L’Alpino: ADUNATA A CORTINA… “La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi” – “Alla tomba dell’eroe” – puntata 6”

…a cura di Ilario Péraro

Per le tue domande scrivi a: ilarioperaro@yahoo.it

Tratto da: L’ALPINO del 20 ottobre 1921.

La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi”

“Alla tomba dell’eroe”

Il corteo si riformò e si mosse girando attorno al monumento: gli Alpini traversarono Cortina cantando, salutati da applausi e getti di fiori: giunti al cimitero, soldati, congressisti e autorità si raccolsero fra le tombe davanti al piccolo portico sotto al quale riposa il corpo del generale Cantore vegliato da una modestissima croce di legno, imponenti corone inviate da tutti i reggimenti alpini a dell’Associazione Alpini erano sospese alla volta: un artigliere da montagna ed un soldato alpino montavano la guardia ai due lati del semplice tumulo. Brevi e semplici furono i discorsi: il generale Sani che aveva preceduto il corteo al cimitero, fece sedere al suo fianco la signora Cantore mentre un picchetto armato rendeva gli onori delle armi. Il colonnello Cavarzerani dell’8° Alpini volle ricordare le virtù alpine del Generale al quale fu unito in vita da vincoli di lavoro comune: quando egli morì vi fu chi propose di portare la salma all’interno del Paese, ma il generale Montuori, comandante del Corpo d’Armata si oppose: “Seppelliamo qui perché è terra italiana”. Era il primo generale italiano morto in guerra e la sua salma, deposta in terra conquistata, sarebbe stata un pegno della conquista stessa. Parlarono ancora don Piero Zangrando, cappellano due volte decorato al valore, il quale ricordò che il generale Cantore fu anche esempio di virtù civili e che come lui i reduci debbono oggi operare italianamente per ricondurre il paese alla pace: e padre Bevilacqua il quale ebbe una felicissima ispirazione toccando il tema dell’amor di patria. Non ci è possibile seguire il discorso nel tumultuante prorompere di accenti e di frasi smaglianti che strappavano all’uditorio frequenti applausi. Ci basta ricordare il tema centrale della sua orazione e cioè: per essere patriota un cittadino non ha che a guardare la sua terra, da ogni cantuccio ignorato non c’è che da aprire gli occhi per vedere l’Italia e per sentirsi italiano. Colui che non sa vedere, che non sa leggere nello spazio infinito e divino, dovrebbe essere scacciato come si scacceranno i profanatori del tempio. Bevilacqua ricordò da par suo le virtù eroiche di Cantore, del generale che morì da soldato, perché fra gli alpini i generali per comandare devono saper fare il soldato, come i soldati all’occorrenza sanno fare da generale. Cantore non vive soltanto della vita effimera dei ricordi, della vita vera che vince colui che ha saputo offrire l’esistenza in olocausto: nel suo nome gli alpini hanno cominciato a costruire la città dell’avvenire, la città in cui rifulgeranno tutti i benefici della vittoria e della pace e Cantore sarà il re di questa città.
Alcuni versi pronunciò anche un ufficiale di fanteria e, dopo che i presenti ebbero preso commiato dalla famiglia Cantore, il cimitero cominciò a sfollarsi.

Ilario Péraro (puntata 6 – continua)

↓