Vecchiato Lanfranco

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

Per le tue domande scrivi a: giancarlovolpato@libero.it
Lanfranco Vecchiato

Professore, preside, imprenditore culturale e storico importante, Lanfranco Luigi Vecchiato nacque a Pressana il 21 luglio 1908; il padre Antonio lavorava presso un latifondista della zona e la madre, Ermina Rebecchi, svolgeva l’attività di maestra elementare. Tra i fratelli è da ricordare Aloise, compositore musicale ed eccellente musicista. Sin dalla prima giovinezza, Lanfranco dimostrò uno straordinario interesse allo studio e alla cultura: conseguì, infatti, tre maturità probabilmente per meglio comprendere, in se stesso, quale fosse il percorso della sua vita. Si diplomò, eleggendo – in questo – Verona quale centro focale della sua attività, alle magistrali “Carlo Montanari”, al Liceo Scientifico “Angelo Messedaglia” e, dopo, al Liceo classico “Tito Livio” a Padova.
Insegnò, quale maestro elementare, dal 1926 al 1936: prima a Pozzo di S. Giovanni Lupatoto e poi a Pedavena, in provincia di Belluno, quindi a Porto S. Pancrazio. Nel 1933 conseguì il Diploma in Vigilanza scolastica a Torino e, sempre nel capoluogo piemontese, l’anno successivo, quello in Materie letterarie. Durante questo periodo, nel 1933, s’iscrisse al Corso di Matematica, nel biennio d’Ingegneria, presso l’ateneo di Bologna che lasciò per l’università di Padova dove si laureò in Scienze politiche nel 1941; nel 1946 ottenne il diploma di perfezionamento in Studi storici presso la Scuola storica delle Venezie annessa alla facoltà di Lettere dell’Università di Padova. In questo modo, Lanfranco Vecchiato aveva cominciato già a tracciare la sua vita di uomo di cultura.
Lasciò la scuola elementare e dal 1936 iniziò l’insegnamento quale professore di Lettere all’Istituto Magistrale veronese dove si era diplomato e vi rimase sino al 1942 quando passò al Liceo Scientifico cittadino operando quale docente anche lungo il periodo della seconda guerra mondiale.
Convolò a nozze, con Maria Pierina Pompeo, l’11 maggio 1940: da questo matrimonio nacquero 11 figli e alcuni di questi perpetuarono geneticamente l’amore alla cultura, allo studio e all’insegnamento che il padre aveva dato loro. “Era un giovane – lo ricordò pubblicamente il figlio Francesco – portato per lo studio e per la ricerca scientifica, un santo sia in famiglia che fuori casa, per la sua religiosità e la morale che voleva vivere in pienezza”.
Non si piegò, durante il conflitto, ai voleri fascisti e aiutò coloro che, dopo l’8 settembre 1943, inaugurarono il periodo della Resistenza: a Vestenanuova e nella Lessinia, dove la rappresaglia contro fascisti e tedeschi diventò, spesso, un viaggio della morte, egli fu indefesso contro coloro che non ebbero pietà: non si piegò, non concesse a nessuno lo spazio della violenza.
Nel 1948 uscì “Vita veronese”, la rivista diretta e fondata da Gino Beltramini (v. questo Sito) che mise in luce le straordinarie bellezze storiche, artistiche, naturalistiche della città: Vecchiato ne fu condirettore e collaborò con essa allargando, in questo modo, il suo apporto alla cultura scritta sulla città e alla sua storia: ad esse egli lascerà, durante il percorso della sua vita, importanti saggi.
Nel 1949, grazie all’amore per la storia che Vecchiato nutriva, nacque a Verona “Nova historia: rassegna e selezione di cultura storica”, una rivista nella quale egli, fondatore e direttore, accolse – oltreché i propri contributi – anche quelli di molti studiosi: fu, pure questo, come “Vita veronese”, un importante omaggio alla città, alla provincia e a quel centro ch’ebbe luminosità storica sin dal Medioevo brillando soprattutto nei secoli della Serenissima. Oltreché saggi rilevanti, dalla rivista di storia uscirono anche dei volumi: segno evidente della capacità di chi la guidava.
Il dopoguerra aveva aperto, anche per i cattolici, la necessità di fare sentire la loro voce: Lanfranco Vecchiato che aveva posto lo spirito cristiano sopra ogni altro interesse, fu il primo direttore di “Risveglio sociale”, il mensile delle Acli, che guidò dal primo numero (agosto 1949) sino all’ottobre 1952. Come appare visibile, furono anni nei quali egli passò i suoi giorni tra l’insegnamento, la ricerca e la pubblicazione di saggi storici e di opere legate alla bellezza e alla grandezza della cultura latina, ma non lesinò mai la propria attenzione alle giuste esigenze di coloro che dall’esistenza quotidiana non avevano tratto la forza necessaria: non si dimentichi, infatti, che egli era anche un Terziario Carmelitano Scalzo, attento, quindi, allo spirito stesso del Carmelo nel mondo che lo circondava oltreché nel suo stato di vita, nella comunione familiare e in quella degli altri.
Verona aveva avuto una storia importante nell’ambito degli studi e – per quanto ci interessa – anche in quelli universitari. Senza rispolverare l’età medievale nella quale la città aveva goduto di insegnamento superiore, Lanfranco Vecchiato, la cui credenza nello studio e nell’insegnamento appropriato lo collocherà tra i “grandi pedagogisti” novecenteschi, cominciò a mettere in moto la sua volontà per collocare la nostra città tra le sedi universitarie: sarà un percorso lungo, faticoso, sovente assai più complicato di quanto si potrebbe credere agli occhi attuali. La politica, cui egli non disdegnò mai di guardare, lo illuse, lo disdegnò, ma alla fine fu il Nostro stesso a prevalere.
Il 27 gennaio 1951 egli dette vita alla “Scuola Superiore di Scienze Storiche” che dedicò al nome di Ludovico Antonio Muratori; fu, questa, una netta presa di posizione e risuonò come una conquista determinata dei cattolici. Il fondatore-direttore si attorniò di studiosi importanti quali – tra gli altri – i Monsignori Pietro Albrigi, direttore eccellente del “Don Mazza”, di Giuseppe Lenotti, poi vescovo di Foggia, di Aleardo Rodella. In realtà, il Nostro credeva nella possibilità della creazione di una facoltà universitaria dedicata allo studio delle Scienze storiche che in Italia non esisteva e che, nella realtà, non troverà mai una determinazione solamente di questo tipo.
In quell’epoca, a far tempo dal 1956, lo studioso fu eletto nelle file della Democrazia Cristiana quale componente del Consiglio comunale di Verona: all’attività di docente nelle scuole superiori, egli aveva accumulato anche questa; furono forti le pressioni ch’egli apportò sia alle forze politiche sia a quelle prettamente intellettuali affinché la città potesse avere un’Università con la laurea in Scienze storiche.
