Ernaux Annie – “Passione semplice”

…a cura di Elisa Zoppei

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Sono felice di condividere con voi cari amici lettori, uno dei romanzi autobiografici più intimi e personali della scrittrice francese Annie Ernaux (1940), Premio Nobel per la Letteratura 2022

Annie Ernaux

 

 

 

Una donna di 82 anni ancora vigorosamente bella, di quella bellezza che parte dal di dentro come corredo dell’intelligenza e acutezza dello spirito che ha ancora tanto da comunicare.

 

 

 

Il 1° settembre 1940 a Lillebonne, operosa e vivace cittadina della Normandia, che vanta al suo interno parecchi resti di civiltà romana (anfiteatro), è venuta al mondo Annie Duchesne da genitori di modesta condizione economica, i quali, prima come contadini, poi come operai e infine come esercenti di una bottega di alimentari e caffetteria, sono saliti di qualche gradino sulla scala sociale. La coppia prima della sua nascita era stata colpita dalla morte per difterite di un’altra figlioletta, e con l’arrivo di Annie si era trasferita nel comune di Yvetot, dove Annie trascorse gli anni della sua infanzia e giovinezza, frequentando la scuola elementare media e superiore con ottimi profitti, tanto che i genitori, la mandarono all’Università di Rouen dove si laureò brillantemente in Lettere. Era figlia unica, e solo all’età di 10 anni venne a sapere per caso di quella sorellina morta prima di lei, venerata dai genitori come una piccola santa. Lo racconta nel suo libro “L’altra figlia” dove, a ragion del vero, aggiunge che la madre le lasciava tutto il tempo libero dalle incombenze domestiche perché lei potesse dedicarsi completamente allo studio e alle letture che più l’appassionavano. Ottenuta l’abilitazione all’insegnamento iniziò la sua carriera di docente di Lettere moderne in un Liceo di Rouen. Nel 1964 sposò Philippe Ernaux; ed ebbe due figli, ma il matrimonio finì all’inizio degli anni ottanta, quando il marito dopo 17 anni di vita insieme lasciò il tetto coniugale. Del marito oltre i figli conservò il nome. Come femminista, portò sempre avanti la battaglia a favore del riscatto della donna dai limiti imposti dalla società patriarcale, impegnandosi politicamente, con lucida fermezza nelle varie campagne di lotta che l’hanno vista marciare in prima linea usando le armi della parola e della penna. Infatti la sua letteratura nasce sempre dalla compenetrazione dei temi sociali nella propria storia biografica. E spesso nelle sue interviste dichiara che scrive per mostrare che lo scorrere del tempo è percepito dalle donne in modo del tutto diverso  rispetto agli uomini e che specie nel suo ultimo libro “Gli anni” racconta la storia della Francia filtrata dalla sensibilità femminile dal quaranta fino ai giorni nostri. Ripensa soprattutto a sua madre, donna del passato del tutto diversa dalla donna che lei è diventata col suo aiuto. Sono certa che molte di noi donne ci riconosciamo in questo: quello che oggi abbiamo raggiunto, molto lo dobbiamo alle nostre madri che hanno lottato perché avessimo un avvenire indipendente, pur non perdendo di vista gli obblighi della maternità e della famiglia.

Annie Ernaux, è considerata una scrittrice tra le più taglienti, esatte, precise della nostra epoca, che è riuscita a toccare i cuori e le anime di centinaia di migliaia di persone con una letteratura temeraria, mai ammiccante, mai compiacente, minata da un’idea alta dell’arte, eppure accessibile a tutti. Ha continuato a scrivere tutti i giorni fin da ragazzina annotando una specie di inventario della sua vita come per fermare il tempo per non perderne la memoria, con la necessità di far vivere le sue emozioni, la vergogna delle sue origini, esperienze, lotte, vittorie, sconfitte, traumi, amori dolori, gioie… oltre il tempo.

