15 DAL GUARDARE ALL’OSSERVARE, NELLO SPAZIO E NEL TEMPO: “San Giorgio in Braida: “osservare” un mosaico paesaggistico veronese bimillenario”.

…a cura di Giorgio Chelidonio

 

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“San Giorgio in Braida: “osservare” un mosaico paesaggistico veronese bimillenario”

Fig. 1: case affacciate sull’Adige nella zona allora detta Sant’Alessio, dipinto (1928) di Attilio Bresciani (https://www.facebook.com/photo/?fbid=146179450231602&set=a.114458096737071 )

Fin da bambino, complici connessioni famigliari, ho avuto occasioni di attraversare il Ponte Garibaldi per raggiungere il Lungadige San Giorgio: ricordo tentativi di pattini a rotelle, serate al cinema (il “Diana”) all’aperto e la passeggiata fino a Santo Stefano, quartiere natìo dei miei genitori: la famiglia di mia madre abitava nelle case (allora dette “di Sant’Alessio”) affacciate sull’Adige(fig. 1) e di quel paesaggio, cancellato dalle radicali e pretestuose trasformazioni imposte dal clima “littorio” (così era stato battezzato il nuovo lungadige) nel 1935.
Già allora mi incuriosiva quel “in Braida” che tutti abitualmente citavano senza spiegarne l’origine. Non sospettavo certo che evocasse un paesaggio di mille anni fa: un prato extra-urbano dove, forse già i Goti di Teodorico, vi facevano pascolare i cavalli.
Anche scoprire che la vicina “Porta San Giorgio” avesse sul frontone scritto “Porta Trento” mi avrebbe stupito, se non fosse che i racconti del mio nonno materno ricordassero il tempo (pre 1866) in cui era presidiata da una guarnigione di soldati …croati, giunti lì come parte dell’esercito asburgico. Ho dovuto riordinare quei confusi ricordi con un po’ di storia veronese: la più antica mappa della città (1460, veneziana) conferma il nome di “Porta di San Zorzo”, allora aperta lungo le mura “di Cangrande” (erette nel 1321-1324).
Pochi decenni dopo (fra il 1522 e il 1525) , le nuove opere di bastionatura urbana erette dai veneziani(1), trasformarono le mura scaligere, per adattarle ai sistemi di artiglieria che avevano sperimentato durante le alterne vicende della “Guerra di Cambrai” (1508-1516)(2).
In quest’area della riva atesina sinistra, prima del Trecento, le mura urbane finivano ancora con “Porta Santo Stefano”(3), cioè con quel che ancora allora restava della porta romana.
Non si hanno notizie di cosa fosse rimasto di tale porta, che dal Ponte Pietra(4) portava in direzione della Valpolicella e della Valle dell’Adige. Il suo stesso nome romano è tuttora sconosciuto, mentre i documenti più antichi oggi noti ce ne hanno tramandato memoria legata all’omonima chiesa paleo-cristiana, intuitivamente perché fosse l’unico edificio di rilievo prima dell’anno Mille. Allora, fuori della suddetta porta, si estendeva una zona coltivata a vigne(5) e pascoliva, cioè il paesaggio evocato proprio da quel “in braida”(6).

Fig. 2: mappa delle strade di Verona romana: reticolo urbano e “strade allaccianti” extra-urbane, di cui una, dopo essersi staccata (nell’area dell’attuale Porta Trento)dalla strada consolare per Trento, proseguiva lungo la riva atesina sinistra, attraversava l’Adige (su un ponte ligneo), dopo di che continuava sulla riva destra (oggi Regaste San Zeno) (AA.VV., 2019).

