Composta Ubaldo

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Ubaldo Composta

Musicista, direttore di coro e d’orchestra, Ubaldo Maria Composta nacque a Verona il 30 novembre 1957. Figlio di Felice, impiegato del Comune di Lavagno e di Anna Composta (non esiste alcuna interferenza parentale), visse nella frazione di San Briccio che egli sentì come luogo diletto della sua vita. Qui insegnava la madre la quale, con un’attenzione poco conosciuta da altri, lasciò dei diari manoscritti sulla bellezza giornaliera di quei luoghi accarezzandone, con i bambini, il canto silenzioso dei giorni. E così avverrà anche per il figlio. Questi, sin dalla più tenera età, dimostrò un grande amore per la musica per la quale, tra l’altro, metteva in luce un forte talento: che il padre, soprattutto, riteneva un diversivo dallo studio e poco consono ad eventuali guadagni futuri e necessari; Flora, sorella di Ubaldo, donna e, pertanto, non “deputata” a obblighi destinati agli uomini, andava a lezione, nella medesima frazione, da una musicista: era Andreina Ughi, cugina del celeberrimo Uto Ughi; così, di nascosto e nel silenzio dei giorni, Ubaldo, seguendo la sorella, cominciò a studiare il pianoforte.
Costretto dal padre a frequentare una scuola agraria (totalmente contraria a qualsiasi interesse del giovane), più tardi l’abbandonò e, in un anno di studio piuttosto pesante, superò il diploma di Abilitazione magistrale conseguendolo nel 1976. Nel frattempo egli aveva appreso la capacità di utilizzare altri strumenti musicali oltre ad alcuni ch’egli andrà acquistando durante il lavoro che il diploma conseguito gli permetterà. Infatti, dal 1977 sino al 1987, Ubaldo Composta sarà un ottimo maestro elementare: coinvolgeva gli allievi, faceva loro guardare il mondo intorno, nel silenzio dello spirito, nel suono della musica, nello sguardo della natura; lo accolsero i piccoli di Vago, San Martino Buon Albergo, Belfiore, della Val d’Illasi e della Scuola Braida a Verona.
Nel medesimo periodo, durante questi anni, egli proseguì – anche e senza mai trascurare gli impegni dell’insegnamento – gli studi che più lo attraevano: s’iscrisse al Conservatorio “F.E. Dall’Abaco” di Verona dove conseguì i diplomi in Canto artistico, in Canto didattico ed ottavo di pianoforte (che gli consentirà lo studio delle partiture e l’accompagnamento di solisti e coro). Eccelse nello studio musicale, grazie anche all’insegnamento di Rina Malatrasi, la soprano di Calto che rese famoso il Polesine nel mondo grazie alla sua voce, oltreché del tenore Danilo Cestari; frequentò ancora lezioni di pianoforte: sarà questo lo strumento-guida delle sue giornate (ne acquisterà uno, a coda, quando, pochi anni dopo, le finanze glielo permetteranno). Fu attratto, anche, dall’interpretazione teatrale con Giulio Chazalettes, regista e attore, allievo di Giorgio Strehler: superò anche questa prova presso l’Accademia Filarmonica di Milano (era giudice, assieme ad altri, Ernesto Calindri), ma Ubaldo decise di dedicarsi esclusivamente alla musica: per chi lo conobbe, egli fu, anche (e lo si vedrà soprattutto nelle direzioni: celebre quella che condusse – parecchi anni dopo – dirigendo una sua personale composizione lirica) un uomo attento all’arte teatrale.
Lo attrasse il momento storico della musica: era l’epoca del pop e del rock e anche i giovani di San Briccio – suoi coetanei – cominciarono davvero a conoscere le qualità non solo artistiche del loro conterraneo: saranno loro i primi, calorosi ed efficienti collaboratori per quanto Composta saprà fare durante la sua irrefrenabile attività; pure i momenti liturgici e religiosi potranno largamente godere delle sue interpretazioni pianistiche.
