un suo libro, la cantilena romana), sulla musica trobadorica. Nel 1927, fu l’assistente di Antonio Guarnieri, l’insigne direttore d’orchestra, per la Nona Sinfonia di Beethoven nell’Arena di Verona. Tenne alcuni concerti al pianoforte, accompagnato dai liuti medioevali.
Nonostante i continui spostamenti, egli prese la residenza, con la moglie e il figlio, a Trevenzuolo, nel 1932: qui vivevano anche i suoi genitori che erano proprietari di un podere.
Da quell’anno, sino al 1938, Sesini ricoprì l’incarico di bibliotecario nel liceo musicale di Bologna, dove aveva studiato: contemporaneamente, tenne l’insegnamento di Storia della musica nell’ateneo felsineo. Furono gli anni della sua maggiore esplosione di studio; uscirono dei saggi rilevanti, dei quali si ricorda, almeno, Musicologia e filologia (pubblicata in “Convivium”, n. 3 del 1937) che può ritenersi il manifesto programmatico della sua metodologia oltreché un interessante appuntamento a riguardare la storia antica della musica: su questa rivista, allora tra le scientificamente migliori, egli pubblicò molti saggi. Già qualche anno prima aveva dato alle stampe Decadenza e restaurazione del canto liturgico (Milano, 1933), uno studio sulla musica e sul canto religioso prima dell’anno Mille. Cominciò a lavorare al catalogo della biblioteca del liceo: uscirà, qualche tempo dopo, solamente un primo volume che porterà alla luce l’immensa ricchezza di una produzione musicale totalmente dimenticata. Dotato di pari competenza letteraria e musicale, esperto paleografo, aveva in mente una storia critica della musica dal Medioevo in poi, condotta con i metodi scientifici della filologia e della storiografia letteraria. Tra i molti impegni, che piano piano lo tennero sempre occupato, riuscì a scriverne soltanto i primi capitoli, ariosi, intensi, ampi: sul medioevo melico, sul gregoriano e sul romanzo, con una metodologia – la “filologia musicale”, disciplina ignota fino ad allora – in cui poesia e musica divennero una cosa unica, procedendo tra comparazioni che si integravano con la vita sociale del tempo.
Nel 1939 scelse di andarsene da Bologna. Fece il concorso per diventare professore nell’università di Napoli: il suo aperto antifascismo gli vietò di vincere. Sesini, durante tutta la sua vita, non fece mai mistero delle sue scelte politiche e pagò, di persona, senza mai arrendersi. Si fermò nella città campana: divenne bibliotecario al Conservatorio S. Pietro a Maiella nel capoluogo. Tra i libri, soprattutto verso quelli che più lo conducevano ai suoi interessi, ebbe grande dimestichezza. Furono questi gli anni della sua produzione più rilevante. Si occupò di manoscritti: portò alla luce opere del tutto dimenticate e che il tempo aveva letteralmente sepolto. Bisogna ricordare che nelle trascrizioni che andremo a ricordare non esistevano note né chiavi musicali (bisognava aspettare Guittone d’Arezzo per avere le forme musicali): la forma del canto con qualche accenno alla musicalità, assieme alla spiritualità, all’interesse sociale dell’epoca. Egli rimase a Napoli sino all’inizio del 1943.
Datano in questi anni, passati al Conservatorio campano, alcune trascrizioni di manoscritti che – da allora in poi – trovarono illustri studiosi che se ne occuparono fornendone pubblicazioni accurate. A Ugo Sesini toccò il merito di averle portate alla conoscenza e di queste forme musicali egli dette, sempre e con grande rigore scientifico, tutte le coordinate possibili. Ciò che appare strano – ma malauguratamente accaddero e accadono tuttora queste cose – quasi nessuno attribuì al veronese di Trevenzuolo il merito: tutt’al più, si fece di lui un breve cenno di ricordo. Cerchiamo di metterli insieme dal momento che assai difficile appare la ricostruzione: Il dialogo con l’usignolo del vescovo di Toledo Sant’Eugenio, buon musicista liturgico (risalente al 641); Versus de Herico duce (799), canto longobardo di Paolino II, patriarca di Aquileia; Planctus de obitu Karoli dell’814 (Lamento per la morte di Carlo Magno); Canto per la battaglia di Fontenoy (841) dove l’imperatore Lotario, aiutato dal cugino Pipino, combatté contro il fratello Ludovico II; Compianto per la morte dell’abate Nitardo (845), figlio illegittimo della figlia di Carlo Magno e buon musicista. A Sesini si deve, pure, la trascrizione di uno di quelli che vennero considerati i canti d’amore dei giullari: la musica trobadorica, non molto gradita dalla Chiesa dell’epoca perché ritenuta trasgressiva in quanto non liturgica né religiosa bensì amorosa, ebbe grande sviluppo soprattutto nel sud della Francia e nel nord dell’Italia; a lui si deve la trascrizione scientifica e filologicamente corretta del Primo duetto d’amore del 996-997. Si occupò, anche, del Canzoniere G dei trovatori.
Furono gli anni, pure, nei quali dette alle stampe le sue cose migliori: studi che lo fecero conoscere. Bisogna ricordare La romana cantilena: corso completo, storico, didattico, critico di canto gregoriano (Roma, 1942), Le melodie trobadoriche nel Canzoniere provenzale della Biblioteca Ambrosiana (Torino, 1942), lavoro che si pone al vertice della sua attività di ricerca e che lo rese noto anche all’estero; Peire Vidal e la sua opera musicale (Firenze, 1943), che fu la riscoperta del grande trovatore sino al allora conosciuto per le sue composizioni poetiche. Tuttavia, vista la ricchezza cospicua del suo patrimonio di scritti lasciati, ci limitiamo a ricordare l’importanza ch’egli occupò nella filologia e paleografia musicale. Non dimenticò Beethoven né Schumann.
Nel 1943, Sesini capì che per l’Italia la situazione stava diventando drammatica. Si rifugiò a Milano, ma si sentì sfollato e fuggì via. Arrivò a Trevenzuolo dove l’aspettavano i familiari.
L’angoscia per l’immane catastrofe lo spinse ad aderire al Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala; antifascista da sempre, entrò a fare parte della “Brigata partigiana Anita” dal 1° marzo del 1943 al maggio 1944: essa era organizzata da Gracco Spaziani, avvocato e uomo della Resistenza. Com’era nel suo carattere, lo studioso non si tirò mai indietro e fece con grande rigore ciò che la tragicità di quel momento richiedeva.
Una retata, del 22 novembre 1944, dei fascisti della Brigata Nera di Verona prese tutti i componenti di “Anita”. Sesini venne arrestato, assieme al figlio (poi rilasciato) e portato in prigione: nel corso di violenti interrogatori, gli venne spezzato un braccio, mentre militari nazisti occupavano la sua abitazione, bruciando e rubando libri e altre proprietà. Per la sua scarcerazione intervenne il cardinale di Milano A. Ildefonso Schuster (oggi beato), ma inutilmente. Trasferito al campo di concentramento di Bolzano, fu messo sul treno per Mauthausen dove giunse il 19 dicembre, con il numero di matricola 114105 e classificato come Schutzhäftlinge (deportato per motivi precauzionali). Da lì venne trasferito a Gusen, un sotto-lager, ancor più terribile. Anche gli altri componenti di Isola della Scala vennero deportati: Gracco Spaziani e Adolfo Cestaro a Mauthausen, Flavio e Gedeone Corrà a Flossenburg, Luigi Soffiati a Ebensee insieme a Guido Grisotto: morirono tutti.
Nel lager mise in piedi un coro e cercò di dare un senso ad una grande idea che da tempo egli perseguiva: quella di un concerto, nella piazza davanti al duomo di Milano, da tenersi come ringraziamento alla fine della guerra. Ma la morte se lo prese: per gli stenti, Ugo Sesini si spense a Gusen alle ore 6.30 del 27 febbraio 1945.
Silvestra Tea, la moglie, andò lontano: a Siderno, in Calabria, dove dedicò il resto della sua vita a chi aveva meno di lei. Come sempre, il tempo e gli uomini lo dimenticarono. Tuttavia, la sua opera di studioso non andò perduta. Nel 1949 uscì Poesia e musica nella latinità cristiana dal III al X secolo, a cura di Giuseppe Vecchi. Molte sue pubblicazioni vennero ristampate negli anni Sessanta. La Biblioteca Estense di Modena possiede un discreto carteggio di Sesini.
Verona e Roma gli hanno dedicato una via; la biblioteca di Trevenzuolo porta il suo nome. Il suo paese di residenza lo volle ricordare con quattro rassegne di canto gregoriano nel 1983 e il 31 maggio 2021 lo ha onorato con la “pietra d’inciampo” davanti alla quale tutti i passanti si potessero fermare per ricordarlo. Il 29 ottobre 2019, l’ANED lo onorò, a Milano, presso il Museo del Novecento, dedicandogli un concerto e due conferenze sui suoi studi.

