Pubblicazione del libro – “C’ero una volta”… di Renzo Zerbato… segnalazione a cura di Giuseppe Corrà… – 81

…a  cura di Giuseppe Corrà

LAVAGNO (VR)

Il Dugal, un allegro ruscello umanizzato: è questo il soggetto di cui narra nel suo nuovo libro Renzo Zerbato, con lo stile affabulatorio che gli è proprio. Un modo che, senza annoiare, gli permette di raccontare il mondo che ama e che gli sta attorno.
Il rio Dugal che, proprio come un essere vivente, nasce, vive la propria vita giovanile gagliarda di forza e di frenesia (qui risulterebbe molto più espressivo ed appropriato il vocabolo dialettale morbin, solo se fosse ancora compreso), la propria maturità più riflessiva ma ricca di tanti frutti gustosi e la propria vecchiaia quando le forze vengono meno e i ricordi sono tanti, la voglia di raccontare e di raccontarsi è ancora maggiore perché si avverte che il tempo a disposizione rimane ancora poco, troppo poco per poter trasmettere ad altri il proprio vissuto. Imperativo quest’ultimo che pur si percepisce come una missione importante da compiere e in fretta.
Questo è il ciclo della vita. Anche per un ruscello le cui acque produttive hanno avuto una grandissima importanza nel passato per l’intera vallata di Mezzane che, sempre tranquille, l’hanno attraversata da cima a fondo. Oggi, però, quelle stesse sue acque, che l’uomo non ha saputo rispettare, rischiano di essere incolpate di creare solo disagi. Disagi che si potrebbero risolvere facilmente deviandolo al più presto nella Prognella, un torrente che, almeno  fino alla metà del 1800, gli scorreva quasi  sempre accanto. Tanto, ben pochi sarebbero disposti ad alzare la propria voce in difesa di questo povero ruscello. Ma perché, al contrario, non pensare a rivalorizzarlo proprio adesso che non è più oberato da tanto lavoro e quando potrebbe continuare a scorrere ancora libero almeno per una parte della sua valle tanto amata?
Con questo  racconto di fantasia, simile alle narrazioni che si potevano udire nei filò ambientati in passato al caldo delle stalle, Zerbato, senza avere nessuna pretesa di essere uno storico, ci presenta anche alcune  vicende di cui il Dugal è stato protagonista. Parla pure di altri fatti di cui, invece, il rio è stato solo spettatore, ma sempre uno spettatore attento e curioso.
Così nel suo libro ci narra di un’acqua gelosamente ed anche caparbiamente custodita e reclamata  da tutti, tanto da arrivare a discutere della sua utilizzazione perfino nelle aule dei tribunali. Eh sì, perché, per quel tempo ormai forse irrimediabilmente passato, poter attingere all’acqua del Dugal era davvero una questione di sopravvivenza, una vera questione di vita o di morte. Ciò anche se il cammino necessario per arrivare al ruscello là giù nella valle spaventava il buon parroco di San Briccio preoccupato com’era dell’integrità fisica e morale delle ragazze della propria parrocchia  che, da sole, affrontavano quel percorso. Eppure, era assolutamente necessario che compissero quel tragitto e ritornassero a casa con i secchi pieni del prezioso liquido attinto. Bisognava pur far di necessità virtù .
Quello stesso rio è stato capace di fornire all’uomo anche un valido aiuto nell’alleviare le fatiche del lavoro e rendere ancora più produttiva l’attività umana. Basta pensare ai mulini le ruote dei quali venivano azionate dall’acqua cristallina che, sgorgata da una sorgente cristianizzata, (in un primo tempo, infatti, quella fonte era stata dimora di altre divinità legate alla natura ed al ciclo della vita), con il proprio scorrere faceva girare e le rendeva capaci di muovere le pesanti macine di granito che trituravano i cereali ed anche spremevano le drupe di cui in autunno si ammantavano e si ammantano ancora le piante d’olivo sparse sulle pendici delle colline d’intorno.
La cronaca ci racconta pure di qualche tragedia legata alle acque del rio Dugal, ma, a dire il vero, questo piccolo corso di acqua non ha mai costituito un serio pericolo per la popolazione disseminata per la vallata da lui attraversata dentro stretti argini spesso artificiali creatigli dall’uomo. Preoccupava e preoccupa ancora, invece, di tanto in tanto, la sua amica Prognella, il torrente Mezzane, quando, con la propria violenza, riesce anche a rompere le sponde e dilaga fra le case provocando disastri ed anche morte. Il suo straripamento, infatti, è riuscito addirittura a cancellare quasi del tutto la primitiva chiesa parrocchiale di Mezzane situata al fondo di quella che oggi si chiama Piazza IV Novembre. Solo il vecchio campanile, trasformato in torre civica con l’aggiunta di merli posticci, rimane ancora a ricordare a tutti che quella  comunità, nel passato più lontano, si radunava là per pregare e per celebrare i propri riti religiosi.
Un altro fatto vale la pena di richiamare alla memoria. Qualche ricco signore, che abitava nella vallata, utilizzò l’acqua del rio Dugal per creare, a proprio diletto, cascatelle e giochi fantasiosi utilizzati per riempire le ore annoiate dal troppo e lungo dolce far niente. Queste opere preziose, però, sono rimaste a noi in eredità ad esempio nella villa Verità-Montanari oggi Fraccaroli in località Boschetto del Comune di Lavagno.
Anche altri giochi più spensierati ed allegri il Dugal ha sempre favorito lungo le sue sponde. Quelli dei bambini che, sentendosi quasi dei capitani coraggiosi, affidavano alla corrente le loro barchette di carta indirizzate alla volta di Paesi lontani e sconosciuti. Avventure queste sempre sognate e, quasi mai, realizzate ma che hanno contribuito a colorare in maniera positiva una realtà spesso con tanta povertà, ma sempre troppo ricca di difficoltà.
Pure la cattura dei gamberi, cibo prezioso per contribuire a calmare un po’ quella fame che sempre abitava nelle loro pance, costituiva un gioco per i ragazzi, mentre alle loro compagne piaceva di più raccogliere mazzi di fiori da portare ai capitelli sparsi per la campagna o alla mamma che le attendeva a casa.
I discorsi dei più anziani ricordano, però, anche alcuni episodi luttuosi legati a questo ruscello, come la morte per annegamento di una piccola bambina scivolata inavvertitamente nell’acqua dalla quale non è stata capace di riemergere con le sole proprie forze. Con lei, infatti, in quel brutto momento, non c’era nessuno, purtroppo.

