L’Alpino: ADUNATA A CORTINA… “La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi” – puntata 2”
…a cura di Ilario Péraro
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Tratto da: L’ALPINO del 20 ottobre 1921.
La grandiosa celebrazione Alpina fra le Dolomiti “Verso le Alpi”
Mezz’ora dopo i canti erano cessati e i prodi alpini studiavano le pose migliori per combinare qualche ora di sonno fino all’arrivo di Vicenza; ma ogni proposito durò poco, perché a Brescia, quando già parecchi congressisti avevano avviato un onesto pisolino con contorno di boati e grugniti, il treno s’arrestò e nella stazione illuminata a giorno e le note marziali, rombanti e implacabili della fanfara alpina, ricondussero alla realtà tutti i dormienti. Erano i nostri aquilotti del battaglione “Tirano” capitanati dal maggiore Testi che non avevano voluto perdere l’occasione per mandarci un loro saluto sonoro a costo di provocare commenti e … le benedizioni dei viaggiatori non Alpini che avevano la sciocca pretesa di dormire anche alla vigilia del più interessante Convegno d’Italia. Un buon manipolo di consoci bresciani, fra i quali erano il presidente colonnello Faglia, il vicepresidente cav. Regazzola, il generale Pietro Ronchi ed altri, salì sul treno recando il vessillo tricolore della Sezione. La musica e le acclamazioni degli spettatori alpini raggruppati sotto la tettoia si prolungarono fino alla partenza. A Verona, con minore solennità, si aggiunsero ai congressisti gli iscritti di quella zona accolti fraternamente malgrado l’ora mattutina. Fra di essi erano il presidente colonnello Marchesi e il vicepresidente Sperotti col vessillo sezionale.
A Vicenza il direttissimo gremito di viaggiatori fu nuovamente messo a rumore. Tutti gli Alpini sbarcarono completamente desti e pieni di vigore gettando sacchi e bagagli fra i piedi dei ferrovieri vicentini accorsi allo spettacolo insolito. Allarmati da tanto fragore i privilegiati dei vagoni di coda inscenarono un tentativo di insurrezione, ma si placarono quando videro il direttissimo ripartire lasciandoli a piè fermo sui binari vicentini. Il gruppo alpino ripartì, approssimativamente in orario, per Castelfranco su di un trenino gaio e breve che ricordava un poco le tradotte dei tempi passati. Prima di muovere, tutta l’A.N.A. compì un atto memorabile che ricordiamo come l’inizio di un ciclo storico: preceduti dalla 3^ squadra, opportunamente scaglionati in profondità, tutti gli Alpini, signore comprese, occuparono il buffet e consumarono con il massimo sangue freddo il primo grappino della giornata.
Momento solenne: quel modesto cicchetto era il precursore di una serie infinita di bevute che nessun tassametro potrà mai calcolare, che nessuna mente umana potrà mai concepire. Le brillanti qualità della 3^ squadra e dei suoi più validi campioni rifulsero fin da allora di una luce di grandezza: per l’esatta comprensione di questo eroico fatto d’arme dobbiamo però aggiungere che alcuni prodi della stessa squadra si erano già dedicati dalla sera prima a piccole e svariate libazioni di birra, vino e liquidi diversi. Da Vicenza a Castelfranco il tratto è breve, ma fu utilizzato dagli organizzatori con la distribuzione di distintivi del Convegno, delle carte topografiche e con altri esercizi tendenti alla liberazione delle proprie tasche dai pesi ingombranti. A Castelfranco nuova tappa, il Convegno ha proceduto ad una sommaria lavatura del viso a alla consumazione di un primo spuntino ugualmente sommario. La 3^ squadra si dedicò ai vari assaggi del vino bianco e delle specialità locali.
Da Castelfranco a Belluno il viaggio fu alternato fra la contemplazione del paesaggio semidistrutto e semiricostruito e alla liquidazione di numerosi cartocci contenenti il primo pasto ufficiale della giornata. La 3^ squadra alternò la colazione di prammatica con spuntini d’occasione a Feltre e a Belluno. Da questa stazione cominciò la penultima tappa del viaggio: data la presenza delle vetture speciali, il treno che doveva vincere le aspre salite, che conducono a Calalzo, venne formato e riformato tre volte e i Congressisti furono costretti a cambiare altrettante volte gli scompartimenti occupando così lietamente il tempo della lunga fermata. Ammiratissima la solerzia del comm. Pizzagalli i cui bagagli percorrevano ininterrottamente la linea di vagoni cercando con pertinacia un collocamento definitivo. A Calalzo la lunga traversata ferroviaria era finalmente compiuta: non restava che il breve percorso Calalzo Cortina per il quale era stato allestito un treno speciale con carri merci attrezzati e scoperti. La 3^ squadra giunta in zona montana adottò un programma di sobrietà, e fra le due stazioni di Calalzo si limitò a bere qualche dozzina di bicchieri di birra. La linea a scartamento ridotto che conduce a Cortina è veramente pittoresca, ma ancora più apparve ai nostri alpini che gremivano festanti i vagoni speciali, lietissimi di sopportare i piccoli disagi del viaggio: affumicamento totale, imbiancatura a calce (poiché i vagoni riservati erano normalmente dedicati al trasporto prezioso di questo materiale), soste improvvise in piena campagna…
Ilario Péraro (puntata 2 – continua)
