Gonzato Passarelli Silveria – Frammenti d’anima

…a cura di Elisa Zoppei

1-aperti

Per le tue domande scrivi a >>> elisa.zoppei@gmail.com
Silveria Gonzato Passarelli

Nota biografica
Ho conosciuto Silveria Gonzato Passarelli una sera di qualche anno fa nella biblioteca di San Martino Buon Albergo, dove veniva presentato un suo libro di poesie in dialetto. Indossava un abito giacca pantaloni nero, un cappello pure nero ad ala spiovente, il tutto ravvivato da una bella sciarpa di seta bianca: elegantissima. Accanto a lei il marito, Beppe Passarelli, compagno d’arte e di vita. Mi fecero l’impressione di una coppia bene affiatata specie quando insieme si esibirono in “teatrini” comico umoristici con  testi scritti da lei, ma recitati insieme. Seppi che era il loro modo naturale di accompagnarsi nella vita oltre le mura domestiche, dedicandosi a serate di intrattenimento: lei recitando, lui cantando canzoni in voga con la sua bella voce intonata baritonale.
Raccogliendo notizie sulla sua vita ho saputo che Silveria Gonzato Passarelli nata a Verona, laureata in Lingue, era stata una brava, attenta sensibile e preparata insegnante di sostegno nella scuola secondaria di San Martino B. A. dove aveva svolto il suo ruolo con una particolare capacità di arrivare a capire e sostenere ragazzi con gravi difficoltà fisiche, psichiche e comportamentali, da ottenere impensabili risultati nel loro cammino di formazione. Oltre a essere una scrittrice e una poetessa, Silveria si è cimentata con successo nell’arte della pittura, ed è soprattutto conosciuta come autrice di commedie dialettali, (oltre una cinquantina) in prosa e poesia, dove rivisita le opere classiche come quella dantesca e manzoniana, calandole nella realtà tutta veronese e colorandole con un sapiente vitalistico spirito umoristico.
Per maggiori e dettagliate informazioni biobibliografiche si invita a cliccare qui.

Quarta di copertina
Copertina di Frammenti d’anima

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silveria Gonzato Passarelli, è approdata soltanto oggi, dopo averlo tenuto lungamente in gestazione, al suo primo romanzo in lingua italiana, scritto nel suo personale stile, pulito, accurato, scorrevole, e in una forma narrativa di autentica potenza suggestiva, in grado di suscitare il piacere di addentrarci nella storia, di cogliere la profondità dei significati, fino al coinvolgimento emotivo con l’anima dei vari personaggi, maggiori e minori, che si muovono sulla scena della vita, fra le pareti domestiche, condividendone le ansie, le attese, i sogni.
Il titolo “Frammenti d’anima” (Editore Bonaccorso), annuncia che non si tratta di una storia di ordinaria quotidianità, ma che, nelle varie vicissitudini, vissute e sofferte, dai  protagonisti, (la moglie Chiara, il marito, Nicolò, due figli in crescita, Marta e Filippo, l’amante Marco e tanti altri protagonisti comprimari e non, ognuno con una personalità ben definita), viene colto e portato fuori, l’invisibile ruminare dei sentimenti, dei dissidi interiori, delle crisi spirituali con cui ciascuno deve fare i conti. Si condivide pertanto con  Emma Cerpelloni, che ha curato la prefazione, che questo è un romanzo di grande respiro narrativo, ma è anche un viaggio all’interno delle varie anime, la messa a nudo delle loro sofferenze, delle loro aspirazioni, dei momenti felici, dei ripensamenti, delle delusioni. Esso si offre come un compagno silenzioso, ma eloquente, con cui superare momenti di malinconica solitudine, e come un talismano magico rasserenante che ci apre a tante riflessioni, visioni, ricordi.
Questa è una storia lunga non solo una vita, ma anche cento, mille vite: vite di donne spesso, sull’orlo di una crisi di nervi, e di baratri depressivi, perché criticate senza essere ascoltate e comprese. Chiara è una di esse. È una di noi.
Mi sono sentita spesso in sintonia con Chiara, con i suoi alti e bassi, lo sforzo per dare una sistemazione alla sua vita, la sua fame d’amore, le delusioni, le confusioni, la disperazione accompagnata da un continuo esasperato senso di colpa per la sua inadempienza materna nella cura dei figli… È sì una donna piena di difetti, ma anche una creatura vogliosa di godersi la vita delle piccole cose, e incapace di adattarsi con saggezza alle varie frustranti situazioni disagevoli del vivere.
Io vedo Chiara come una grande eroina del nostro tempo, un po’ vittima delle incertezze, precarietà disvalori che la contraddistinguono. La accosto alle eroine letterarie che come lei hanno sofferto i drammi dell’amore proibito e che, grazie ai loro tempi fustigatori di ogni comportamento dichiarato illecito da regole ataviche primordiali, ci hanno rimesso la vita: Anna Karenina e Madame Bovary in testa. La sorte e il dramma di Chiara, pur avendo la stessa radice (un rapporto matrimoniale infelice) sono diversi: oggi la donna, e Chiara è una donna di oggi, conta su una maggiore consapevolezza dei propri diritti e ciò che viene decretato come atteggiamento “egoistico” è una legittima difesa per non abbandonarsi alla distruzione di se stessa… per non lasciarsi fagocitare dai doveri imposti dalla società… se vuoi questo, devi rinunciare all’altro… se vuoi fare la madre devi rinunciare all’amante. Chiara si muove in mezzo a questi continui dissensi, ma ogni tanto ha il coraggio di scegliere se stessa, pur sapendo  di non avere l’approvazione di figli, amici e parenti, in particolare Luisa l’amica saggia e sincera che non le risparmia le sue ramanzine, perché non sa mai mettersi nei suoi panni… non ci prova nemmeno. Chiara a modo suo riesce a offrirci un modello alternativo di femminilità, umanamente più vero di tante altre mistificazioni.
Bellissimi per i nostri occhi di lettori, anche i tanti scorci di paesaggi nostrani o campestri o rupestri, dentro i quali, Chiara e gli altri protagonisti, si muovono con la loro schietta umanità.

Bella la foto della copertina che fa vedere in un quadro del pittore napoletano Luca Postiglione (1876-1936), il viso di una bellissima giovane popolana con dei grappoli di ciliegie appesi alle orecchie. L’ha scelto l’autrice stessa, collegando l’immagine a un passaggio della storia particolarmente tenero: un gesto di affetto del suocero (nonno Augusto) nei confronti della nuora (Chiara): le adorna le orecchie con qualche rametto di ciliegie mature…
Buona lettura.

Elisa Zoppei

↓