RICORRENZA… Verona: “Case Mazzanti: 485 anni tra arte e storia a Verona”
…a cura di Maria Rosanna Mucciolo
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Verona: “Case Mazzanti: 485 anni tra arte e storia a Verona”

Le affascinanti case Mazzanti sorgono sul lato nord della più antica piazza di Verona: Piazza Erbe e nel cuore della città della quale costituiscono da circa 485 anni un particolare ornamento pittorico, infatti fra le “domus pictae” veronesi sono le più interessanti e affascinanti. La famiglia Mazzanti arriva a Verona verso la prima metà del ‘400, si stabilisce nel quartiere di San Sebastiano, ma hanno dei diritti nella zona del “Mercatum Phori”, come dimostra un noto documento datato 1433 nel quale risulta titolare di una “spiciaria” in contrada santa Maria Antica. I Mazzanti si inseriscono molto presto nel contesto socio-economico e politico della città ricoprendo ruoli di prestigio anche all’interno della chiesa: fra i figli di Lodovico c’è un arciprete e un canonico della cattedrale, Battista lavora come speziale e Agostino padre di Alessandro, è un giurista che si occupa degli affari di famiglia. Così tutta l’attività economica delle botteghe è gestita da Matteo che nel 1500 acquista la casa “per il godimento delle quali pagavano un livello perpetuo alla città di Verona”. L’atto originale di compra- vendita fra i Mazzanti e i Gonzaga non è rinvenuto, ma di esso ci dà testimonianza una sorta di sanatoria redatta il 5 maggio 1517 fra i Mazzanti e i rappresentanti della Repubblica di Venezia. Nel 1459 la famiglia Mazzanti acquista dei territori presso Mazzagata (oggi Mazzantica), a Roverchiara e ad Isola Rizza. Queste bellissime case, che oggi possiamo ammirare nel bellissimo suggestivo scenario di piazza Erbe, appartengono anche alla famiglia di Giovanni Gonzaga e i Mazzanti le acquistano per 350 raineri “super platea magna mercati Phori in contrada S. Marie Antique supra speciaria et aliis apothecis” (sulla piazza principale del mercato nell’antico quartiere di Santa Maria, sopra i negozi specializzati e altri speziali). Con la morte di Lodovico, fondatore della casata, i possedimenti della famiglia finiscono nelle mani della terza generazione: la prima generazione ha gettato le basi della fortuna della famiglia, la seconda ne ha accresciuto il prestigio e la terza ci fa assistere al tramonto per i numerosi litigi di Matteo, che non pagando le tasse (i Mazzanti hanno un debito pari a lire 57383, soldi 14 e dinari 6), così l’8 marzo del 1618, dalla loggia di piazza dei Signori, si procede all’asta del caseggiato. Nel corso dei secoli Case Mazzanti hanno catturato l’attenzione di molti studiosi come J. Ruskin che nel 1841 ne disegnò la facciata. Su queste bellissime dimore veronesi sono stati effettuati molti studi, ricordiamo il critico d’arte E.S. Vavalà che in uno studio del 1926 sulla pittura del ‘300-‘400 riconosce alla città scaligera un importante primato sugli affreschi e soprattutto la facciata che “Case Mazzanti” offrono ai visitatori. Verona è considerata la “Urbs Picta”, una città dipinta con il colore delle pietre, dei mattoni e dei marmi, gli esperti notano nella città veneta una magica atmosfera di colori e il cronista E.von Edelberg, in visita a Verona nel 1857, sostiene che “nessuna città dell’Italia settentrionale è più ricca di Verona di dipinti sulle facciate”, anche Burckhardt sostiene che Verona si distingue per la qualità e la quantità delle case dipinte. Nel 1540 (485 anni or sono) Matteo Mazzanti diede l’incarico ad Alberto Cavalli, allievo del pittore Giulio Romano e di Raffaello con cui lavora alla decorazione delle Stanze Vaticane, di iniziare gli affreschi della casa che si affaccia su piazza Erbe. Di particolare importanza è anche la celebre inserzione: ”patriae ornamento sui et suorum ac bene gubernatium commodo” (l’ornamento del paese e la comodità ben gestita dei suoi cittadini). È una scritta che ricorda i lavori di abbellimento delle Case Mazzanti, commissionati da Matteo e i suoi fratelli a decoro del casato, forse il mazzo di fronde a cui la tabella è legata con nastri, può essere in relazione con il cognome Mazzanti. Anche le cornici delle finestre sono molto belle, come significativo è l’affresco Invidia, l’affresco dell’Ignoranza con i putti che stracciano i libri e il putto bendato, non meno importante l’affresco dal titolo Carità. Tutti gli affreschi costituiscono una pittura ricca di messaggi significativi per Verona: all’epoca la città offre un universo di immagini dove si rispecchia la devozione e la cultura umanistica. Anche i fratelli Goncourt nel 1885 scrivono: “Près d’une de manbre rose, sur laquelle le soleil monte avec l’heure, comme à un mat de cocagne, immense façade de maison” (Accanto a una colonna di marmo rosa, sulla quale il sole s’arrampica con l’ora, come su un albero della cuccagna, una immensa facciata di casa). Analizzando le parole espresse dai grandi scrittori francesi e romanzieri del XIX secolo, ognuna contiene elementi significati per descrivere la facciata: “font, çà et là, un trou dans une anatomie du mur” (fanno, qua e là, un buco in una anatomia del muro). A distanza di tanti anni alcuni dipinti sono ancora visibili grazie al lavoro di scrupolosi restauratori, anche se qualche pittura oggi non la possiamo più ammirare, resta leggibile una scritta “soli deo honor et gloria”. Senza alcun dubbio le Case Mazzanti rappresentano un valore artistico di particolare importanza per quello che riguarda l’arte figurativa, che rappresenta immagini riconoscibili tratte dal mondo reale, come persone, animali e paesaggi, è un tipo di arte che include sia la rappresentazione fedele e dettagliata, sia quella più espressiva che utilizza forme distorte o esagerate per trasmettere emozioni.
Maria Rosanna Mucciolo
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Fonti:
– Il recupero degli affreschi delle Case Mazzanti in piazza Erbe a Verona. A cura di Pierpaolo Brugnoli.