L’Alpino: ADUNATA A CORTINA… “La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi” – “Cantore!” – puntata 5”

…a cura di Ilario Péraro

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Tratto da: L’ALPINO del 20 ottobre 1921.

La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi”

“Cantore!”

E mentre le fanfare intonavano la marcia reale e i pezzi da montagna facevano rombare nella valle i loro colpi metallici, il drappo tricolore fu tolto da un ufficiale alpino e Cantore apparve nell’atteggiamento composto e severo del soldato che scruta e pensa. Nell’attimo di commozione tutta la folla s’irrigidì: gli ufficiali sull’attenti salutavano fissando la statua circondata dalle bandiere chinate: i congressisti a capo scoperto intonarono l’inno degli Alpini accompagnati dalla fanfara. Il pubblico commosso accolse con un lungo e prorompente applauso la celebrazione prettamente alpina del nostro generale.
Sul palco il generale Sani, rivolgendosi alla signora Cantore ed a suo figlio, stringeva intanto loro affettuosamente la mano, mentre essi lo ringraziavano piangendo.
Il secondo oratore, generale Malladra, riprese la serie dei discorsi salutando brevemente i convenuti e ricordando la morte del nostro Cantore. Intanto, con atto gentile, un gruppo di signorine di Cortina, vestite del costume paesano, saliva ai piedi del monumento coprendone la pietra con mazzi di ciclamini.
Per gli Alpini dell’A.N.A. l’omaggio a Cantore venne espresso con nobili e vibranti parole del nostro Presidente capitano cav. Andreoletti, il quale cominciò affermando che resterà indelebile in tutti la memoria di colui che i soldati chiamavano un “vero alpino”, e la visione di una figura poderosa e quadrata che in combattimento appariva ovunque dando l’impressione che vi fossero molti Cantore. “Noi portiamo qui – dice il Presidente – l’omaggio e l’espressione di fedeltà dei vecchi alpini che, dismessa la divisa e rivestito l’abito borghese, sentono in sé vibrare l’antica anima immutabile e lo spirito e la volontà che Egli irradiava, che sentono la irrevocabilità perpetua del giuramento militare e la immutata nobiltà che deriva dalla volontaria assunzione della disciplina”. L’oratore ricordò i principi coi quali è sorta l’Associazione Nazionale Alpini e soprattutto il suo spirito di puro cameratismo che, superando distinzioni di parti e di sette, le consente di rappresentare una delle energie più sane e robuste del paese. “I soci dell’A.N.A. sono venuti a Cortina per onorare in Cantore l’Alpino per eccellenza. Essi stessi si considerano volontari della montagna e la loro anima è pure l’animo dei montanari, cioè dei nostri soldati alpini. Gli uni danno un contributo di energia intellettuale, gli altri portano un uguale contributo di energia fisica, sicché da fonti diverse esce comune l’energia morale e si completa la fusione degli spiriti dinnanzi alla maestà della Natura. Gli uni e gli altri sono per volontà e per istinto soldati della montagna anche prima di vestire l’uniforme, e tali restano anche dopo averla deposta. Nel generale Cantore l’impronta alpina era squisita, traspariva da ciascuna delle sue manifestazioni sicché le gesta e la morte del generale vivono e rivivono nella tradizione degli alpini passati, presenti e futuri”. Il nostro Presidente ha voluto chiudere il suo elevato discorso con una parola di fede: egli ha confermato la certezza che la vittoria non potrà mai mancare a quelle volontà per le quali nulla era stato impossibile durante la guerra.
E alla vittoria degli Alpini stanno a garanzia due condizioni; e cioè che essi non chiederanno per sé soli ingiustizie o privilegi, e che ad essi la Nazione non vorrà mai negare la fiducia meritata dal più forte e dal più pronto braccio della sua difesa. Il nostro Presidente ha finito con queste parole: “O Alpini delle balze piemontesi e lombarde, o Alpini degli Abruzzi e del Friuli, o Alpini di Feltre, di Belluno, di Agordo, del Cadore, o Alpini di tutte le nostre valli, dove il sole appare poche ore del giorno ma irradia della sua gran luce le cime circostanti, e le pietre incandescenti custodiscono la vostra pura coscienza e la vostra costante volontà; o semplici pastori, o forti contadini, o fieri emigranti d’Italia; ripetete il vostro saluto a Colui che è il simbolo di tutte le rudi nostre virtù, e l’araldo della vittoria, e il vìndice, col sacrificio della sacra volontà d’indipendenza nazionale: salutate il generale CANTORE!”
Il discorso del nostro Presidente misurato, efficace e nobile nelle concezione e nella dizione, venne seguito attentamente ed applaudito con calore dalla folla , alla quale il ten. avv. Renzo Boccaradi della Sezione di Intra si rivolse subito dopo pronunziando un nome grande e caro agli Italiani: quello del generale Cantore. Tutti applaudirono scoprendosi e l’oratore lesse senz’altro il messaggio che il primo condottiero dell’esercito italiano ha diretto agli alpini per invito della nostra sezione di Intra. Il messaggio dice: “Riunendosi il 4 settembre nel Cadore il secondo Congresso dell’Associazione Alpini , prego la rappresentanza di codesta Sezione di portarvi il mio saluto di soldato e di comandante”.
