L’Alpino: ADUNATA A CORTINA… “La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi” – “L’inaugurazione del monumento” – puntata 4”

…a cura di Ilario Péraro

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Tratto da: L’ALPINO del 20 ottobre 1921.

La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi”

“L’inaugurazione del monumento”

Il Comitato dei festeggiamenti di Cortina aveva pubblicato in un manifesto eloquentissimo il programma della gran giornata. 1° numero: sveglia alle ore 6; e fu sveglia sul serio! I giusti sonni della popolazione e dei congressisti furono bruscamente interrotti alle 6 precise da un rombo sonoro che, partendo dall’estremità meridionale dell’abitato, si spostava progressivamente verso l’estremità settentrionale: era la musica cortinese che, in pieno assetto da guerra, si incaricava di togliere dalle coltri anche i più pigri. Per cinque volte la banda tuonò con tutte le sue trombe e si ritirò finalmente, ben sicura di aver assolto con coscienza il suo compito. Per l’effetto combinato della fanfara e di un sole sfolgorante le vie furono ben presto gremite di folla festante. Da ogni punto delle valli vicine giungevano rappresentanze e tricolori; il primo treno della ferrovia scaricò masse compatte di valligiani accorsi alla celebrazione alpina. Sulle giubbe borghesi i reduci portavano fieramente le loro decorazioni: vecchi sottufficiali e soldati avevano riesumato con orgoglio le divise smunte e rattoppate: sindaci ed assessori d’ogni partito non avevano esitato ad accorrere dai comuni vicini con la bandiera nazionale tolta dalle case comunali. La stessa Cortina pavesava all’italiana, affollata da italiani, echeggiante di voci italianissime, sembrava essersi spogliata dalla veste asburghese che appariva ancora qua e là ai sopraggiunti del giorno prima. Nella notte gli Alpini della 67^ avevano lavorato a completare gli addobbi attorno al monumento, a preparare drappi e festoni, ad assicurare la statua in bronzo che – per quanto mancante dell’alto obelisco deve appoggiarsi – campeggiava già superbamente sullo sfondo grandioso, incomparabile delle Dolomiti. Gli altri alpini, i più vecchi, attendevano con impazienza il momento dell’inaugurazione e si ammassavano per formare il corteo ufficiale che alle 9,30 era pronto a muovere dalla piazza principale.
Precedevano le rappresentanze militari, un drappello per ciascun reggimento alpino, i colonnelli dei reggimenti alpini e di artiglieria da montagna, una compagnia del 55° fanteria con musica, una batteria appiedata di artiglieria da montagna, le fanfare dei battaglioni “Belluno” e “Feltre”, le numerosissime rappresentanze civili, in testa alle quali marciavano i 500 soci dell’A.N.A. cui si era aggiunto un fortissimo gruppo di reduci trentini guidati dal capitano ed amico carissimo Guido Larcher. Quante erano le bandiere? Raccolte in un gruppo unico esse alzavano una grande fiammata tricolore su tutto il corteo dell’A.N.A., oltre al vessillo della sede centrale, abbiamo visto quelli di Udine, Torino, Verona, Brescia, Trento, Ivrea, Genova, Intra, Fara Vicentina. E ancora la bandiera dell’Ass. Combattenti di Milano, dei Reduci di Vido, del comune di Zoppé di Cadore, del Club Alpino di Bolzano, della Dante Alighieri di Milano, dei Reduci d’Africa di Verona, del Club Sportivo di Vittorio Veneto, della Sezione U.O.E.I. di Valle di Cadore, dei comuni di S. Vito e di Borca di Cadore, del Fascio di combattimento di Vittorio Veneto, della Dante Alighieri di Merano, della Soc. Reduci di Zoppé, della Soc. Reduci di Venas, della Excombattenti di Perarolo, della Combattenti di Selva di Cadore, del comune di Auronzo, del Circolo Smobilitati e del Circolo Sportivo di Pieve di Cadore, ecc…
Dinnanzi a tutte, la gloriosa bandiera del Comune di Pieve di Cadore, decorata della medaglia d’oro al valor militare.
Innumerevoli le rappresentanze di Comuni, di Enti, di Associazioni. Notiamo quelle del Commissariato Generale della Venezia Tridentina del Comune di Venezia col Sindaco comm. Giordano, dei Comuni di Trieste e Udine, della Società Pro Cultura e Previdenza, della Società Asili Italiani, tutte di Merano, della Reduci Veterani di Belluno, col suo vice-presidente sig. G. De Polloni: della Reduci d’Africa di Verona col presidente sig. A. Gagliardoni; del C.A.I. di Bolzano; del Comune e della Società Reduci di Zoppé di Cadore; del Comune, della Soc. Sportiva e dell’Ass. combattenti di Pieve di Cadore; del Comune di Zoldo Alto; del Comune di Lozzo; del Comune di Lorenzago; dell’Ass. Combattenti Adriatici, dell’Ass. Naz. Combattenti di Trieste col dott. R. Timeus; della “Sursum Code” e del battaglione Negrotto di Milano; del S.U.C.A.I., della Circoscrizione della Croce Rossa Italiana di Milano col comm. G. De Simoni; della Sezione di Milano del C.A.I.; la Sez. del  C.A.I. di Padova; della Sez. C.A.I. di Verona; dell’Ass. Naz. Mitraglieri col presidente capitano Granelli; del Circolo Novo di Cortina col presidente sig. A. Girardi, del Club Sportivo di Cortina col presidente sig. B. Zardini, dell’Ass. Concorso Forestieri di Cortina col presidente sig. A. Verzi ed altre e altre ancora.
Il Comune di Cortina era degnamente rappresentato dal Commissario Civile dott. Trenner con tutti gli impiegati dei vari servizi, dal sindaco sig. I. De Zanna coi Consiglieri Municipali; dal sig. C. Albertani amministratore federale, dal sig. B. Apollonio, direttore delle Scuole Popolari.
