L’Alpino: ADUNATA A CORTINA… “La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi” – “Alpini e Alpigiani” – puntata 11”
…a cura di Ilario Péraro
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Tratto da: L’ALPINO del 20 ottobre 1921.
La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi”.
“Alpini e Alpigiani”
L’indomani, 8 settembre, gli abitanti di Alpinopoli hanno festeggiato con maggiore solennità le popolazioni Fassane, che erano salite, bandiere in testa, a salutare i gai alpini. Padre Bevilacqua questa volta era passato volontariamente al posto del protagonista. Con l’aiuto dei soldati e delle signore aveva preparato un pittoresco altare ornato di fronde e di bandierine tricolori sul quale alle 9,30, circondato da un plotone di alpini, e da alcune centinaia di valligiani indossanti il costume tradizionale e dei Congressisti, celebrò la messa solenne. Il Sindaco di Canazei e alcuni sacerdoti della valle avevano accompagnato i montanari e gli alunni delle scuole e furono i primi ad inneggiare all’Italia, quando la fanfara di Predazzo intonò la marcia reale. Nulla di più suggestivo della Messa al Campo che pone gli uomini a contatto con la Divinità al di fuori del tempio, ma sempre nel grandissimo tempio della natura! Dalla misticità del sito, Padre Bevilacqua seppe trarre argomento per una patriottica orazione che rivolse ai presenti, ma soprattutto ai montanari della Val di Fassa per esortarli ad essere ed a considerarsi sempre più fratelli con tutti gli italiani della nuova grande Patria. E fu con vero animo di italianità che la folla attenta, rispettosa e festante di Val Contrin accolse ed approvò le parole nobilissime del nostro prete soldato. Il quale, deposte le vesti sacerdotali ricomparve lietissimo ad inaugurare la pesca di beneficenza che, per merito specialissimo della signora Gina Vassalli, offriva doni svariati, dalla bottiglia di spumante o di liquore, al taglio d’abito, dai vasetto di marmellata al portasigarette e al flacone di profumo. La pesca, a favore dei bambini poveri della valle, fruttò una bella somma e ai pescatori fortunati offri gradevoli sorprese. I soldati e gli scolaretti e i valligiani ebbero i biglietti in dono e furono fra i più favoriti dalla sorte.
Dopo la colazione il Sindaco di Canazei sig. Bernardi ringraziò con viva riconoscenza gli organizzatori della festa per la loro felice iniziativa e gli alunni delle scuole, diretti da una fervida propagandista di italianità, la loro insegnante signorina Maria Riz, cantarono l’Inno di Mameli salutati da una calorosa ovazione, e poi le nostre canzoni alpine di recente apprese.
A completare la festa concorsero gli alpini del 7°, infaticabili e lieti, disputandosi una gara-staffetta, una corsa nei sacchi, un’umoristica raccolta di patate ed infine una corsa a coppie, che divertirono più del pubblico gli stessi competitori i quali raccolsero anche più abbondante messe di premi in denaro, circa L.600.
Nel chiarissimo pomeriggio montano, a bandiere spiegate, gli ospiti abbandonarono il campo gridando entusiasti i loro evviva all’Italia e agli Alpini.
E non era questo forse il miglior premio per chi aveva pensata e compiuta l’escursione delle Dolomiti? Dare cioè ai nuovi italiani una sensazione di fraternità ed amore che mostrasse loro quali siano veramente i pregi dell’unificazione della patria.
Nella serata la 3^ squadra si riprodusse al fuoco del bivacco con un numero speciale dedicato ai reduci della Marmolada, e i canti festosi, alternati con tutti i pezzi del repertorio comico del consocio Castoldi e dell’impresario Capa, si levarono potenti fino ad ora tarda, cioè fin oltre le undici, (le altre sere il campo dormiva profondamente dalle nove in poi, come ai tempi che Berta filava!)
Il penultimo giorno dell’accampamento ritrovò gli Alpini in marcia sulle vicine cime: una grossa comitiva salì a Cima Ombretta, attraversando la Vedretta del Vernale e ridiscendendo dal Passo Ombretta. Piccoli gruppi isolati si rivolsero alle cime minori – Col Ombert, Cima Cadina, Cirelle – La salita più ardua fu però compiuta da un trio audace: Andreoletti, Jori e signorina Eugenia Bosone, che scalò la Marmolada per la difficile e famosa parete Sud. Dalla cima Ombretta i congressisti assisterono alle fasi della lenta ascensione che, iniziata alle 8 durò fino alle 15. Quando rientrarono all’Alpinopoli i tre valorosi “grimpeurs” furono ricevuti con vivissime acclamazioni e dalla fanfara del 7° Alpini.
Ilario Péraro (puntata 11 – continua)