Ma, quando a dissetare i campi, ad abbeverare gli animali e a soddisfare le numerosissime esigenze degli uomini, comprese quella di venir aiutati nello svolgere i loro impegnativi e preziosi lavori, sopraggiunsero altre forze come, ad esempio, l’energia elettrica oppure vennero realizzate nuove condotte d’acqua che poteva essere utilizzata più in abbondanza e con sempre minor fatica, l’importanza del rio Dugal è andata sempre più scemando fino a lasciar che il suo corso divenisse una vera e propria fognatura a cielo aperto, molto maleodorante.
Allora il povero ruscello cominciò sempre di più ad avvertire che per lui non c’era posto in quel mondo e che con il proprio fluire contribuiva a dare noia, a creare disagi sempre meno tollerati. Quasi fosse solo colpa sua e non soprattutto di chi non aveva saputo rispettarlo e trattarlo con l’attenzione che gli era dovuta. Così avvertiva sempre di più che era giunta ormai per lui l’ora di dare l’addio alla sua terra, agli animali e alle persone che aveva amato per tanto tempo.
Molto spesso ai nostri giorni, quando ancora rimane una traccia del suo passaggio, specialmente dopo la località Vecchia fontana dove lui, il Dugal, è già stato deviato nella Prognella, il suo piccolo alveo è sempre desolatamente asciutto e privo di quella vita ricca di insetti, di pesci, di anfibi, di fiori, di cocomeri messi a rinfrescare, di uomini affaticati e di bambini gioiosi che lo rendevano allegro e desiderato proprio a causa di  quella sua acqua che, per lunghissimo tempo, era stata  portatrice di una realtà che si potrebbe raccogliere in poche parole: fecondità di vita.
Oggi lui non si sente più capace di ripetere ancora questo miracolo. E, a sottolineare questa triste sensazione, concorre anche troppo bene la desolata situazione in cui versano la chiesetta e le strutture monastiche dell’ex convento di Lepia che, un tempo, era stato un importante centro di vita e di attività, grazie anche alle preziose acque che sempre lui, il rio Dugal, faceva fluire fin là quando ormai era quasi giunto alla fine del suo non lunghissimo corso ma importante, almeno per il tempo di ieri.
Eppure il piccolo rio anche ora non smette di sognare di poter ancora girovagare tra l’erba e i fiori fino a farli vibrare di rinnovata speranza. Non smette di pensare di poter ancora ascoltare i canti delle donne che lavavano i panni nei lavatoi riempiti dalla sua acqua. Non smette di augurarsi di poter ritornare, ad una certa ora della notte quando si spengono le luci ed in cielo brillano le stelle, a veder volare le lucciole con  le loro lanternine incorporate capaci di riportare indietro le lancette del tempo e fissarlo in una magica realtà che non cambia mai.
Questo è il racconto del rio Dugal che Zerbato ci regala per invitarci anche a sognare, perché possiamo vivere meglio il nostro tempo che di sogni avrebbe così tanto bisogno.
La presentazione di questo nuovo libro di Renzo Zerbato, ancora edito con cura ed attenzione dallo Studio 83 -Arti Grafiche di Vago e che gode del patrocinio dei Comuni di Lavagno e di Mezzane, avverrà appena possibile, sempre Covid permettendo.

Giuseppe Corrà

↓