Etimologia 64 (Postuma) – (Toponomastica)

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Etimologia 64 (Postuma) – (Toponomastica)

La dolce Valpolicella

La Valpolicella ha una particolare importanza nella storia di Verona, perché solo in essa sono state trovate prove dirette dell’esistenza dei Reti. Dalla Valpolicella proviene, infatti, un cippo che documenta l’attività di un pontefice della religione dei Reti. Il territorio veronese, prima dell’arrivo dei Romani, era popolato da costoro e dagli Euganei; i Reti non erano altro che una popolazione meticcia, di Etruschi mescolati ai precedenti abitatori euganei. Gli Euganei, per conto loro, erano una popolazione dell’età del bronzo diffusa su gran parte dell’Italia settentrionale, la stessa che costruisce i villaggi su palafitte del Lago di Garda e i “castellieri” sulle alture. Un importante centro retico era S. Giorgio Ingannapoltron: presso la sua chiesa sono visibili degli scavi risalenti all’età del ferro, quella retica.
Per tutto l’Alto Medioevo la Valpolicella non ha questo nome: il suo territorio è diviso tra la Vallis Veriacus (comprendente Negrar) e la Vallis Provinianensis (comprendente Fumane e Marano). Dalla fine del XII secolo compare la denominazione di Valpolicella, il cui significato non è stato ben accertato: forse esistette nel Veronese un termine polesel significante «isoletta fluviale ricoperta di erbe o arbusti», e con esso si sarebbe indicata in origine la zona a ridosso dell’Adige, passando poi il nome all’intera Valpolicella attuale.
All’inizio del Trecento brilla l’astro di Federico della Scala, conte di Valpolicella. Scomparso Federico, la zona è retta amministrativamente da un “vicario”, che risponde alle autorità veronesi.
La Valpolicella offre molti spunti di interesse al visitatore. A parte il fascino del paesaggio – costituito da colline in dolce ondulazione che gradatamente risalgono ai monti, torreggianti sullo sfondo col Corno d’Aquilio –, abbiamo nella vallata notevoli chiese romaniche (S. Floriano, S. Giorgio Ingannapoltron), “corti” della tipica architettura (come a Zivelongo), ville signorili, oltre al bel parco naturale delle Cascate di Molina. Nell’ambito dell’economia, tolta la produzione di moltissimo vino, grande importanza ebbero e hanno le lastre di pietra di Prun, usate per delimitazioni di poderi e per tetti.

Giovanni Rapelli

Articolo apparso in “El marciador”, febbraio 1998.

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