RICORRENZA… Verona: “San Giacomo alla Tomba: 800 anni di storia”.
…a cura di Maria Rosanna Mucciolo
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Verona: “San Giacomo alla Tomba: 800 anni di storia”.

La storia di San Giacomo alla Tomba di Verona è legata in un primo momento ad un lebbrosario e poi ad un manicomio. Nel 1225 (800 anni fa) si assiste ad una prima fondazione: l’ospedale dei Malesi (lebbrosario), è il primo luogo pubblico che accoglie i malati di lebbra e nello stesso anno il vescovo J. De Breganze (dal 1225 al 1252 vescovo di Verona) trasferisce i lebbrosi della città in un unico istituto: l’ospedale dei Santi Giacomo e Lazzaro, situato nel quartiere Tomba, l’origine del nome “alla Tomba” si riferisce ad una antica area cimiteriale o un sito di sepoltura romano. L’ospedale di San Giacomo alla Tomba è considerato il punto di partenza della storia della psichiatria nella città scaligera, infatti le origini di questo ospedale risalgono alla prima metà dell’anno Mille, all’epoca non è un ospedale, ma la casa di un cittadino che accoglie i malati di lebbra, cacciati dalla città. Nel corso degli anni la struttura accoglie malati di ogni genere, ma anche poveri e coloro che creano disordini all’interno della comunità scaligera. Nel 1225 si trasforma in ospedale con l’appoggio della chiesa ed in particolare del pontefice Alessandro VI. In un documento del 1803 dal titolo “Relazione dell’istituzione dell’ospedale di San Giacomo e Lazaro”, c’è un interessante riferimento a San Giacomo alla Tomba come destinato al ricovero e alla cura dei malati di lebbra. All’ epoca della costruzione, siamo in pieno medioevo, gli addetti alla sicurezza pubblica radunano per strada i malati e li portano in appositi luoghi. Il nord Italia e di conseguenza anche la città di Verona vive il dramma della povertà e la poca alimentazione contribuiscono alla diffusione di malattie come la pellagra e la rogna. Le persone affette da queste malattie abitano nello stesso luogo e vengono studiati e curati in base alle reazioni corporali. San Giacomo alla Tomba accoglie molti malati e assume il titolo di “luogo di cure”. All’inizio ospita solo uomini poi dal 1565 a causa di un’epidemia, che si diffonde in tutto il veronese, i malati aumentano e vengono ospitati nel Lazzaretto in località Pestrino. Il lebbrosario di San Giacomo detto “alla Tomba” perché sorge alla fine del declivio di una “sporgenza di terreno”, dal 1225 ospita i lebbrosi della città e delle zone limitrofe. Momento di particolare importanza sono gli anni dal 1315 al 1320, a testimonianza ci sono dei documenti importanti che parlano della “comunitas” ospedaliera, degli aspetti economici e gestionali e anche i rapporti dell’ospedale con la società scaligera. Significativa è la riunione capitolare del 26 ottobre del 1308 in occasione della “oblatio” di Bonamo figlio di Henrigetus da Bovolone, che si offre come converso e dona un terzo dei suoi beni all’ospedale. Oggi l’antica chiesa e i suoi affreschi sono in stato di degrado, essendo stata sconsacrata e abbandonata dopo la chiusura delle strutture. L’antica struttura medioevale fu riaperta nel 1879 e destinata a diventare un manicomio, rimasto attivo fino agli anni 70 del secolo scorso. La storia mette in luce l’importanza della struttura per la psichiatria italiana e dal punto di vista artistico è importante per aver promosso l’arte di Carlo Zinelli, maestro dell’Art Brut.
Maria Rosanna Mucciolo
Fonti: Documenti vari consultati presso la Biblioteca Civica di Verona.