Bibliografia: Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea, Relazione circa l’arresto dei componenti il Comitato di Liberazione Nazionale agente nel basso veronese, fald. V, b. 1, fasc. 3; Carlo Calcaterra, Ugo Sesini (1899-1945), “La Rassegna musicale”, XVII, 1947, n. 2, pp. 118-125; Roger Dragonetti, La technique poétique des trouvères dans la chanson courtoise: contribution à l’étude de la rhétorique médiévale, Brugge, “De Tempel”, 1960; Giuseppe Vecchi, Ugo Sesini e la musica trobadorica all’Università di Bologna, Bologna, Baiesi, 1985; Ugo Sesini: poesia e musica, a cura di Pasquale Ferrarini-Ugo Saraggiotto, Milano, Grafiche Pavoniani Artigianelli, 1995; Enrico Paganuzzi, Ugo Sesini, musicista, letterato, patriota, in Trevenzuolo: origini e vicende di una comunità, a cura di Bruno Chiappa e Pasquale Ferrarini, Trevenzuolo (Vr), Comune di Trevenzuolo, 1997, pp. 226-229; Per il centenario della nascita di Ugo Sesini (25 giugno 1999), “Atti e Memorie dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona”, v. 175, 1998-1999, pp. 263-337; Pasquale Ferrarini, Liriche inedite e appunti notturni: omaggio a Ugo Sesini nel centenario della nascita: 1899-1999, Trevenzuolo, Comune di Trevenzuolo-Ass. alla Cultura, 1999; Dario Venegoni, Uomini, donne e bambini nel lager di Bolzano: una tragedia italiana in 7809 storie individuali, Milano, Mimesis, 2004; Ugo Saraggiotto, Sesini Ugo, in Dizionario biografico dei Veronesi (secolo XX), a cura di G.F. Viviani, Verona 2006, pp. 756-757.

Giancarlo Volpato

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