Tre anni dopo, nel 1959, proprio grazie anche agli sforzi di Lanfranco Vecchiato, nacque il Consorzio Universitario al quale furono chiamate le istituzioni pubbliche veronesi e, con esso, vide la luce la prima Facoltà: quella di Economia e Commercio non esistente a Padova e certamente importante per quanto stava avvenendo nell’ambito dello sviluppo economico italiano e mondiale. I primi laureati, quelli del 1963, furono riconosciuti dallo Stato poiché, nel frattempo, l’Università di Padova, aveva assorbito questo primo passo facendo propria la facoltà veronese. L’autonomia – come noto – giungerà con l’Anno Accademico 1982-83 e, cioè, dal 1° novembre di quell’anno; nel frattempo, però, a Verona si aggiungeranno la Facoltà di Magistero, quella di Lingue e Letterature straniere, il secondo triennio di Medicina pure sempre dipendenti dall’ateneo patavino; dal 1° novembre 1982, giungerà l’autonomia della nuova Università di Verona.
Lanfranco Vecchiato aveva vinto e ognuno, oggi, non potrà non riconoscere in lui il vero fondatore dell’ateneo veronese che, mettendo alla luce la “Scuola Superiore di Scienze Storiche L.A. Muratori”, aveva aperto una strada lunga, dal percorso difficile, ma con il traguardo felice.
In quegli anni, tuttavia, oltre all’attività di frenetico “imprenditore culturale” e politico, egli continuava l’insegnamento nelle scuole superiori veronesi: e l’attività di Vecchiato quale docente al Liceo Messedaglia terminò nel 1957.
Nel contempo, con una frenesia poco nota in molti altri, grazie a lui sorsero a Verona la “Scuola di servizio sociale” (1953-1959), i “Corsi estivi per universitari e laureati europei” a Garda e poi a Malcesine (1954-1965), la “Scuola superiore di commercio estero” ch’ebbe vita breve (1957).
Lasciata la docenza, assunse quella della presidenza scolastica: un’attività nella quale lasciò segni molto importanti. La scuola media di Desenzano fu la sua prima esperienza quale Preside per un anno; poi andò a San Bonifacio dove rimase per due anni: l’Istituto Magistrale “Guarino Veronese” lo attrasse anche dal punto di vista scientifico poiché quei Pensieri sull’educazione che il Nostro pubblicò proprio in quel periodo erano la trasmissione agli allievi (che sarebbero, poi, diventati maestri) delle Epistole di Guarino dove l’ideale umanistico come formazione integrale avrebbe migliorato le persone: quando uscì il libretto di una sessantina di pagine, Vecchiato aveva già fatto capire al mondo degli studenti che il latino e il greco, con la straordinaria ricchezza dell’Umanesimo – nel senso più alto – avrebbero contribuito a istruire e, quindi, a formare l’uomo. La pedagogia di Guarino si era sviluppata all’inizio del Quattrocento quando l’avvento di nuove forme istituzionali avevano fatto ravvisare un sostanziale miglioramento e una nuova apertura: e quelle istituzioni che a Verona e nel Veneto apporteranno nuove dimensioni umane attrassero lo studioso che ne pubblicò alcuni saggi. Era il 1959 ed egli rimase, per un altro anno, alla presidenza di quell’Istituto. Poi ritornò a Verona a quel Liceo scientifico “A. Messedaglia” nel quale, anni prima, aveva acquisito uno dei suoi tre diplomi di maturità: rimase alla Presidenza dello stesso sino al 1969.
Poi, Lanfranco Vecchiato occupò la cattedra di docente di storia nella prima nuova Facoltà Universitaria veronese, quale incaricato e poi di ruolo: l’ateneo patavino lo assunse come proprio anche se Verona l’aveva accolto.
L’uomo che aveva fatto germinare, assieme ad altre personalità veronesi, l’Università scaligera non si era limitato a questo pure difficile percorso; la cultura, l’amore per lo studio e per la ricerca, l’attenzione a coloro che avevano lasciato segni incancellabili nella storia letteraria avevano sempre trovato in lui un vero imprenditore: nacque, così, la “Lectura Dantis scaligera” ch’egli guidò dal 1959 al 1965 e lasciando ad altri la prosecuzione; volle la “Lectura shakespeariana” nel 1960, fondò l’“Accademia catulliana” nel 1964: la considerazione che Vecchiato aveva per il grande scrittore veronese (al quale consacrerà studi importanti), lo spronò: ottenne uno dei successi più visibili nel mondo della cultura aprendo il “Certamen Catullianum” nel 1967 e guidandolo sino al 1992. Da allora, a Lazise, annualmente avviene una manifestazione nella quale, in latino, vengono presentate dissertazioni, composizioni nella lingua nella quale C. Valerio Catullo offrì poesie e composizioni di insuperabile bellezza, nonché importanti incontri sulla letteratura dell’antica Roma. Nel 2025, nella Dogana Vecchia di Lazise, il “Novum Certamen Catullianum”, fiorito come figlio ed erede di quello precedente, ha visto la sua annuale edizione.
La bibliografia personale di Lanfranco Vecchiato comprende 268 titoli di spessore e dimensioni diverse: dalla nota o recensione, dal saggio breve sino al lavoro complesso: dalle istituzioni veronesi post-medievali a quelle politico-amministrative prettamente medievali sino a opere di grande valore: su tutte brilla, probabilmente, La vita politica e amministrativa a Verona durante la dominazione veneta (1405-1797) accolto nel quinto volume della monumentale opera Verona e il suo territorio. Ma non vanno dimenticati gli apporti all’opera di Catullo, a quella sui cattolici e l’università veronese, gli studi sull’opera di Virgilio.
Durante la sua vita egli ottenne buoni riconoscimenti: fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ufficiale e di Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, fu decorato di medaglia d’oro e d’argento quale benemerito della scuola. Era divenuto membro effettivo dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona oltreché di altri enti culturali.
Lanfranco Vecchiato se ne andò, a Verona, il 7 novembre 1999.
Lo ricordò l’Università di Verona quale suo “padre” nel discorso del rettore Elio Mosele il 12 febbraio 2000 apponendo una targa alla sua memoria. Lo commemorò l’Accademia veronese il 14 dicembre 2001. Il 30 novembre del 2001, il fratello Aloise e Luca Rasca gli dedicarono, a Bologna, un pezzo registrato di musica al pianoforte; sempre il fratello Aloise compose per lui la Trilogia dell’anima op. 133 e la Trilogia in Si minore op. 134 per pianoforte. L’ateneo scaligero gli tenne un convegno nel 2009. Verona gli ha dedicato una via in Borgo Santa Croce nella zona di Borgo Venezia.