Però, fuori da “Porta Santo Stefano”, una strada allacciante si staccava dalla Via consolare romana detta Claudia Augusta (consolidata nel 47 d.C.)(7) e proseguiva lungo il fiume(fig. 2), attraversandolo, su un ponte ligneo(8): forse, fuori dall’Arco dei Gavi (inglobato, 11 secoli dopo, come “porta urbana”) da lì si ricongiungeva con la Via Postumia(9), ma se ne staccava quasi subito, procedendo lungo il fiume in direzione Ovest (cioè della cinquecentesca Porta San Zeno)(10).
Prima di raggiungerla tuttora si incontra un antico toponimo, Corrubio, dal significato di quadrivio, cioè un incrocio fra tracciati viari già aperti dai romani: quello che usciva  in direzione dell’attuale Corso Milano ricalca la Via consolare detta Gallica(11), che raggiungeva Arilica (cioè Peschiera) e, da lì, Brixia (Brescia), Bergomum (Bergamo) e Mediolanum (Milano), nelle cui mura entrava dalla Porta Aurea(12). Tornando alla “braida” di San Giorgio, nel 1040, in un terreno compreso fra la riva del fiume e la “strada regia” (nome medievale allora dato alla Via Claudia Augusta) venne fondato l’omonimo monastero benedettino. Dopo il terremoto del 1117, la sua chiesa fu restaurata in forme “romaniche”, ma di questa fase edificatoria sopravvive, sul lato della “strada regia”, una torre parzialmente mozzata, che rivela i tipici materiali da costruzione usati nel XII secolo: i cosiddetti “tufelli”, blocchetti in calcare organogeno, “tenero” ma compatto, segati da strati di cave aperte nelle colline vicine(13).
Fino ai primi decenni del XVI secolo l’area di San Giorgio era fra i borghi cittadini più popolosi: si estendeva fuori e dentro le mura scaligere, con numerose chiese(14).
Però, come già accennato, dopo le opere veneziane di bastionatura delle mura urbane tutte le costruzioni extra-murarie(15) furono sistematicamente abbattute per creare uno spazio (profondo circa 1 miglio, detto “la spianà) su cui “battere” con le artiglierie eventuali assedianti.

Fig. 3: panorama di San Giorgio da “Campagnola”, dipinto (1710 circa) di Gaspar van Wittel (https://it.wikipedia.org/wiki/File:Caspar_van_Wittel_-_Verona_-_A_View_of_the_River_Adige_at_San_Giorgio_in_Braida_-_WGA25842.jpg )

Nell’area di San Giorgio in Braida si determinò così quel paesaggio ben illustrato nel dipinto seicentesco di Gaspar Van Wittel(fig. 3)(16) e che durò, pressoché immutato, fino alle trasformazioni del bastione effettuate, fra il 1838 e il 1840, dagli austriaci(17).

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 4: lavori di costruzione (1935) del Lungadige “Littorio”, oggi detto “San Giorgio” (https://primadituttoverona.it/cronaca/il-lungadige-di-verona-dalle-origini-ad-oggi-la-mostra/ )

La successiva e radicale trasformazione, avvenne nel 1935(fig. 4): dopo che, nel 1934, un nubifragio aveva fatto crollare alcune case che ancora si allineavano lungo la riva del fiume, l’amministrazione municipale le fece abbattere tutte creando il Lungadige Littorio(18), rinominato, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, prima “Paolo Caliari” e poi “San Giorgio”.
La più recente modifica paesaggistica risale al 1967, proprio con la costruzione cementizia, ideata dall’architetto L. Cecchini(19) per ospitare la Scuola Media “Catullo”(20), che si apre al n. 1 di Via Breccia San Giorgio, il cui doppio arco nelle mura cittadine venne aperto nel 1949 (Rapelli, 1996).

 

 