Fu attratto – e sarà il “suo lavoro” più grande, più pieno di fascino e di amore – dal canto corale: ne frequentò un corso, anche se egli ne aveva già conseguito due presso il Conservatorio; per chi aveva sposato la musica come bellezza dell’insieme e come fiore quotidiano del vivere, il canto (e quello corale certamente di più) diventava esplosione dell’anima, gioia dello spirito, umanizzazione dell’evento, momento di gloria: e Ubaldo Composta ne sarà un grande direttore. Iniziò, allora, a dirigere il coro “La Fonte” di S. Briccio che aveva già goduto, con Bernardino Chiaffoni, buoni momenti (e lo sarà, anche oggi, con il suo direttore Lino Pasetto): un coro lodato, attualmente conosciuto anche all’estero per le ottime prestazioni.
Durò poco questa sua felice e prima attività poiché fu chiamato al servizio militare, allora obbligatorio; alla Scuola Truppe Corazzate di Caserta, come bersagliere, fondò un coro di Ufficiali Militari che si esibirà nelle esigenze richieste.
Mancava, in un curriculum giovanissimo ma ricco, l’opera lirica: quella corsa verso ciò che sarà, probabilmente, l’attività maggiore del nostro musicista e concittadino, prese un avvìo senza fine e sarà quella – certamente non unica – che lo renderà conosciuto, ma soprattutto più felice e molto meritevole. Studiò, si mise a lavorare con le maestre che egli aveva conosciuto come Romana Righetti, soprano e nota anche come attrice e la Malatrasi; ma non trascurò nessuno; Ubaldo Composta era una persona umile, silenziosa, ascoltatrice, poco attratta dall’applauso e, grazie anche a questo suo carattere, egli sapeva bene apprendere e soprattutto velocemente immedesimarsi: era nato per la musica, per il canto, per il ritmo poetico delle note.
Convolò a nozze, nel 1984, con Simonetta Romanelli, maestra e istruttrice di yoga; dalla Valpolicella, si trasferirono definitivamente a S. Briccio due anni dopo: dalla loro felice unione, nasceranno due figlie, Iris e Stella, oggi splendide prosecutrici dell’opera musicale del padre. Con la sua presenza, nacque pure la “Schola Cantorum San Briccio” per dare solennità alle funzioni liturgiche; molto attento, oltreché attratto dalla bellezza delle composizioni per la chiesa, nel 1988 iniziò i cosiddetti “inverni musicali” proponendo (il 23 gennaio) la Messa da Requiem di L. Perosi, il 6 febbraio il Miserere del medesimo sacerdote compositore e chiudendo, il 30 novembre, con un concerto in omaggio a Verdi. Questi “inverni musicali”, proseguirono: nel 1989 (4 marzo) il pubblico ascoltò il coro struggente dell’oratorio Historia di Jephte di G. Carissimi, un capolavoro della musica barocca (molto amata da Composta), cui seguì, la settimana successiva, l’intermezzo buffo de La serva padrona di G. B. Pergolesi; dello stesso, l’anno dopo dirigeva lo Stabat Mater, oltreché il Gloria di A. Vivaldi.
Era arrivato, poco tempo prima (1987), per Ubaldo, il momento della scelta: la percezione intima e le capacità che aveva acquisito, lo spinsero a lasciare l’insegnamento scolastico e a dedicarsi esclusivamente alla musica. A chi lo conobbe e gli fu amico, Composta confessò di essere stato conquistato dall’ardore e dal carattere del giovane Arturo Toscanini, ch’egli considerò uno dei grandi della storia e dell’arte dei suoni.
Diventò un artista del coro: come cantore, come direttore; l’Arena di Verona, certamente uno dei teatri all’aperto più celebri del mondo, lo accolse subito ed egli vi rimase per una decina d’anni: tutte le grandi opere lo videro tra i protagonisti; ma fu anche al Teatro Comunale di Bologna, a quello di Treviso, ad Adria, a Rovigo; Enti lirici, teatri di tradizione musicale lo accolsero come Cremona, Piacenza e molti altri luoghi nei quali Ubaldo Composta andava con la maestria e l’eleganza che si conoscevano.