“La storia registrerà a caratteri indelebili le gesta degli Alpini nella grande guerra. Essi presero parte alle più dure imprese e ovunque si coprirono di gloria: nel Trentino, sugli Altipiani, nel Cadore e sui monti della Carnia ove, in asprissime mirabili lotte, sbarrarono il passo al nemico il quale, tra i suoi principali obiettivi, si prefiggeva di scendere alla pianura friulana, per le valli del Tagliamento e del Fella. E degne soprattutto di ammirazione furono l’epica conquista del Monte Nero effettuata scalando rocce pressoché inaccessibili, e le operazioni sulla giogaia dell’Adamello, nelle quali, per la prima volta nella storia, si videro operare vittoriosamente fanti ed artiglieri da montagna attraverso ghiacciai, ad altezze superiori ai 3000!”
“Ripensando a tali gesta, l’animo rimane ammirato e commosso, e nello stesso tempo tranquillo per l’avvenire della Patria. E se, verso i nuovi confini gloriosamente conquistati con quadriennale lotta, si dovessero addensare nubi minacciose, gli Alpini ripeteranno il loro fatidico grido: …di qui non si passa”.
“Durante il congresso si inaugurerà il monumento al generale Antonio Cantore, gloriosamente colpito a morte mentre tra i primi avanzava sulle Tofane. Tale monumento non solo rappresenterà il valoroso caduto, ma sarà il simbolo dell’intero Corpo degli Alpini al quale egli fu indimenticabile esempio  di ardimento e di fede e dal quale fu adorato. A codesta inaugurazione voglia codesta Associazione considerarmi partecipe in spirito”.
“L’elogio è grande – commentò l’avvocato Boccardi con voce ferma – commilitoni, il patto su quest’ara sia sacro!” Un’ovazione accolse queste semplici ma significative parole. L’attenzione del pubblico fu poi rivolta ai successivi oratori che parlarono tutti brevemente. Il comm. Picco, rappresentante del comune di Udine rievocò con voce commossa i ricordi che il nostro generale aveva lasciato nella sua città; il Commissario Civile dott. Trenner rivolse affettuose parole di conforto alla vedova dell’Eroe; il sindaco di Cortina si disse lieto di portare il proprio saluto a tutti gli intervenuti alla solenne cerimonia. A nome del paese egli dichiarò di prendere in consegna il monumento ed espresse allo scultore Domenico Diano, nostro consocio che si trovava sul palco d’onore, le sue più vive congratulazioni.
Per la famiglia di Cantore, parlò infine il prof. Augusto De Benedetti di Napoli, cugino del generale e autore di un poema epico narrante le gesta del prode scomparso. Egli espresse i più commossi ringraziamenti a tutti gli intervenuti e constatò con vivissima compiacenza la rinascita del sentimento patriottico che si sta pronunziando ora nel paese e che vince la bassezza di pensiero e di azione nelle quali era caduta l’Italia dopo l’armistizio. Il monumento a Cantore è il segno di questa rinascita e sia lode agli alpini che fra i primi ne vollero l’erezione. “Siate benedetti voi, concludeva, che affermate che l’Italia non dimentica mai di onorare i suoi eroi”.
La cerimonia era finita, ma una voce vibrante, altissima e incisiva attrasse e avvinse in un attimo l’attenzione di tutti i presenti. Dall’alto del palco il generale Sani ritto in piedi così parlò: “Ai caduti per la Patria il tributo d’omaggio non può e non deve essere mesto perché con esso lo spirito si eleva a più alti e più puri ideali, ed io sono fiero di portare oggi questo tributo alla memoria di Antonio Cantore in rappresentanza di S.E. il Ministro della Guerra, a nome del Corpo d’Armata di Bologna, dei suoi Ufficiali e dei suoi soldati che vedranno in questa figura di eroe un simbolo di sacrificio e di gloria ad un tempo, faro luminoso della grande e dritta via del dovere”.
“Sento ancora l’obbligo di ringraziare l’Associazione Nazionale Alpini per essere stato l’ente organizzatore ed animatore di questa grandiosa e solenne raccolta di anime più che di persone, nel territorio del mio Corpo d’Armata, in questa regione, gemma preziosa delle nostre Alpi, che la Natura ha racchiusa nei confini d’Italia e che il valore ed il sangue dei nostri soldati ha reso sacra”.
“Sono vecchi e giovani alpini, soldati di ieri e di oggi, sono le rappresentanze di tutte le truppe di montagna dell’Esercito, alle quali porto il saluto di S. E. il Ministro della Guerra ed il mio, sono uomini donne e ragazzi di ogni classe sociale: è il popolo, in una parola, che qui si raduna senza distinzione di partito e di credenze, in un pensiero concorde per rendere omaggio a chi nella forma più bella e più pura ha compiuto il suo dovere e per esso ha immolato la vita.”
“Oh! Possa lo spirito di Antonio Cantore che in questo momento aleggia sopra di noi, raccogliere questo pensiero e sollevandosi al di sopra dei circostanti monti bellissimi e tersi come il cristallo, portarlo alle più lontane contrade del nostro Paese per dire che una base comune può e deve esservi per tutte le credenze per tutti i partiti, per tutti gli sforzi: L’amore alla Patria”.
“Sia questo il voto che la radunata di oggi rende solenne e che vi invito nel nome di Antonio Cantore a consacrare con un grido di evviva alla nostra bella Italia”.
Le frasi del brevissimo discorso furono bandite con  tale nettezza e lanciate con tale vigore nella conca verdissima, da incantare l’attenzione di tutti coloro che, distratti da qualche lieve caso, avevano un momento allontanato lo sguardo dal palco degli oratori. L’evviva finale venne ripetuto con grande calore da tutti e l’ovazione durava ancora, quando il generale Sani, scendendo dal palco, si mosse verso Cortina dirigendosi al Cimitero dove doveva svolgersi la seconda parte della cerimonia.

Ilario Péraro (puntata 5 – continua)

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