Maffini Darno

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Darno Maffini

Chi è, Darno Maffini

Artigiano, esponente della Resistenza, Darno Maffini nacque a Cremona il 22 marzo 1908. Il padre, d’origine veronese, ritornò a dirigere il panificio comunale della città scaligera quando il piccolo Darno cominciò le scuole elementari. Poi frequentò l’istituto tecnico e l’Accademia di Belle Arti ed iniziò a fare il sarto di alta specializzazione nel 1922.
Cresciuto in ambiente socialista (lo era il padre Luigi oltreché garibaldino), il giovane si dette abbastanza presto all’attività sociale e politica. Ancora ragazzo, frequentava la Camera del Lavoro, partecipava a riunioni ed era attratto dalle idee anarchiche: durante una di queste conobbe Errico Malatesta, l’anarchico italiano più conosciuto al quale egli rimase legato. Era solamente quattordicenne quando – incaricato di vigilare sulla Camera del Lavoro veronese – fu riconosciuto e minacciato di morte da una squadra di fascisti che lì aveva appiccato il fuoco. Riuscì a cavarsela, ma il padre lo mandò a Parigi, ospite della nonna e di uno zio: era il 28 ottobre 1922, il giorno della marcia su Roma di Mussolini.
Nella capitale francese, apprese l’arte di confezionare calzature, lavorò in negozi di lusso e poi si mise in proprio. Dal 1926 al 1936, Darno Maffini fu il segretario della sezione italiana della Confédération nationale du travail. Contemporaneamente prestò attenzione, aiuto e assistenza agli esuli italiani che in quel periodo arrivarono a Parigi per sfuggire alle leggi fasciste.
Uomo d’azione, nel 1926, venne fermato dalla polizia francese, ma fu salvato dal segretario del Partito Comunista di quella nazione: e Maffini non abbandonò mai chi l’aveva aiutato. Incaricato da questo partito, nonostante l’attività del suo negozio di calzature, raccolse fondi per i volontari, soprattutto italiani – ma non solo – che parteciparono alla guerra civile in Spagna dal 1936 al 1939.
Garibaldino antifascista, dopo l’invasione della Francia, nel 1940, da parte della Germania nazista, si dette a raccogliere armi, fare sabotaggi contro i soldati stranieri, si fece propagatore di idee e di fatti per scongiurare le deportazioni degli ebrei: ne salvò molti, spesso anche incurante della propria sicurezza. Maffini mise a disposizione il suo appartamento parigino per riunioni atte a contrastare nazismo, fascismo e qualsiasi altro partito che fosse volto alla negazione della libertà personale. Molti italiani ricevettero aiuti anche concreti.
Nel 1942 egli aderì, con le sue formazioni garibaldine del municipio parigino, alla Resistenza francese diventando un grande esperto della guerriglia urbana. La sua mente, però, non si staccò mai dalla sua Italia e, soprattutto, da Verona che Maffini sentì sempre come propria patria. Così, quando capitò l’occasione giusta (e fu un funzionario del Partito comunista italiano, tale Bruno Tosin), Maffini iniziò a tessere le fila e i contatti con il mondo dell’antifascismo in Italia approfittando del fatto – senza dubbio casuale – che il suo nome non appariva nelle liste dei ricercati.
Nel marzo del 1943 ritornò a Verona; nella città scaligera l’opposizione al fascismo era molto forte e poteva contare su un agguerrito gruppo di persone; Maffini fu ospitato da Berto Zampieri, scultore ma soprattutto uomo d’azione e uno dei capi della Resistenza. Il vecchio compagno veronese, anche se cittadino francese, fu accolto dal gruppo che comprendeva Berto Perotti, scampato dalla “Rosa Bianca” di Monaco di Baviera del febbraio di quell’anno, Vittore Bocchetta, Robert Löwenthal, Nino Gottardi e molti altri che lottarono, in quegli anni, per rendere libera la città e la patria.
Maffini fu preso dai fascisti e portato prigioniero nell’isola di Ventotene dove conobbe tutti i grandi italiani dell’epoca che si erano opposti al fascismo.
