9 DAL GUARDARE ALL’OSSERVARE, NELLO SPAZIO E NEL TEMPO: “Monte Ongarine: quando un toponimo “racconta storie” (ma non identità paesaggistica)”

…a cura di Giorgio Chelidonio

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Croce delle Ongarine

Monte Ongarine: quando un toponimo “racconta storie” (ma non identità paesaggistica)

Alzino la mano quei “veronesi di lungo corso” che non hanno mai sentito quella vecchia storiella che tratta dell’immaginario incontro fra un cane di Avesa e uno di Quinzano. Io ne ho ereditato, dai racconti di mio nonno (sanstefanato, classe 1880) una versione ambientata a Porta San Giorgio, dove (almeno fino ai primi decenni del XX secolo) c’era un “dazio” per entrare in città: entrambi i cani stringevano in bocca un pezzo di carne (evidentemente, nel ricordo popolare che per far entrare in città questo genere di merce si “pagava dazio”) e i dazieri chiesero ai due animali da dove venissero. Il primo risponde “da Ȧeda” (o Ȧesa, verosimilmente l’antica pronuncia locale per Avesa), e con questa “parlata larga” lasciò cadere la carne. L’altro invece rispose: “da Chinsàn” (da Quinzano”) tenendo ben stretti i denti e la sua preda. Di questa antica storiella, traccia evidente di un micro-campanilismo ancora ben vivo quando questi quartieri erano ancora “paesi”, esiste tuttora una qualche traccia “in rete”(1).  Peraltro, anche l’etimologia di questi due toponimi è ben diversa, come hanno proposto G.B. Pellegrini(2) e D. Olivieri(3):
– Quinzano dal nome di un latino Quinctius. Del resto quello veronese non è l’unico Quinzano in Italia;
– Avesa, già citata come Habusa in un diploma longobardo dell’813 d.C., “toponimo d’acqua” che riaffiora anche in un antico torrentello bolognese (Aposa).
Si potrebbe dunque dedurre che una antica rivalità ambientale dividesse i due suddetti paesi e le loro due valli: ricca d’acque(4) quella di Avesa, dove nasce il Lorì, più torrentizia quella di Quinzano come si è potuto constatare in occasione di alcuni nubifragi locali, come quello accaduto nel 2018(5).
La loro divisione più evidente è data dal rilievo del Monte Ongarine, che separa i due fondovalle, con versanti ripidi e con dislivelli di oltre 200 metri, incisi nei calcari eocenici(6). Dal punto di vista geomorfologico, queste due incisioni vallive coincidono, in parte, con un gruppo di più antiche linee di faglia, subparallele e orientate NNE/SSW.
La morfologia di questo monte avrebbe potuto prestarsi ad “abitati fortificati” tardo-preistorici, poiché nella sua parte meridionale ci sono le condizioni per i cosiddetti “épéron barré”(7): a questa tipologia, ben nota nella paletnologia francese, identifica villaggi posti su speroni rocciosi, naturalmente difesi su tre lati, come, ad esempio, il sito neolitico di Monte Rocca (a Ceraino) ma anche lo stesso colle di San Pietro. In quest’ultimo, però, le costruzioni storiche hanno spianato l’area insediativa che ha restituito, finora, solo tracce riferibili all’età del Ferro.
Forse proprio la forma di questo rilievo ha ispirato la semplicistica tradizione (non so quanto vecchia o antica) toponomastica: “Ongarine” si sarebbe riferito ad un insediamento degli Ungari, un’etnia ungherese che, fra l’899 e il 933 d.C., saccheggiò più volte vari territori dell’Europa occidentale. A quel toponimo “mitostorico” ha finito per allinearsi il comitato locale del carnevale veronese, identificando nella figura di Attila l’invenzione di una maschera rappresentativa del suddetto borgo. Ma la reale riferibilità ad eventi “ungarici” pare del tutto improbabile: questo sperone roccioso è mappato (IGM 1968) come “la Crocetta”(8) e neppure questo nome risulta nel Catasto Austriaco del 1847.
Diversa la credibilità del toponimo “Monte Ongarína”(9) o “Monte Ongaríne”(10): pare riferibile ad un toponimo medievale assai simile (longaría), con significato di “striscia stretta di terra coltivata”, connesso forse agli stretti terrazzamenti orticoli ricavati sulle pendici di quella dorsale. Secondo un’altra ipotesi(11) le “longaríne” ricorderebbero le particolari pezzature di pietra, adatte a farne architravi per porte: gli strati regolari (spessi fra 25 e 50 centimetri), estratti dalle numerose cave locali, erano detti “longáre”.
Peraltro, la vulgata popolare “degli Ungari” era già viva nei primi decenni del XIX secolo: infatti la mappa asburgica del 1835 riporta “Monte Ungarine”(12).
Insomma, la toponomastica popolare è un buon indizio per tentar di risalire ai significati antichi di un luogo, ma occorre testarlo attentamente e con spirito critico per non rischiar di incappare in identità fantasiose e perciò fasulle. E i veronesi con il “giuliettismo” dilagante ne sono un buon esempio.

Links

1) http://rassegnastampaurbana.blogspot.com/2013/09/leggenda-cane-Quinzano-Avesa-Verona.html 

2) Pellegrini G.B., 1990: Toponomastica Italiana, Ulrico Hoepli Editore, Milano > a pagina 320 si evidenziano altri 4 Quinzano, fra Emilia, Lombardia e Marche.

3) Olivieri D., 1914: Saggio di una illustrazione generale della toponomastica veneta, Casa Editrice S. Lapi, Città di Castello (PG).

4) Il Lorì è una risorgiva carsica che sgorga dal fondovalle: ha una portata variabile ma che può anche superare i 70 litri al secondo ed è alimentata da un bacino idrogeologico esteso dalla Val Galina e del Vajo Borago ( https://progettoverona.wordpress.com/2012/01/02/piano-degli-interventi-attenzione-ad-avesa/).

5) https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/torrente-quinzano-al-via-i-lavori-di-sistemazione-1.6734911?refresh_ce 

6) Sorbini L. et alii, 1977: Geologia del territorio del Comune di Verona, Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona (II° serie), Sezione Scienze della Terra, n.1.

7) https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89peron_barr%C3%A9

8) Eretta, pare, nel 1765, abbattuta da un fulmine nel 1966 e rifatta in discutibili forme cementizie nel 1968 (https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/si-inerpica-sul-monte-ongarine-e-non-riesce-piu-a-scendere-auto-bloccata-da-una-settimana-1.8454726 ).

9) Istituto Geografico Militare, foglio 49-III Verona (edizione n. 8 – 1968)

10) Un documento riferibile fra il XIII e il XV secolo d.C. cita “in sorte Longarine” > – Rapelli G., 1996: Prontuario toponomastico del Comune di Verona, Edizioni “La Grafica”, Lavagno (VR).

11) Questa ipotesi “geologica” mi è stata illustrata, molti anni fa, dal dott. Giuseppe Corrà (https://www.veramente.org/it/notizie/2008-sotto-torricelle-tesoro.html ).

12) “Plan der Stadt und Umgebung von Verona, 1835”, foglio VI > in – Bozzetto L.V., 1993: Verona – La cinta magistrale asburgica, Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona.

Verona, 11.01.2022

Giorgio Chelidonio

Link per la foto, rielaborata da : https://www.enricotrek.com/05-maggio-verona-da-quinzano-a-montecchio-di-negrar.html

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