Dopo tanti riconoscimenti di valore e premi letterari importanti (2016 Strega), è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura 2022 per “… il coraggio e l’acume clinico con cui scopre le radici, gli allontanamenti e le costrizioni collettive della memoria personale”

Grazie Annie. Sei tutte noi.

 

in Quarta di copertina “Ernaux
ci insegna a mettere le
mani nei lati oscuri, nella
vergogna. Perché senza                                                vergogna non c’è letteratura”
(Nadia Terranova)

 

 

 

 

PASSIONE SEMPLICE (BUR Rizzoli Contemporanea, 2019), è un romanzo autobiografico dove l’autrice, senza veli o mistificanti sensi di colpa, racconta, ma più che raccontare espone, un’esperienza d’amore proibito, vissuta lungo un arco di tempo non precisato, ma che l’ha penetrata in ogni poro della pelle, in ogni anfratto della psiche, in ogni sospiro di vita, in ogni gesto del fare, in ogni silenzio.

A mo’ di prologo prima dell’inizio, leggiamo la descrizione esatta e particolareggiata di un atto sessuale guardato dall’autrice in un filmetto porno.

Lo considera uno dei tanti tabù in fatto di materia sessuale superati nella nostra epoca, in cui si può mettere a nudo quel qualcosa che fin dall’origine dei tempi è stato dichiarato illecito, immorale, da consumare al buio nel segreto dell’alcova. E ora è uno svago consumistico a portata di mano. Ma ella ci porta a riflettere che anche la scrittura ha contribuito in molta parte a esorcizzare i tabù del sesso e a creare un rapporto più disteso con le parole e le azioni dei vari rapporti sessuali, cogliendone l’aspetto felice e appagante, mediante la “sospensione di ogni giudizio morale”

Sono una settantina di pagine, una più intensa dell’altra, dove la passione della protagonista, sposata con figli già grandi, per un uomo, pure sposato, incontrato per caso, che la usa esclusivamente per il proprio piacere carnale (da una botta e via), la rende schiava, soffocando ogni suo slancio vitale, riducendola a un automa che vive solo in attesa della sua chiamata. Per lei nulla ha più senso nelle sue giornate senza meta che aspettare la telefonata per raggiungerlo in una stanza d’albergo, accoppiarsi e tornare ancora ad aspettarlo. La donna si ritrova sempre sola fra le cose abituali che non la interessano più, tesa continuamente allo squillo del telefono che la chiama per qualche ora a offrirsi anima e corpo a un uomo dal fascino slavo che non le ha mai detto “ti amo”… Che lui l’ama lo legge nel suo desiderio mentre la spoglia, nei suoi ansiti e sospiri. Ma niente di più. E lei lo ama? Di quale natura è il suo amore? Chi è quest’uomo chiamato sempre e solo con la lettera A? Di lui non si sa niente se non che è fisicamente attraente, ma nulla che riguardi i sui gusti, i suoi pensieri, i suoi sentimenti. Nulla importa al di là della passione vissuta da lei in maniera corrosiva, da accettare ogni umiliante aberrazione.

Quando riuscirà a rendersi conto di buttarsi via per niente? Ha bisogno di essere aiutata per dare alla sua vicenda il nome di caso clinico, di disturbo ossessivo – compulsivo?

Che cosa succederebbe se arrivasse il tempo in cui non potrà aspettare più niente e nessuno? Riuscirà a continuare a vivere?

Annie Ernaux dice spesso che il suo modo di scrivere di se stessa nelle sue storie, è quello di spersonalizzarsi, di guardarsi da fuori, di ascoltare da fuori della porta un’altra persona che parla di lei. Quindi ogni vicenda, anche la più scabrosa, può essere accolta come narrazione di verità che possono far male sì, ma che allo stesso tempo ristabiliscono un equilibrio cosmico fra il bene e il male.

Buona lettura

Elisa Zoppei

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