Alla caduta di questo (deposizione e arresto di Mussolini del 25 luglio 1943), egli poté rientrare a Verona assieme agli altri e s’affiancò decisamente con coloro che non volevano la presenza nazista nella città. Il nome di Darno Maffini rientrò in tutti gli atti e in tutte le decisioni che, in qualsiasi modo, si opponevano ai tedeschi e che – con qualsiasi mezzo – si potevano opporre. L’amicizia, diventata fratellanza, con Perotti, Zampieri, Perucci (v. questo Sito), Viviani, Bocchetta, Meneghetti (v. questo Sito) e tutti gli altri che, con abnegazione e sfida al pericolo, difesero Verona nella lotta contro l’invasore fece, del vecchio francese che aveva accolto e aiutato i fratelli italiani esuli, uno dei più attenti cospiratori con colpi di mano e azioni mirate. Fu un uomo della Resistenza a tutto tondo e non guardò mai al proprio interesse di cittadino francese: si reputò un veronese e la sua città doveva essere libera. Il giorno dopo della firma dell’armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), Maffini fu tra coloro che resistettero per oltre otto ore al nemico nazista nell’assalto alle Poste di Verona (oggi Piazza Francesco Viviani) e che alla fine, risultò un successo per i volontari, inferiori di numero e con scarsi armamenti di guerra ma con le armi della libertà impresse nella mente e nella forza dell’animo. Qui egli venne ferito ad una gamba per lo scoppio d’una granata e fu fatto prigioniero dai tedeschi. Tradotto ad Innsbruck, da dove sarebbe stato portato in un campo di concentramento in Germania, riuscì a fuggire e, braccato, si nascose in luoghi di fortuna per non essere ripreso.
Ritornò a Verona e di lì a poco partecipò ad azioni di sabotaggio alla linea ferroviaria del Brennero per cercare di fermare il flusso di prigionieri italiani ed ebrei che venivano trasportati nei convogli per i lager tedeschi. Le cronache ricordano Darno Maffini anche in azioni nella Lombardia, nel Veneto e in qualsiasi luogo fosse necessaria la sua presenza. Ebbe l’incarico di sostenere, anche finanziariamente, i gruppi di resistenti veronesi e di favorire l’evasione di alleati prigionieri e di tutti coloro che erano ricercati dalle milizie tedesche. Una formazione partigiana del varesotto richiese il suo aiuto e, nel novembre del 1943, egli fu con loro pure rientrando, per qualsiasi necessità, a Verona.
Il 30 aprile 1944, fu richiamato in Francia per incarichi di controspionaggio: da Parigi diresse le operazioni per smascherare le spie dell’OVRA e dei delatori che portavano, nell’Alta Savoia, all’arresto degli antifascisti italiani. Grazie al suo incarico, Maffini agevolò e liberò molti soldati italiani, prigionieri dei tedeschi, utilizzati nei lavori del Vallo Atlantico.
Dopo lo sbarco in Normandia, il tenente Darno Maffini delle Forces françaises de l’intérieur, affiliate al Fronte di Liberazione nazionale, partecipò ai combattimenti per la liberazione di Parigi dell’agosto 1944; eccellente guerrigliero urbano, guidò l’assalto alla Place de l’Opéra, alla prefettura della polizia e alla presa di una caserma: qui venne ferito ad un ginocchio che lo segnò per il resto della vita.
Finita la guerra, Darno Maffini riprese, a Parigi, la sua attività calzaturiera di lusso: era il 1947, aprì e tenne un negozio conosciuto per la bellezza e la ricchezza delle forme, sino al 1987. Presiedette l’associazione francese dei vecchi combattenti della Resistenza francese sino al 2002: la Francia lo onorò con la Legion d’onore.
All’età di 94 anni, Darno Maffini scomparve a Parigi il 26 novembre 2002. La sua città gli ha dedicato una piazza nell’XI° arrondissement dov’egli era stato ferito nel 1944. Verona lo ha del tutto dimenticato. Dieci anni prima di scomparire egli aveva ricordato l’assalto alle Poste: Noi, gli eroi veronesi di quella battaglia alle Poste, apparso su “Il Nuovo Veronese”, a. 16, n. 298 (30 ottobre 1992), p. 29.

Bibliografia: Vittore Bocchetta, “1940-1945. Quinquennio infame”, Verona, Gielle, 1991; Roberto Lughezzani, “Darno Maffini: una vita per la libertà”, Verona, Gielle, 2005. A Nanterre, presso la Bibliothèque Internationale Contemporaine, esiste un “Fonds Darno Maffini”.

Giancarlo Volpato

 

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