Links

1 – https://www.bastionesangiorgio.com/le-fortificazioni modifiche asburgiche 1838-1840.
2 – https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_della_Lega_di_Cambrai
3 – https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santo_Stefano_(Verona) dal nome dell’oratorio già esistente dal V secolo e, forse, fatto abbattere da Teodorico (re goto che regnò sulla penisola italiana e sulla Dalmazia dal 493-526 d.C.). Un documento (Bonetto G.B., 1998) del 947 d.C. cita Porta Santo Stefano in Fontanelle.
4 – https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Pietra (che si ritiene edificato almeno agli inizi del primo secolo a.C.)
5 – Un documento del 1057 d.C. cita “terra cum vineis ….in finibus Veronensis in loco et fundo Saco” (1057 d.C.). Sacco era il nome di una contrada fuori le mura che, dopo il 1520, fu abbattuta per realizzare la “spianata” esterna alla nuova bastionatura urbana eretta da Veneziani.
6 – https://www.treccani.it/vocabolario/braida – toponimo legato all’occupazione longobarda (568-774 d.C.). Derivato dal longobardo “breit” (con significato di “spazio largo”), definiva un tipo di campi, esterni alle mura, tenuti a prato per farvi pascolare i cavalli. Il noto toponimo veronese “Brà”, nome storico della grande Piazza su cui si affaccia l’anfiteatro romano (detto “l’Arena), ha lo stesso significato.
7 – https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Claudia_Augusta – La costruzione della via consolare detta Claudia Augusta venne avviata nel 15 a.C. da Druso, generale di Augusto (il primo imperatore romano), in concomitanza con la guerra che portò alla conquista dei territori della Retia (dal nome latino dei Reti, popolazioni alpine pre-romane che occupavano i territori compresi fra il Trentino/Alto Adige e il Tirolo. Caio Plinio Secondo (23-79 d.C. – https://it.wikipedia.org/wiki/Plinio_il_Vecchio), nella sua “Naturalis Historia”, scrisse “Raetorum et Euganeorum Verona” (Libro III, 19,130).
8 – Nel sito di quel ponte ligneo oggi sorge il ponte scaligero di Castelvecchio, costruito alla metà del XIV secolo (1354-1356).
9 – (https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Postumia) Questo tracciato militare romano, dal 148 a.C.,  arrivava a Porta Borsari da Sud-Ovest (cioè da dove, dal XVI secolo, si trova la Porta Palio rinascimentale) e, almeno dalla metà del I secolo a.C., attraversava l’Adige sul ponte romano oggi detto Postumio (https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Postumio )
10 – https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_San_Zeno_(Verona)
11 – https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Gallica
12 – https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Aurea_(Milano) questa porta, demolita dopo l’assedio del 1162, si apriva nelle nuove mura romane fatte costruire, dopo il 291, dall’imperatore Massimiano, quandoMediolanum era assurta a capitale dell’ Impero romano d’Occidente.
13 – Sull’angolo fra le vicine Via Sant’Alessio e vicolo Verza, sono visibili parti di un edificio (una casa-torre?) eretto in stile pre-romanico, intuibile dall’uso di blocchi di spoglio (https://italiawiki.com/pages/architettura/spolia.html ) di monumenti (funerari?) romani e “tufelli” calcarei cavati dalle colline vicine.
14 – https://it.wikipedia.org/wiki/File:Carta_Almagi%C3%A0.jpg La cosiddetta “Carta dell’Almagià” (dal cognome dello studioso che la pubblicò) è la più antica mappa del territorio veronese redatta (nel 1460 circa) al tempo della prima occupazione veneziana.
15 – S. Giovanni in Sacco, S. Domenico in Acquatraversa e la grande chiesa di Santa Maria Materdomini (https://www.veronasera.it/speciale/blog/santa-maria-mater-domini-verona.html ), eretta dai Domenicani nel XIII secolo nell’area allora detta Montedonicus, da cui deriva il toponimo Valdonega attuale. (1059 d.C. > “pecies dues de terris cum vites…quibus sunt positis…in finibus Veronensis in Montedonico» – Bonetto 1998, pag. 19)
16 – Veduta (circa 1710) esterna al bastione e alla Porta San Giorgio https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Caspar_van_Wittel_-_Verona_-_A_View_of_the_River_Adige_at_San_Giorgio_in_Braida_-_WGA25842.jpg
17 – https://www.bastionesangiorgio.com/le-fortificazioni
18 – https://www.larena.it/argomenti/cultura/lungadige-littorio-quando-san-giorgio-stregava-dall-oca-1.6360135 Purtroppo gli sbancamenti delle case affacciantisi sul fiume non furono documentati archeologicamente. Pare, però, probabile che ne siano emerse tracce sia d’età romana che medievale.
19 – https://it.wikipedia.org/wiki/Libero_Cecchini
20 – https://www.ic9verona.edu.it/home/app/default/login.php

Cenni di bibliografia consultata

  • VV., 2014: Verona e il suo territorio nel Quattrocento. Studi sulla carta dell’Almagià, a cura di S. Lodi e G.M. Varanini, Cierre Edizioni, Sommacampagna (VR).
  • VV., 2019: Verona e le sue strade. Archeologia e valorizzazione, a cura di P. Basso, B. Bruno, C. Cenci e P. Grossi, Cierre Edizioni (Sommacampagna/VR).
  • Bonetto G.B., 1998: Le carte della Chiesa di Santo Stefano di Verona (dal sec. X al 1203), Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona
  • Brugnoli P.P., 2014: San Giorgio in Braida, GBE Gianni Bussinelli Editore, Lavagno(FR):
  • Rapelli G., 1996: Prontuario toponomastico del Comune di Verona, Edizioni La Grafica (Lavagno/VR).
  • Venturini L., 2013: Santo Stefano in Verona, Scripta Edizioni, Verona.

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Verona, 11.06.2023

Giorgio Chelidonio

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