Non va dimenticato che, per imporsi come colui che poteva dare vita al canto e al suono, egli frequentava – nel medesimo tempo – i maggiori Conservatori che avessero potuto offrirgli, innanzitutto, la soddisfazione personale e, poi, anche la bravura e la capacità della direzione. Il “Luisa D’Annunzio” di Pescara lo accolse e qui ebbe, come maestro, Umberto Cattini, tra i più celebri direttori conosciuti nella seconda metà del Novecento; a Milano (oggi il Conservatorio è intitolato a Claudio Abbado), fu suo maestro-amico Alfonso Scarano che, dal 2017, è il direttore dell’Orchestra Filarmonica di Bangkok, in Thailandia; nel capoluogo lombardo, tuttavia, Composta era molto presente ai “Pomeriggi musicali”: qui egli seguì Direzione di coro, Composizione corale e Direzione orchestrale; fu allievo, pure, probabilmente per meglio comprendere le forme della direzione musicale, di Gustav Kuhn e di Helmuth Rilling al Bach-Studium di Stoccarda: la scuola tedesca, tra le migliori in assoluto, lo avrebbe sicuramente lanciato per una carriera brillante; lo stesso padre, che l’aveva sempre contrastato, ne aveva capito la bravura e l’avrebbe aiutato nel grande consesso europeo; ma Ubaldo aveva capito, anche, un altro amore grande, infinito: la famiglia, gioia della vita, superiore ad ogni cosa, anche degli applausi.
L’attività del giovane direttore si stava imponendo in maniera assai più vibrante di quanto egli stesso facesse conoscere: il pubblico lo applaudiva e i giornali mettevano in luce le sue serate. A Bardolino fece risuonare, dirigendo orchestra e il suo coro, la Petite messe solennelle di G. Rossini: uno dei grandi critici musicali, Carlo Bologna, ne mise in luce la capacità interpretativa. Lavagno e Vago ebbero modo di ascoltarlo, di vederlo con il perpetuo sorriso che l’accompagnava, mentre dirigeva lo Stabat Mater pergolesiano e il Requiem di Gabriel Fauré, pure nel canto triste, in re minore tra l’altro, per coloro che avevano abbandonato il mondo dei vivi: era il 9 novembre 1995, uno dei giorni nei quali l’orchestra e il coro “S. Filippo Neri” dovevano comunicare il dolore e la speranza. Nel febbraio del 1996, Ubaldo Composta diresse, nella chiesa di Vago, la Sinfonia n. 13 in re maggiore di Haydn, la Missa brevis di Mozart e la Romanza in fa maggiore per violino e orchestra di Beethoven.
Nel 1997 lasciò il Coro dell’Arena veronese, in seguito ad un evento politico ed ingiustificato del quale parlarono i giornali. Dopo poco, l’attività di Ubaldo Composta cominciò a diventare quasi frenetica: guardava alle piccole, grandi cose della sua terra di Lavagno e vide che, al di là e ben oltre lo spirito delle masse acclamanti, i luoghi degli affetti quotidiani contavano molto. Continuò, così, l’attività didattica rivolta ai vari gruppi corali di Vago, Mezzane, S. Briccio; furono gli anni nei quali, a piano – com’era nel suo costume – il Nostro fece conoscere molto più profondamente l’“Associazione Musicale S. Filippo Neri” ch’egli aveva costituito (nella sua terra) nel 1982; lo avevano aiutato alcuni benefattori oltreché lo spirito, spensierato ed allegro, del conterraneo Giuseppe Corsi che passava il tempo libero come “suonatore e cantore di strada”; con essa, che Composta farà crescere, più tardi approderà a concerti nei luoghi più diversi: dai teatri alle chiese, dalle serate estive all’aperto alle scuole; da questa nascerà il “Coro lirico San Filippo Neri” (Opera Ensemble) che egli diresse in repertori di musica operistica, classica e sacra. In quegli anni fece nascere, pure, il “Coro Voci Bianche San Filippo Neri” il quale collaborò pure con l’Ente Lirico Arena di Verona nell’allestimento delle opere Carmen e Otello; arrivò, pure, alla “Fenice” veneziana con la Bohème, andò a Treviso; nel territorio lavagnese e dintorni, Composta aveva voluto una scuola di musica per le voci bianche: corsi di strumenti musicali, di coro, di musicoterapia per bambini, per ragazzi, di gioco-musica per i piccoli delle scuole; cominciavano così – ed aveva profondamente ragione oltreché intuito – non solo l’amore per il canto, ma soprattutto l’amore dell’amicizia: sarà la sinfonia del silenzio che renderà grande lo spirito e, con questo, la vita. Egli porterà il coro in alcune serate areniane veronesi dove otterrà buoni consensi e critiche autorevoli positive anche da alcuni cantanti molto conosciuti. Pare giusto ricordare – tra le prestazioni importanti – che le “Voci bianche”, nel tempo, si esibiranno, oltre che nei teatri sopra nominati, al “Pergolesi Spontini” di Jesi, a Rimini e in altri luoghi.
