RICORRENZA: NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR): “I cento anni del don Calabria”

…a cura di Maria Rosanna Mucciolo

NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR): “I cento anni del don Calabria”

Ingresso ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negrar di Valpolicella (VR)

Negrar è un bellissimo paese della provincia di Verona, da cui dista circa 12 km e vanta una tradizione economica molto importante: produzione di frutta, produzione di vino, allevamento e non meno importante l’estrazione della pietra di Prun. È in questo clima di rinascita economica che negli anni 20 del secolo scorso era attiva una casa di riposo per anziani, gestita dalla parrocchia. Il parroco dell’epoca don Angelo Sempreboni desiderava fondare un ospedale e in questo suo desiderio veniva incoraggiato dagli abitanti del luogo. Purtroppo nel 1932, con la morte del parroco, la struttura venne affidata ai religiosi del don Calabria, i quali nella gestione venivano aiutati dalle Piccole Suore della Sacra Famiglia e così come ospedale incominciò a funzionare solo nel 1944. Siamo nel 2022 e l’ospedale di Negrar festeggia i suoi primi cento anni di vita, si presenta con un’ampia struttura, ed è anche presidio ospedaliero accreditato con la Regione Veneto e Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico per tante malattie. L’ospedale è inserito nella “cittadella della carità” che comprende anche strutture socio-sanitarie per un totale di 968 posti letto. Si può raggiungere facilmente in auto ed in prossimità si trova un vasto parcheggio, in treno facendo riferimento alla stazione di Porta Nuova o anche in aereo atterrando all’aeroporto Valerio Catullo di Villafranca (VR). Come ospedale è ben organizzato per consentire alle persone di ricevere cure adeguate, ha molti confort: tv in camera, wi-fi gratuito, camere private, bagno in camera, i neonati possono restare nella camera con la madre. Accanto alla missione di ciascun medico, l’ospedale nasce da un sogno che nel corso degli anni si è concretizzato in una bellissima missione verso tutti coloro che hanno una sofferenza, una malattia. Dopo cento anni dalla sua fondazione, l’ospedale che era un piccolo ricovero per anziani, vanta un lungo cammino di sviluppo tecnologico reso possibile dal lavoro di tantissimi collaboratori. Era il 12 febbraio 1946, quando il prefetto di Verona Giovanni Uberti, emanò un decreto che riconosceva la struttura voluta da don Angelo Sempreboni, come ospedale. Con questo termine si intende un edificio destinato all’assistenza sanitaria dei cittadini e quindi adeguatamente attrezzato per il ricovero, il mantenimento e le cure, sia cliniche che chirurgiche. La parola ospedale deriva dal latino “hospitale” e “hospitalia”, presso gli antichi romani era la camera destinata agli ospiti. Solo durante l’impero di Carlo Magno, la parola “hospitale” sostituì quella greca di ospiti e molto tempo dopo assunse il significato di luogo di cura per gli ammalati. Il prof. Mario Gecchele, nel suo libro “L’ospedale Sacro Cuore” di Negrar, dà un’ampia descrizione dell’ospedale, infatti scrive: ”nello stesso anno iniziarono i lavori di consolidamento, di ammodernamento e di ingrandimento, che in pochi anni cambiarono il volto al Sacro Cuore aggiungendo soprattutto il grandioso geriatrico, dedicato a San Giovanni Calabria”. Così difronte alla dichiarazione di attività sanitaria molto attiva, il prefetto dell’epoca incaricò il medico provinciale di verificare la situazione dell’ospedale e in data 12 febbraio 1946 emanava il decreto con cui l’ospedale di Negrar veniva classificato alla terza categoria prevista dall’articolo 6 del R.D. 30 settembre 1938 n. 1631. Oggi, vanta 549 posti letto,  vengono ricoverate all’incirca 30.000 persone l’anno e gli impiegati sono all’incirca 2.270. Sulla funzionalità dell’ospedale e la professionalità dei suoi operatori ci viene testimoniato da tante persone che hanno ricevuto cure e sono state seguite con grande umanità e disponibilità. Nello Statuto dell’ospedale che porta il titolo di “Natura e fini istituzionali degli Ospedali di Negrar”, si legge: “il malato è dopo Dio, il nostro vero padrone” (don Calabria) e il malato come persona necessita di comprensione e cure particolari. Lo Statuto é stato approvato dal consiglio generale della Congregazione dei Padri Servi della Divina Provvidenza il 12 gennaio del 1979 e riconfermato dallo stesso consiglio in data 17 marzo del 1981. Oltre al contratto di lavoro della propria categoria professionale, tutti gli operatori che vi prestano servizio dichiarano di rispettare i principi contenuti nello Statuto. Uno dei principi fondamentali è quello di accogliere gli ammalati per valorizzare la carità cristiana, unico mezzo per riportare Gesù nella nostra società. Per concludere riporto quello che c’è scritto nello Statuto: l’ospedale di Negrar è sorto da un piccolo seme gettato da Dio nel solco della chiesa, trae origine dal Vangelo e precisamente dal comandamento “curate gli infermi” e da un’altra bellissima espressione di Gesù: “ero malato e mi avete visitato”.

Mucciolo Maria Rosanna

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Foto da: Wikipedia

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