RICORRENZA: “Tregnago (VR): “I forni” – 100 anni di storia”

…a cura di Maria Rosanna Mucciolo

“Tregnago (VR): “I forni” – 100 anni di storia”.

Tregnago (VR) – Ex Cementificio – Italcementi –

Tregnago è un ridente paese in provincia di Verona, il nome deriva da Terminiacus che significa confine, infatti era un confine del grande impero di Roma.
Immerso nella natura tra la Lessinia e la Val d’Illasi, è in questo luogo ameno che nel mese di febbraio us si sono ricordati i 100 anni dell’industria di cemento, “la fabbrica” così battezzata dagli abitanti del luogo.
Nel 1922, in una Italia che stava vivendo un duro periodo economico, infatti, da poco era terminata la Grande Guerra, Tregnago si era trovato in una profonda crisi e la costruzione di un cementificio fu visto come una rinascita economica, perché dava lavoro a tante persone non solo di Tregnago, ma anche delle zone limitrofe.
Il cementificio posizionato a lato della circonvallazione, che dagli anni ‘80 porta a nord verso Badia Calavena, si presenta con una struttura muraria molto grande, oggi possiamo notare che parte dell’edificio è in rovina, presumibilmente ha risentito più delle altre parti, del passare degli anni: intemperie e terremoti.
All’epoca, l’iniziativa di costruire una fabbrica di cemento fu fortemente voluta dall’amministrazione comunale, il sindaco Gaetano Battisti e il parroco don Vittorio Costalunga, nonché la popolazione, lottarono molto con lo scopo di rilanciare l’economia anche del settore secondario, dato che durante quegli anni la maggior parte degli abitanti si dedicavano all’agricoltura, alla pastorizia e all’ artigianato, attività legata ai materiali che l’ambiente circostante offriva.
Tregnago godeva di una posizione geografica strategica: vicino al monte Tomelon, da cui si poteva attingere la materia prima da utilizzare e l’acqua necessaria per la lavorazione arrivava da Giazza, una frazione di Selva di Progno, che oggi conta 133 abitanti.
Dai documenti si evince che non fu facile costruire la fabbrica perché la Italcementi, voleva realizzare l’industria del cemento in una località più vicina al capoluogo di provincia e con una posizione geografica più accessibile, come poteva essere Caldiero.
La prima pietra fu posta nel febbraio del 1922 e nell’arco di poco tempo e precisamente tra il 1924 e il 1928 vennero istallati 10 forni verticali e 3 forni rotanti per il cemento portland o 680, che venne usato per costruire il ponte tra Venezia e Mestre: il ponte della Libertà realizzato nel 1931 dall’ingegnere Mozzi, il Muraglione del Ponte Re Teodorico, Ponte Vittoria a Verona e Ponte Mincio a Peschiera.
Venivano utilizzate le pietre calcaree provenienti, come ho già scritto, dal vicino monte Tomelon, le rocce più grandi venivano frantumate e mescolate con l’argilla, in seguito il materiale veniva caricato sui carri della teleferica e così raggiungeva la fabbrica per essere ulteriormente lavorato.
Come evidenziato prima, l’amministrazione comunale si impegnò tanto non solo per la costruzione della fabbrica, ma riuscì anche ad ottenere una linea del tram per effettuare gli spostamenti non solo del prodotto finito, ma anche per i lavoratori pendolari.
Dopo il secondo conflitto mondiale durante la ricostruzione del paese, il cementificio raggiunse il numero di 209 operai.
Il cementificio segnava un passaggio importantissimo da un’economia agricola ad “un’economia mista” e senza alcun dubbio contribuì a rallentare quel fenomeno dell’immigrazione che all’epoca era molto consistente verso la Germania, l’Austria, l’Ungheria e verso le rotte transoceaniche.
La seconda guerra mondiale aveva colpito duramente il veronese ma anche la regione, infatti le fabbriche venete convertite in economia di guerra furono ulteriormente provate dalla mancanza di materie prime e dal drammatico stato delle infrastrutture.
Con gli anni 60, la situazione cambiò e la famiglia Pesenti, all’epoca titolare della fabbrica aprì nuovi stabilimenti trasferendo le attività e questo segnò il declino dei “forni” di Tregnago, con la chiusura definitiva nel 1973.
Oggi una parte dello stabile rimane a testimoniare (monumento industriale) la presenza di un cementificio in un paese lontano dal triangolo industriale del ‘900, una zona dell’edificio presenta il tetto fragile, il pavimento delle prime stanze coperto di detriti presumibilmente di materiali per la produzione del  cemento e scale pericolanti, un’altra zona non è stata abbandonata e nel 2012 è stata ripristinata ed ospita una scuola, una palestra e un auditorium.

Maria Rosanna Mucciolo

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Foto da: vivitregnago.it

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