Dal 1999 dedicherà i suoi giorni principalmente alla direzione di Cori Operistici: nel giugno di quell’anno, il “Coro Santa Teresa” diretto da M. Caloi e quello del “S. Filippo Neri” da lui diretto, registrarono, nella Basilica di San Zeno di Verona, per conto dell’emittente Radio Vaticana, l’Inno Pontificio di Charles Gounod: quello nazionale dello Stato del Vaticano.
Sempre nel 1999, per il centenario della parrocchia di Vago, festeggiando anche il libro uscito per l’occasione, egli diresse coro ed orchestra nella Messa da Requiem in Re minore K 626 di W. A. Mozart; in altra occasione offrì, al pubblico, Le sette ultime parole del nostro Redentore sulla croce di J. Haydn. In questa chiesa Ubaldo Composta presenzierà ogniqualvolta gli verrà chiesto.
In quel periodo, una delegazione del Coro del “Teatro G. Verdi” di Padova era venuta a proporgli la direzione dello stesso. Fu una collaborazione intensa, proficua e profondamente ammirata: dal 2001 al 2007 egli portò, in collaborazione con varie orchestre, il coro in molti luoghi, conquistandosi una pregevole fama. Furono tante le opere da lui dirette e, tra le molte esecuzioni, ci limitiamo a citare: il Requiem di Mozart, la Resurrezione di Cristo di L. Perosi (eseguita a Treviso), il Gloria di A. Vivaldi, la Messa in re minore di A. Salieri, eseguita nel 2004, a Legnago in prima esecuzione nazionale quale omaggio alla terra natale dell’autore, la Nona Sinfonia di Beethoven, la Symphonie funèbre et triomphale op. 15 di H. Berlioz; portò l’Ouverture Solennelle 1812 di P. I. Čajkovskij “en plein air” a Lecco con tanto di fucili, cannoni e campane, il Te Deum di A. Dvorẚk. Dal 2004 al 2007, collaborò con il “Bassano Opera Festival” negli allestimenti di Traviata, Nabucco, Cavalleria rusticana, I Pagliacci, Bohème, Tosca spostandosi anche a Jesolo, a Rovigo e in altri teatri veneti.
Il 3 marzo 2004, il Nostro portò il coro di San Briccio nella sala della comunità a Suisio (Sondrio), chiamato dagli “Amici della lirica Giulietta Simionato” dove andò in scena La figlia del Reggimento di Donizetti: il grande mezzosoprano, allora novantaquattrenne, applaudì l’esibizione. Il 21 dicembre, a Mestre, nella splendida chiesa di San Carlo, diresse l’opera di Claudio Ambrosini, Lied ohne Worte: tra le note del pianoforte e il “pianto gioioso” del soprano, Ubaldo diresse il coro delle voci bianche che ripeté i canti e i sospiri della morte dei bimbi ebrei nel ghetto di Terezín; il Consiglio Comunale di Venezia aveva commissionato a Claudio Ambrosini, celebre musicista elettronico, un’opera che ricordasse il “Giorno della memoria”, in occasione del 60° anniversario della liberazione di Auschwitz; così, il maestro del coro di San Briccio aveva diretto la “prima” di colui che, nel 2007, sarà insignito del Leone d’oro per la musica della Biennale di Venezia: la fama dello sconosciuto e silenzioso direttore lavagnese aveva largamente oltrepassato i confini del suo paese, della sua valle, della sua Verona.
