Etimologia 44 (Postuma) – (Espressioni dialettali)

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Etimologia 44 (Postuma) – (Espressioni dialettali)

Quella di oggi è una parola dal destino particolare: pur essendo comunissima nel linguaggio familiare, molti di noi la considerano alquanto “volgare”, inelegante, specialmente parlando con forestieri o scrivendo.
E in casi del genere viene sostituita dalla forma magnar, ritenuta più elegante. Questo, probabilmente perché nell’inconscio si crede che maiar sia niente più che una corruzione di magnar, verificatasi negli strati più bassi del popolo.
In realtà non è così. Il disprezzato maiar è indipendente da magnar, e ha avuto vita autonoma anche al di fuori del Veronese.
I documenti evidenziano come per il verbo “mangiare” si siano avute nel Veronese – a seconda delle epoche e dei luoghi – ben tre forme: maiar, magnar, manzar. La prima è soprattutto dell’area linguistica veronese, ma ricorre anche in vaste zone dell’Italia padana (come fecero notare, a suo tempo, il Mussafia e l’Ascoli). Essa sopravvive, tra l’altro, in alcuni cognomi: Magliabechi («mangia-caproni»); Magliacani «mangia-cani»), Majagallo («mangia-gallo»).
La seconda forma, magnar, è diffusissima in tutta l’Italia centro-settentrionale.
La terza forma, manzar, è tipica particolarmente dell’Emilia (a Bologna dicono manzèr); i documenti veronesi che la riportano sono tutti, a quanto mi consta, del periodo Quattrocento-Cinquecento. Evidentemente essa fu introdotta nel veronese da elementi emiliani. Una scritta in veronese del 1542 che ancora si vede sotto il volto del cortile del Tribunale di Verona parla di cavallette che manzò («mangiarono») tutte le erbe, il miglio e il panico delle nostre contrade; quella parola, incidentalmente, è uno degli ultimi esempi noti di passato remoto nel nostro dialetto.
L’origine delle tre forme di “mangiare” è unica: dal francese antico mangier. Ma le strade evolutive seguite dalle tre parole sono indipendenti le une dalle altre.
Il verbo antico francese si evolse nel nord attorno al 1100 in maniàr, rimodellato sulla prima coniugazione per l’influsso dell’italiano antico manicare (anch’esso significante «mangiare»). Da maniàr si ebbe, com’era da aspettarsi, magnàr; e qui abbiamo una delle forme.
Contemporaneamente, però, maniàr subiva in vari luoghi l’alterazione di “n” in “l” (come accade per esempio in “Bologna”, dal latino Bononia, o in “veleno” da venenum); nasceva così, in modo del tutto autonomo, la parola maliàr, divenuta successivamente maiàr. Qui abbiamo la seconda forma, che è quella moderna veronese.
In Toscana, il mangier diventò “mangiare”: e da qui gli emiliani evolsero il loro manzèr, penetrato poi come manzàr nel veronese di alcuni documenti rinascimentali.

Giovanni Rapelli

Articolo apparso nella rubrica “L’angolo culturale: storia di parole” in “La voce socialista” n. 8, 30 settembre 1987, pag. 3.

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