Bibliografia: Lanfranco Vecchiato, I cattolici e l’Università di Verona: la libera Scuola superiore di Scienze storiche “Ludovico Antonio Muratori”, Albisola Superiore (Savona), Grafiche Giors, 1997; Giovanni Zalin, Vecchiato Lanfranco, in Dizionario biografico dei Veronesi (secolo XX), a cura di G. F. Viviani, Verona, Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona, 2006, pp. 849-850; Francesco Vecchiato, Il “Certamen Catullanum” di Lazise 1967-1992, “Nuova Economia e storia”, 2007, n. 1-2, pp. 9-31; Francesco Vecchiato, Catullo e l’Accademia Catulliana a Lazise nelle manifestazioni del maggio lacisiense, “Nuova Economia e Storia”, 2007, n.1-2, pp. 33-49; Alle origini dell’Università di Verona (1949-1959), a cura di Francesco Vecchiato, Verona, Università di Verona, 2010; Francesco Vecchiato, L’utopia e il sogno. Dall’utopia di una facoltà di Storia al sogno della facoltà di Economia, in I Quaderni del Consiglio Comunale 1959-2009: 50 anni dell’Università di Verona, Verona, Comune di Verona, pp. 40-122.

Giancarlo Volpato

FONTI:
Foto da: Veronanews.net e youtube.com

↓