Nel 2005, Ubaldo Composta fu chiamato dall’“Ente Luglio Musicale Trapanese” a dirigere il coro “Voci del Danubio” di Ruse (Bulgaria) nella Carmen; ritornò a Trapani, nell’estate successiva, per dirigere il coro del Teatro di Dnipropetrovs’k, ucraino, in Bohème e Aida. Questa volta, portò con sé la figlia Iris che, presso il Conservatorio veronese “Dall’Abaco”, aveva conseguito i diplomi in violino e in canto: insegnante di musica, ella sarà l’anima della vita musicale di Ubaldo, la sua prosecutrice, colei che terrà alto il nome di un genitore attento alla bellezza, all’amore paterno, alla sinfonia del cuore.
Il 2005 fu un’annata particolarmente importante nella vita musicale di Composta, anche e soprattutto per la presenza – ch’egli non fece mai mancare laddove si era preso degli impegni – in vari teatri; lo richiedeva la sua direzione corale: segno, anche questo, che la fama e la bravura avevano conquistato i direttori, i cantanti, le platee; a Sondalo, nel bellissimo teatro che il paese, in provincia di Sondrio, allestisce ancora annualmente, Ubaldo diresse, allora, il coro nell’Elisir d’amore donizettiano, fu al Teatro Sociale di Rovigo per la Cavalleria rusticana di Mascagni e I Pagliacci di Leoncavallo; al Teatro Sociale di Mantova, egli rivestì, anche, la figura dell’usciere di corte nel Rigoletto verdiano.
Nel 2007 Ubaldo Composta si fece conoscere anche come compositore d’opera; scrisse, diresse, fece ascoltare, con i propri cantori, il suo atto unico Bolca. Anima di pietra. La rappresentò, più volte, là dove il titolo la voleva; la “prima”, però, egli la volle fare ascoltare a Campofontana, nell’estate di quell’anno. L’opera narra la vicenda di un gruppo di ragazzi che, seguendo le radici di un magico fiore, rievocano la vita di milioni di anni fa nella pesciara di Bolca; qui i fossili si rianimano e rivivono, in prima persona, una storia d’amore, di morte e di speranza accaduta nell’ultimo giorno di quella lontanissima epoca. L’autore la portò altrove come, nella realtà, fece con altre sue opere: che furono delle composizioni sacre.
Volle onorare, nell’aprile 2010, a Verona, nel centenario della scomparsa, la scrittrice armena Vittoria Aganoor Pompilj. Fu attento alla memoria di Maria Callas che a Zevio lasciò non poco di se stessa: al ricordo della cantante volle presentare, anche, la sua Bolca. Anima di pietra, al castello del paese. Non dimenticò neppure un omaggio a Giuseppe Lugo dedicandogli, a S. Giorgio in Salici, nell’agosto 2015, l’opera giocosa L’elisir d’amore di un Donizetti molto piacevole.
Con il “Circolo Musicale Mayr-Donizetti” di Bergamo, lavorò dal 2010 al 2018: diresse il coro di 26 opere; l’impossibilità del lungo elenco (le voci dei titoli sono leggibili nei siti dei teatri stessi) non si esime, tuttavia, da riportarne alcuni, soprattutto per il successo che lo stesso direttore fece conoscere: esordì, nel 2010, con il dramma interiore del coro a bocche chiuse nella Madama Butterfly pucciniana; incantò con la gloria del Va’ pensiero del Nabucco, rievocò l’ardore dei soldati risvegliatisi all’alba che inneggiavano alla vittoria di Cromwell e dei Puritani contro la monarchia degli Stuart ne I puritani di V. Bellini; chiuse, nel 2018, con la poesia suadente, in tedesco, del Die Zauberflőte (Il flauto magico) mozartiano. All’“Auditorium” di Trento, il 18 gennaio 2019, ottenne forti ovazioni ne La Traviata verdiana; il 28 aprile, il “Teatro R. Zandonai” di Rovereto lo vide ne Il trovatore; ritornò a Sondalo il 9 maggio per L’elisir d’amore. La Reggia di Colorno (Parma) lo accolse, con l’Opera di Stato di Varna (Bulgaria), nella Turandot. L’area del Forte