6. (1287) La Concessione di Bartolomeo della Scala: II^ parte

…a cura di Aldo Ridolfi

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I Cimbri della Lessinia

  1. 1287, la Concessione di Bartolomeo della Scala: II parte 

   La locazione di detti terreni durava 29 anni. I coloni avevano facoltà di fondare da 25 a 50 masi nei quali esprimere le loro capacità lavorative e nei quali godere della più ampia libertà di iniziativa imprenditoriale.
E’ significativo trovare elencato ciò che ad essi è consentito in quei territori impervi: «costruire casa ed abitare, usare, fruire, ed usufruire degli infrascritti luoghi e contrade, terre, possessi, monti, valli, pianure, terre incolte, deserte e disabitate… comprese le acque ed acquedotti che vi nascono e scorrono» (sempre dalla citata traduzione di Nordera, come i virgolettati che seguiranno).
Se ne ricava l’idea di un lavorio intenso ed entusiasta e si ha la sensazione di una progettualità economica forse nemmeno immaginata in quei secoli lontani.
Forse proprio per questo il professor Varanini ha parlato di «insediamento programmato.»

   E i due Olderico? Li ritroviamo sia nel ruolo di controparte di Bartolomeo della Scala sia investiti dell’autorità di castaldi: «Il Signor Vescovo dichiara fin da ora i due Olderici castaldi suoi e dell’Episcopato» e stabilisce che «abbiano una casa lunga sedici passi e larga otto, ben coperta di tegole e chiusa». Non solo, ma accanto alla casa dovrà esserci della terra arativa e prativa come «feudo onorifico».
Una leadership non trascurabile in quel contesto economico e sociale; i due castaldi, però, certo qualche compito in più ce l’hanno, infatti “la decima” che i coloni erano tenuti a versare «deve essere raccolta dal castaldo e conservata nella casa descritta sopra». E un ruolo non indifferente i due Olderico avevano anche per ciò che riguarda la giustizia, avendo essi  il compito «di regolare la giustizia fra gli uomini e persone di dette contrade e luoghi… fino a cento soldi veronesi». Insomma, come diremmo oggi, i due teutonici si erano fatti una posizione! Non solo economica ma anche nella piramide sociale.

Ma andiamo avanti nella lettura del documento che è tutta una scoperta!

   Per i primi due anni i coloni teutonici non sono tenuti a pagare alcuna tassa che non sia la sola decima: operazioni simili, a pensarci un attimo, si fanno ancora oggi per agevolare l’insediamento di attività lavorative nei propri territori. Dopo i due anni bisogna però che i coloni corrispondano il fitto pattuito. Per loro vi era anche l’esenzione delle tasse al comune di Verona, ma, in caso di guerra (qui detta «esercito generale») devono prendervi parte: insomma va bene tutto, ma se c’è la guerra bisogna farla!

   Anche il Vescovo si assume degli obblighi nei confronti dei coloni tedeschi, quello per esempio, di garantire «un sacerdote cattolico, tedesco scelto secondo la loro libera volontà».
La cosa è comprensibilissima perché vi era una serie nutrita di azioni religiose che richiedeva un sacerdote che conoscesse perfettamente la lingua dei coloni appena arrivati. Per farsene un’idea basta pensare al sacramento della confessione e l’importanza della norma appena citata appare subito chiara e indispensabile.

   Con queste note non ho certo esaurito il documento di Bartolomeo della Scala del 1287 e quello successivo del Vescovo Pietro del 1376, ma per avere un’idea di come andavano le cose  spero sia sufficiente.

   Nella prossima occasione vedremo come è avvenuta la diffusione dell’elemento tedesco nel territorio, poiché, come è noto, quei pastori e quei boscaioli non si sono limitati ad insediarsi nel territorio, quello di Roveré – il Roveredum del documento scaligero – a loro inizialmente assegnato dal Vescovo Bartolomeo, ma hanno occupato anche altre aree limitrofe, tanto da dover parlare, nei secoli successivi, dei XIII comuni veronesi. roverè

Chiesa parrocchiale di Roveré Veronese,
chiesa matrice delle altre chiese lessiniche.

 Aldo Ridolfi (continua)

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