E fra le autorità locali non possiamo tacere il colonnello De Grandis, il “Re delle ferrovie” cortinesi che tanta entusiastica e preziosa cooperazione portò all’organizzazione del Convegno.
Il Comitato costituitosi a Cortina fra cittadini e villeggianti per le onoranze agli Alpini era al completo col suo infaticabile presidente prof. Marchi, coadiuvato da Giulio Apollonio e dal maestro Partini, i due violini di spalla. E al Comitato facevano fiorito contorno le Patronesse gentili degli “Scarponi”: signorina Jesurum di Venezia, signorina Kisigari di Trieste, signora Iehacchi di Roma, signorine Muller, Gusso, ecc…
Quando si mosse il lungo corteo venne accolto da uno scroscio ininterrotto di applausi e dal getto di fiori. Usciti dal paese, il corteo risalì verso l’ampia e solenne spianata ove il “vecio” Cantore aspettava i suoi fidi, tutto chiuso in un gran drappo coi colori d’Italia. Sul palco attendevano le autorità e molti generali, il Commissario civile dott. Carlo Trenner anche in rappresentanza di Credaro, il giudice, il sindaco di Venezia dott. Giordano in rappresentanza del proprio Comune, il Sindaco di Cortina, e don Pietro Zangrando, valoroso patriota e cappellano alpino. La famiglia del generale Cantore, seduta al posto d’onore, era circondata dalle affettuose premure di tutti i presenti. Accanto ad essa due donne italiane: la moglie del defunto generale Pianavia recante sul petto la medaglia della Campagna d’Africa, ed una povera paesana Cadorina che portava con fierezza la medaglia al valore del figlio caduto.
Accolto dagli onori militari il generali Sani, comandante del Corpo d’Armata di Bologna, salì poco dopo sul palco circondato dai generali Pirzio Biroli, Paolini, Malladra, Porta, Boriani, Pistoni, Stringa, Probati, Bertolini, dal colonnello Perretti e da moltissimi ufficiali superiori. Mancava un rappresentante del Governo, per quanto fino all’ultimo momento fosse stato assicurato l’intervento almeno del sottosegretario on. Rossini. Ma la cerimonia non fu per questo meno calda e meno commovente, anzi … Di fronte al monumento si raggrupparono i soci dell’A.N.A. mentre le bandiere salivano sul basamento che aveva agli angoli quattro cannoni da montagna: ufficiali, rappresentanze e pubblico si raccolsero lungo gli altri lati, componendosi in un atteggiamento di attesa mentre nel silenzio profondo vibravano le prime parole dell’oratore ufficiali, generale Bartolini.
Egli accennò anzitutto alle mirabili doti dell’Alpino italiano, soldato speciale, che gli eserciti stranieri ci hanno sempre invidiato, che taluno ha cercato di imitare, ma che nessuno è riuscito ad eguagliare. Fra le tradizioni Alpine il generale Cantore aveva il suo posto, ancor prima di essere caduto per la patria: nessuno lo poteva superare, perché egli era sempre e dappertutto, davanti a tutti. Soldato eccezionale come accuratissimo studioso del terreno. La sua rude e grande bontà era temperata da una severità inflessibile. Si racconta che una notte d’inverno mentre una compagnia scendeva per un ghiaione carico di neve, egli abbia salvato un alpino che stava per precipitare saltando con un balzo sotto di lui e fermandolo. Alla commozione del salvato rispose il rimbrotto del colonnello: “Tu stai attento un’altra volta!” In Tripolitania, dove sbarcò nell’ottobre del 1912 col battaglione Tolmezzo, il suo valore fu leggendario: due volte andò egli stesso all’assalto; in una di esse gli cadde morto il cavallo ed egli proseguì a piedi dinnanzi a tutti. La grande guerra d’Italia ritrovò Cantore alla testa degli Alpini in Val Lagarina: tutti sanno come egli sia entrato ad Ala fra le fucilate davanti alle sue truppe. Egli stava sognando un’altra avanzata verso Trento quando venne promosso Comandante di Divisione ed inviato in Cadore. Sulle Dolomiti che circondano Cortina d’Ampezzo trovò dei miracoli compiuti dagli artiglieri ed alpini, ma si trattava di tagliare al nemico una via sul Toblach e il generale, fedele al principio di voler tutto vedere, iniziò le sue ricognizioni recandosi ovunque. Gli avevano riferito che alla svolta di una mulattiera di Col Bois il nemico tirava e colpiva infallibilmente i nostri soldati: non si era riusciti a capire chi sparasse e da dove: – Andrò a vedere – disse Cantore.
Si appostò, di notte, nel punto ove giungevano le pallottole e con la luce giunse il proiettile che l’uccise, ma lo lasciò calmo e sereno in viso come egli era sempre stato. I suoi alpini da allora se lo sono stretto al cuore e nei nostri cuori Egli è ancora oggi, mentre tentiamo di risvegliarlo dalla sua tomba. Egli è fra noi, con la sua ombra gloriosa. Quando in tempi futuri i poeti canteranno l’epopea della grande guerra, narreranno che fra le montagne dove sono cadute a migliaia le fiamme verdi, appariva dappertutto il Cavaliere delle Alpi.
“Bandiere e gagliardetti, inchinatevi!” concluse il generale mentre tutti i vessilli si abbassavano verso la statua ancora velata. “Cannoni tuonate! Consegniamo il monumento alla popolazione di Cortina quasi pegno del suo amore per la rinnovata grande Patria Italiana”.

Ilario Péraro (puntata 4 – continua)

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