di San Briccio lo applaudì ne Il Trovatore, come aveva fatto, a fine luglio del 2017, con La Traviata. Nella medesima estate, la figlia Iris aveva diretto le voci bianche e Ubaldo il coro nel Teatro Comunale “Maria Caniglia” a Sulmona, in provincia de L’Aquila, ne La Tosca; la comunione tra padre e figlia aveva già conosciuto sintonia e successo: l’anno prima, nel castello di Montecchio Maggiore vicentino, quello che, secondo la leggenda sarebbe stato il castello di Romeo Montecchi, avevano diretto i due cori e così accadrà, ancora, nel 2020. Nel 2018 fu a Oderzo (Treviso) dove, all’aperto, diresse i cori del Nabucco e della Cavalleria rusticana. Il 7 febbraio 2020 lo accolse il “Teatro Sociale” di Mantova come direttore del coro e come ʽUsciere di corteʼ con la figlia Stella come ʽPaggio della Duchessaʼ. L’ultima uscita, con il suo “S. Filippo Neri”, sarebbe stata il 21 agosto 2021 per la prima stagione lirica dell’“Ecoteatro” di Pegognaga (Mantova) nella splendida Villa Angeli, antica residenza di Matilde di Canossa che fu salutata con I Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. L’avanzare della malattia, nonostante l’impegno assunto, gl’impedì di presenziare: lo sostituì – e lo farà, poi, costantemente – la figlia Iris portando, su quel palco, l’attenzione e la bravura trasmessele da un padre che non aveva mai tradito il pubblico che l’ascoltava.
Sempre Ubaldo Composta fu vicino e attento alle esigenze dei cori, veneti in particolare, ai quali non negò mai l’aiuto. Allorquando il tempo poteva permetterglielo, egli leggeva opere musicali, suonava vari strumenti (al di là dei suoi abitudinari) come violoncello, mandolino, l’organo della chiesa di San Briccio, il flauto traverso; furono suoi amici Sergio Grandi pianista e Giordano Pegoraro, violoncellista barocco che avevano decretato, con lui, lo strepitoso successo dei Carmina Burana di Carl Orff: erano stati presenti, in entrambe le occasioni, nelle quali il maestro Ubaldo Composta diresse la coinvolgente cantata scenica dove i goliardi medievali e i clerici vagantes godevano della loro vita sregolata e dove il coro, aprendo e chiudendo l’opera, ricordava, e ricorda al mondo, quanto labile sia la ruota della fortuna della vita.
Ubaldo amò il suo paese: aiutò sempre quando poteva. Cercò l’albero genealogico della famiglia nell’archivio della parrocchia, si dette da fare per ridare bellezza ai pochi monumenti esistenti quali la bella Madonna della piazza centrale; da buon tennista, si occupò dell’impianto sportivo; regalò uno spazio, togliendolo alla personale proprietà, per un parcheggio nel suo S. Briccio. Per il suo paese, che lo ha dimenticato, aveva anche diretto dei concerti benefici per la “Casa Giuseppe Nascimbeni”, il beato che fu maestro e cooperatore nella parrocchia di San Pietro di Lavagno oltreché fondatore, a Castelletto di Brenzone sul Garda, delle Piccole Suore della Sacra Famiglia il 6 novembre 1892; aiutò alla raccolta fondi in favore della “Fondazione Exodus” di don Antonio Mazzi, creatore di una fattoria didattica presso l’Oasi di San Giacomo a Vago di Lavagno per il recupero dei tossicodipendenti, con una serie di appuntamenti musicali (soprattutto nel 2018, ma non solo) nei quali Composta diresse opere liriche applaudite dal pubblico che accolse con entusiasmo le finalità benefiche: all’aperto, sul sagrato della chiesa e con la presenza di cantanti e attori molto noti. Egli – e non solo in quest’occasione – non aveva mai trascurato l’aiuto e gli sguardi felici della sua famiglia: quella che era stata la tesi di laurea della figlia Stella (organizzatrice di eventi) trovava qui un caldo apporto.
