L’Alpino: ADUNATA A CORTINA… “La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi” – “Cortina in festa” – puntata 3”

…a cura di Ilario Péraro

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Tratto da: L’ALPINO del 20 ottobre 1921.

La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi”

“Cortina in festa”

Ma in compenso quanta festa nel paesaggio solenne coronato dalle maestose vette dolomitiche, quanta letizia negli abitanti che agitavano cordialmente il cappello e acclamavano giubilanti al passaggio del lunghissimo treno nereggiante di folla! Quanta gioia intima brillava sui volti dei Congressisti appena anneriti dal fumo o accecati dalla polvere! Le stazioncine veramente civettuole della ferrovia erano tutte imbandierate: nell’ampia conca di Cortina il tricolore dominava il verde cupo dei prati o palpitava sulle aguzze torri o sui tetti spioventi delle case. Tutta la popolazione attendeva il treno alla stazione. Con i villeggianti erano accorse le rappresentanze militari già adunate sul posto, due plotoni del 7° Alpini, il Sindaco e alcuni assessori, la musica municipale. Quest’ultima intonò la Marcia Reale mentre un calorosissimo applauso erompeva dalla folla che sventola fazzoletti, bandierine, cappelli. Usciti dalla stazione gli alpini si incolonnarono in corteo preceduti dalle bandiere, dalla musica cortinese e dalla fanfara del 7° che intonava a intervalli le nostre vecchie canzoni. I Congressisti con ripetute grida di “Viva gli Alpini” si frammischiarono a questi ultimi, poi il corteo – sommante così a qualche migliaio di persone – sboccò sulla piazza principale mentre la musica cortinese ripeteva l’inno reale. Il presidente ringraziò con poche parole il sindaco De Zanna e il Commissario civile dottor Trenner che gli avevano espresso la loro soddisfazione per la gradita visita dei congressisti. Al palazzo del Commissariato Civile, gli organizzatori dell’A.N.A. avevano impiantato il loro ufficio, ed esaurita la breve cerimonia del ricevimento, vi raccolsero i capigruppo ed i capi squadra per dar loro le istruzioni sugli alloggiamenti.

Le camere disponibili erano numerose, sicché i 500 congressisti poterono rapidamente essere distribuiti nei vari alberghi del paese e trovar posto nei comodi accantonamenti preparati nelle Scuole Industriali. Dopo un lungo viaggio le persone comuni usano rinfrescarsi, ripulirsi, distendersi e magari coricarsi: gli alpini sono invece – modestia soprattutto – solerti fino all’incredibile e mezz’ora dopo, al massimo, si riversavano, sfidando il breve temporale, nella lunga via centrale del paese ammirando le decorazioni multicolori, anzi tricolori, che tutte le case avevano preparato e visitando, con la massima diligenza, i numerosi bar e le innumerevoli bettole ove si studiano, come è noto, le consuetudini locali.

Il pranzo era per le otto e ogni gruppo era assegnato ad uno dei grandi Alberghi centrali, ma fin dalle 19,30 le turbe fameliche gremivano le halles tentando le vie dell’approccio e magari emettendo qualche ululato premonitore per avere più presto la via libera. Dalle venti in poi, finalmente, tutto il Convegno mangiava senza alzare la testa dal piatto. Vi furono degli allarmi per la scomparsa di enormi piatti di pastasciutta che avrebbe dovuto servire ragionevolmente per venti persone e che si vuotavano inspiegabilmente dopo il dodicesimo convitato. Una pausa gentile allietò i congressisti a metà pranzo: le signorine di Cortina con molte villeggianti, accolte da vivissimi applausi, distribuirono a ciascun commensale dei graziosi mazzi di ciclamini. Alle ventidue, mentre i capigruppo e i capi squadra, riuniti a concilio, studiavano le disposizioni per il corteo del giorno successivo, la 3^ squadra cominciava a prodigarsi. La fanfara alpina venne presto circondata e catturata e si adattò di buon grado a suonare tutti i ballabili del suo repertorio sulla spianata dell’Albergo Cortina, gli specialisti della squadra, padre Bevilacqua in testa (per quanto egli garantisse più tardi di non esserci stato) intrecciavano le danze più moderne o si univano per una travolgente farandola che, accolta dagli applausi generali, veniva bissata parecchie volte e all’ultimo giro aveva reclutato entusiasti esecutori fra alcuni eleganti ospiti dell’albergo. Gli alpini della 67^ compagnia e gli stessi pompieri di Cortina, uno dei quali – elmo accetta e corda arrotolata al completo – circolò con irresistibile furia nel vortice umano e venne poi abbandonato quasi privo di sensi. La notte si inoltrava e le danze finirono anche perché la fanfara si avviò per rientrare in caserma seguita da un lungo codazzo di congressisti che accompagnarono la musica col canto e fra i quali il robusto Capè rappresentava una delle prime parti urlando a squarciagola. Verso mezzanotte la calma era tornata in paese. I pompieri di guardia stavano per ritirarsi, quando uno di essi scoperse un gruppo di persone sedute a terra nei pressi della chiesa ed occupatissime nel ricercare la direzione del proprio albergo: era la 3^ squadra che, come confessarono all’indomani alcuni dei suoi membri più loquaci, vedeva le case di Cortina danzare la farandola attorno al campanile e non era più sicura se avrebbero potuto fermarsi in tempo per lasciar passare i membri più astemi di tutto in Congresso. Sui taciti accordi che intervennero tra i pompieri e squadristi non possiamo dare particolari: è certo però che anche i militi del fuoco dichiararono all’indomani di essere sempre stati alpini e di volerlo sempre essere per l’avvenire.

Ilario Péraro (puntata 3 – continua)

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