Pavan Danilo

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Danilo Pavan

Architetto, benefattore, Danilo Pavan nacque a Verona il 7 luglio 1920 da una famiglia di media borghesia. Seguì gli studi dove eccelse sempre e, allo scoppio della guerra, fu chiamato alle armi. Deposta la divisa militare, proseguì l’Università, dove già s’era iscritto e conseguì la laurea in architettura presso il Politecnico di Milano. Nella città natale s’iscrisse subito – dopo avere conseguito l’abilitazione alla libera professione – all’Ordine provinciale degli Architetti; nel 1948 gli furono colleghi e amici i maggiori e i più celebrati architetti veronesi: Libero Cecchini, Francesco Loro Romeo, Bruno Barbesi. Anche Pavan s’affermò ben presto come mente aperta e assai perspicace nella situazione non facile del dopoguerra.
Per dodici anni egli fece parte del Consiglio Direttivo dell’Ordine, fu consigliere per quindici anni e presidente per tre del riunito Collegio degli Ingegneri e Architetti della provincia. Dal 1960 occupò, anche, la carica di consigliere nazionale della sua categoria sino al 1963.
Furono gli anni dello straordinario sviluppo edilizio italiano: Danilo Pavan si affermò come uno dei più intelligenti e rispettosi professionisti dell’ambiente insieme con Cecchini e Loro Romeo con cui formò – senza tema di smentita – il trio più noto e bravo della compagine veronese.
Lavorò in Spagna, in Zambia dove andò più volte, in Giappone, in Sudafrica; fu chiamato negli Stati Uniti dove si fermò per un po’ di tempo e portò la sua visione di apertura al mondo nel rispetto sommo dei cittadini; in Libia progettò alcuni palazzi, ma soprattutto fabbriche: qui, tra le altre cose, impiantò un’industria di prefabbricati per l’edilizia.
Il suo distacco dalle cose materiali e il grande, straordinario e rispettoso amore per gli altri, lo fecero amare ovunque. Governatore del Distretto Lions Triveneto nel 1976-77, l’anno successivo resse la presidenza nazionale dei governatori.
Per ragioni non del tutto comprensibili (ma, forse, spiegabili con ciò che gli accadde più tardi) l’archivio di Danilo Pavan è andato irrimediabilmente disperso.
A Verona dedicò, con un altruismo difficilmente riscontrabile soprattutto nei professionisti e non solo, molti progetti e direzione lavori del tutto gratuitamente: tutti eminentemente tesi allo sviluppo di quelle operazioni dove la politica e le amministrazioni pubbliche non avevano da guadagnare. Tra essi appare giusto ricordarne almeno alcuni: Centro natatorio per disabili a Legnago e Verona (Cerris), Centro ospedaliero per bambini down di Marzana, la casa per anziani di Piazza Isolo, meglio nota come “Pro senectute” di Palazzo Da Lisca. Ma si occupò anche di altri luoghi per i meno fortunati: di tutto questo Danilo Pavan non parlava mai poiché era insito nel suo carattere, schivo e amabile, non mettere in mostra nulla di sé. Questi lavori gli valsero la nomina a Socio onorario dell’Accademia di Agricoltura, scienze e Lettere, ma assai scarso riconoscimento da parte degli enti pubblici. Amò molto restaurare le vecchie case della montagna (alcune rimangono ancora a ricordare il suo amore per l’ambiente e il rispetto che esse avevano avuto nei confronti di un paesaggio che riteneva doveroso fare restare intatto nella sua bellezza).
Uomo dal carattere dolce, mite, schivo e generoso, gentiluomo nel senso profondo del termine ovvero signore nell’animo e nel portamento, aveva sposato una signora dolcissima, psicologa, che condivise con lui il suo mondo interiore. Non ebbero figli e, forse, anche questo generò quella dispersione di cui sopra si era detto. Interpretò fedelmente lo spirito lionistico (quello che il fondatore aveva voluto, ma che, poi, le vicende del mondo moderno non sempre hanno condiviso); anche per questo – ma non solo per questo – si spese moltissimo in occasione dei terremoti del Friuli del 1976 e dell’Irpinia del 1980. Fu il collaboratore diretto del commissario della Protezione civile, Giuseppe Zamberletti, soprattutto nella prima circostanza: per le benemerenze acquisite (in particolare, il progetto di quarantotto appartamenti da donare a coppie di anziani e i musei di Tolmezzo e Zuglio, in Friuli), Danilo Pavan ottenne la cittadinanza onoraria del secondo comune.
Da non dimenticare assolutamente, la sua opera a favore della Scuola cani-guida per ciechi di Limbiate (Milano) della quale fu, di fatto, l’ideatore. Fu membro dell’Avis (Associazione Volontari Italiani Sangue) sin da giovane; fu, altresì, uno dei fondatori dell’Aido (Associazione Italiana Donatori Organi) e a Verona la volle proprio lui.
Per le sue opere di altruismo, Pavan fu insignito – ma non ne cercò neppure una – di molte onorificenze (delle quali si astenne sempre dal parlarne): Grande Ufficiale della Repubblica, Presidente degli Ordini cavallereschi italiani (carica a cui fu eletto dopo le dimissioni del veronese Alessandro Canestrari), presidente internazionale onorario di coloro che avevano ottenuto onorificenze dallo Stato.
Nel 2007, ricevette – per primo – il Premio We Serve, istituito dal Lions Club Verona Host nel cinquantesimo della fondazione.
L’ultima parte della sua vita fu funestata da eventi che lo gettarono nella povertà e nella dimenticanza, proprio lui che aveva dato tantissimo agli altri. Non furono alieni personaggi ch’egli aveva aiutato, con i quali aveva anche avuto rapporti stretti: la sua cavalleria, il suo profondo rispetto, lo spirito dell’amore e del perdono che lo guidarono sempre quasi certamente gli alienarono coloro che a queste cose non hanno mai creduto. Per questo i suoi ultimi anni furono dolorosi e tristi: ma senza lamenti, senza nessun clamore. Quasi certamente furono fatti disperdere, in questo periodo, i suoi archivi.
Se ne andò, nel silenzio assoluto, il 2 gennaio 2008 a Verona.
Nessuno finora, ufficialmente, ne ha ricordato la figura, se non Giuseppe Franco Viviani che – per il Lions Club veronese che lo aveva avuto come socio – ha cercato di raccogliere le notizie rimaste e a cui queste note sono debitrici.

Giancarlo Volpato
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