L’augurio del Natale, di quell’anno, lo vide alla direzione il 22 dicembre. Non mancò ai concerti che il “Coro Lirico San Filippo Neri Ensemble” teneva nella chiesa parrocchiale di S. Martino Buon Albergo: da ricordare, tra alcune notevoli prestazioni quali auguri per l’anno nuovo, almeno quella ch’egli diresse con l’orchestra di Kiev il 5 gennaio 2017, più volte ripetuta; non mancò nel Duomo di Villafranca di Verona, nelle tre chiese di Lavagno e laddove veniva chiamato. Con l’Amministrazione Comunale del suo paese, annualmente, a partire dal 2013 (finché la pandemia del Covid-19 del 2020 non lo vietò) Ubaldo Composta dirigeva dei concerti lirici nei quali, una voce narrante che spiegava lo sviluppo della musica vocale a partire dal 1500 (epoca del canto rinascimentale e barocco), si alternava a brani interpretati dal coro e da alcuni solisti; anche in questo caso le figlie e Fabio Tavella, suo genero, lo aiutarono affinché ogni evento avesse l’esito felice: il pubblico ricordò sempre questi momenti nei quali, finalmente, poteva godere, la bellezza della musica che spaziava nella sinfonia del silenzio interiore .
Scomparve, a causa di una dolorosa malattia, il 30 dicembre 2021: ora, negli spazi del Paradiso, dirige il canto del Signore. Iris, la figlia violinista, gli è successa nelle direzioni; Stella cura l’organizzazione degli eventi; Serena Romanelli, nipote e mezzosoprano, lo porta nel canto così come il genero, tenore d’origine messicana, Rodrigo Trosino. La famiglia lo ricordò, assieme al pubblico, in un concerto tenuto alla fine di giugno 2022 nella Sala Girelli, Palazzo del Mutilato, a Verona.
Ubaldo non era stato dimenticato, quale direttore musicale, da Mauro Vittorio Quattrina, nel documentario da questi ideato, scritto e diretto, intervistandolo – assieme a illustri studiosi e musicisti – su Il canto degli italiani. La storia dell’Inno d’Italia di Mameli-Novaro: era il 24 maggio 2012; la grazia, la serena e sincera confessione emozionale, davanti a parole e musica, parlarono da sole.
Non lo dimenticarono neppure coloro che, con lui, avevano goduto finché egli aveva potuto dirigerli: ora furono questi “amici della bellezza della musica e del canto” che, presso la chiesa parrocchiale di San Briccio (dove Ubaldo concesse suonate che non solo chi scrive queste note ricorda con amore infinito e con la riviviscenza dello spirito), lo vollero “vicino” ricordandolo con un motto che a lui era molto caro: Ubi fides… ibi libertas (una frase tratta da una lettera di S. Ambrogio: dove (c’è) la Fede, ivi (c’è) la libertà; presenziò, sempre con il medesimo spirito, Iris Composta, direttrice e violinista: Alessandro Chiantoni tenne un grande concerto d’organo il 1° maggio 2022, quindici giorni dopo Giovanni Tosi accompagnò con le sue parole il canto della Musica e arte che svelano la parola dei suoi solisti del “S. Filippo Neri”; concluse, il 29 di quel mese, un Concerto lirico mariano dove non mancò nessuno dei suoi coristi e dei suoi solisti. Fu sempre il pubblico, attento e coinvolto ad applaudire: coloro che cantavano e che suonavano, ma soprattutto colui che dirigeva tutti guardando dall’alto dei cieli.

Bibliografia: Carlo Bologna, Bel concerto a Bardolino. Piccola Messa, grande Rossini, “L’Arena”, 24 luglio 1995, p. 27; Dorino Pedretti, Il dolore cantato. Stabat Mater di Pergolesi e Requiem di Fauré, “L’Arena”, 1 novembre 1995, p. 29; D. Pedretti, Haydn raro, Mozart sacro e un arcinoto Beethoven, “L’Arena”, 26 febbraio 1996, p. 34; Giuseppe Corrà, Orchestra di Kiev e coro per gli auguri in musica a S. Martino Buon Albergo, “L’Arena”, 2 genn. 2017, p. 44; G. Corrà, Addio all’eclettico maestro Composta, “L’Arena”, 2 gennaio 2022, p. 31.

Giancarlo Volpato

FONTI:
Foto da: Famiglia Composta.

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