RICORRENZA: “VERONA: “La cappella dei Terziari: 500 anni tra arte e religione”

…a cura di Maria Rosanna Mucciolo

VERONA: “La cappella dei Terziari: 500 anni tra arte e religione“.

La cappella dei Terziari

A Verona il Quattrocento si presenta con il rifiorire della spiritualità e dell’architettura, invece il Cinquecento vedrà la completa riorganizzazione della vita dei secolari, dei regolari e delle monache grazie ad una nuova legislatura preparata dal vescovo G.M. Giberti, che faceva riferimento alle disposizioni volute dal Concilio di Trento (1545-1563). Questo emendamento, influì sulle costruzioni, infatti monasteri e conventi furono modificati per rispondere alle esigenze del tempo, così il vescovo Giberti nelle sue “Costitutiones” elaborò nuove regole, non solo per il clero, ma anche per l’edilizia sacra. Fra il 1517 e il 1518, per rendere la città scaligera più sicura da attacchi nemici, vennero abbattute case, chiese e monasteri che erano stati costruiti fuori dalle mura della città. All’epoca la città di Verona, era caratterizzata da tanti borghi, infatti nel borgo di S. Giorgio furono demolite le chiese di S. Giovanni in Sacco, dei Santi Filippo e Jacopo, S. Barnaba, S. Martino, S. Domenico ed al di là di Porta Vescovo furono abbattute le chiese S. Maria degli Angeli, S. Apollinare e S. Agostino. Per la chiesa di S. Bernardino la costruzione iniziò nel 1452, su richiesta degli abitanti di Verona e annesso alla chiesa c’era e c’è tuttora, anche un convento, che durante le varie dominazioni straniere, come quella dei francesi e degli austriaci, fu adibito prima come ospedale e dopo come magazzino e collegio. Il luogo per la costruzione fu scelto da S. Giovanni da Capestrano, vicino a Castelvecchio e S. Zeno, all’epoca il sito si chiamava “delle fornase” perché vi cuocevano mattoni per le costruzioni ed era vicino al “pra’ de Pompeio”. Il doge, Francesco Foscari, autorizzò i lavori per la costruzione della chiesa nel 1451, ma la prima pietra venne posata il 30 aprile 1452, dal vescovo Francesco Condulmer, camerlengo di Santa Romana Chiesa dal 1432 al 1439 e vice- cancelliere dal 1437. Fu nominato vescovo di Verona nel 1438, con il titolo personale di arcivescovo carica che tenne fino alla morte, era un uomo con un forte carisma tanto da essere legato al papa che in diverse circostanze gli chiese di sostituirlo, come a Costantinopoli per i preparativi dell’unione fra la chiesa latina e la chiesa greca. La chiesa di San Bernardino, si presenta con una bellissima struttura architettonica, costruita vicino al chiostro di San Francesco, dove regna un silenzio a testimonianza che si tratta di un luogo di preghiera e meditazione. La chiesa costruita in mattoni, è un edificio che per la struttura formale e semplice, riflette l’ordine dei mendicanti. Attira l’attenzione dei visitatori il portale risalente al primo Rinascimento (500), dove si possono notare dei motivi di piante a bassorilievo, ai lati su due mensole si notano S. Bonaventura e Sant’Antonio da Padova e al centro S. Bernardino, invece la grande lunetta contiene un altorilievo con S. Francesco d’Assisi che riceve le stimate. Entrando la chiesa presenta una grande navata, è coperta da un soffitto a cavalletti lignei con disegni, a destra si aprono cinque cappelle, costruite fra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento: la cappella di S. Francesco, la cappella dei Banda, la cappella Canossa, la cappella dei Medici, la cappella Avanzi, dove si può ammirare e venerare il Cristo sepolto, infatti il Cristo sdraiato rappresenta Nostro Signore Gesù Cristo morto e la morte viene concepita non solo come il segno di una ricerca che dà spazio a preziosismi o a canoni di scuola, ma evoca anche la sofferenza del Cristo come simbolo del destino di ogni uomo. La cappella di S. Francesco, la prima entrando sulla destra, fu eretta per volontà dei Terziari e di laici che seguivano l’insegnamento di S. Francesco intorno al 1512, ma i dipinti che possiamo ammirare iniziarono con i lavori di Giolfino nel 1522 e raffigurano la vita di S. Giovanni e di S. Francesco. Negli affreschi che riguardano S. Francesco, i critici d’arte riconoscono l’influenza del pittore veneziano Lorenzo Lotto, la cui arte non ebbe successo nella sua città natale perché contrastava il gusto dell’epoca, che rispecchiava l’opera di Tiziano e di Giorgione, questo fa di Lotto un “artista isolato” costretto a spostarsi da una città all’altra per esprimere la sua arte. La cappella si presenta con una forma rettangolare ed è coperta da un soffitto a “botte”, gli affreschi sono di Giolfino che evidenziò nelle sue opere la tradizione figurativa locale, ispirandosi anche alla produzione tedesca del tempo. Il Giolfino, fu pittore di spicco e molto attivo tanto da raggiungere le vette più alte del manierismo veneto, grazie ad una originalità cromatica, infatti fu anche maestro di Paolo Farinato, si avvicinò al movimento manierista, che incise profondamente nella “Passione di Cristo” che si può ammirare in San Bernardino.

Nacque in una casa nei pressi di Porta dei Borsari, tra le vie del Cantore e via Oberdan, discendente di una famiglia di scultori, lui preferì dedicarsi in modo meritevole alla pittura, riuscendoci benissimo basta ammirare gli affreschi della cappella dei Terziari che dal 1522 testimoniano la sua particolare predisposizione verso questa forma di arte, ancora oggi la chiesa è meta di tante persone che vi si recano non solo per il valore spirituale, ma anche per quello culturale e la cappella dei Terziari ne è un esempio.

Mucciolo Maria Rosanna

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Foto da: Wikipedia

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