Renzo Zerbato e Giuseppe Corrà… “Il paese dalle chiavi di pietra” – 21

…a cura di Giuseppe Corrà

Novità

Cari Amici,
Renzo Zerbato e Giuseppe Corrà, autori di numerosi volumi di ricerca sulla storia, la cultura ed il territorio di Lavagno (VR) ed altri comuni del veronese, per l’anno 2015 hanno pubblicato, e presentato:

“Il paese dalle chiavi di pietra”

…ecco a voi una breve sintesi fatta da uno degli autori.

divider

San Pietro di Lavagno, le sue origini, i fatti e le persone che nei secoli l’hanno vissuto ed ancora oggi abitano in questo paese sono l’oggetto de Il paese dalle chiavi di pietra, Comune di Lavagno 2015, scritto a quattro mani e due cuori da Renzo Zerbato e Giuseppe Corrà.
E, per raccontare queste testimonianze, parti di un’unica storia, gli autori hanno suddiviso il proprio lavoro in tre parti.
Nella prima si trovano, sparse qua e là, notizie del tempo passato, capaci di aiutare a riscoprire le vicende dell’antica chiesa di San Pietro di Lavagno sulle cui fondamenta è sorta quella attuale. Notizie che aiutano ad individuare come siano nati il Comune e la parrocchia, come siano state presenti tra la sua popolazione strane e poco conosciute malattie, come sia stata vissuta la vita nelle campagne circostanti che ancora presentano, forse ancora per poco,  testimonianze di quanto è rimasto e tracce di ciò che è già scomparso sotto la polvere impalpabile ma reale del tempo accumulatasi nel suo eterno fluire perché “Pάντα ῥεῖ, tutto scorre”, ammonisce l’antico filosofo greco.
La seconda parte del libro si muove in un tempo più recente ed anche in quello attuale fino a portare, un mattino di venerdì, in Campo San Rocco a Venezia, uno dei tanti slarghi di questa città di mare dove Giuseppe Corsi, figura particolare di San Pietro di Lavagno, si esibisce cantando per due ore. Tenendo gli occhi chiusi, canta mimando, con il viso e le braccia rivolti al cielo, quanto le sue canzoni raccontano. “Quando canto – confessa – mi isolo dal mondo circostante. Davanti a me ci possono essere mille persone come neanche una ed io dimentico le preoccupazioni e la strada mi regala un incredibile senso di libertà!”. Durante queste due ore di assoluta libertà personaggi entrano nelle pagine del libro, persone di San Pietro che ancora oggi vivono in paese o rintracciate nella memoria di tanti cittadini e che lasciano nell’inchiostro la propria traccia più o meno marcata in una specie di viaggio della memoria tesa alla consueta ricerca del tempo perduto.
L’ultima parte del libro (secondo il mio parere, la più umanamente intensa e proprio per questo la più discutibile e non sempre facile da accettare senza riserve) presenta la storia di un uomo, forse di un altro tempo. Un uomo che, nato in condizioni sfavorevoli, ha vissuto la propria vita spesso al di fuori delle regole convenzionali. A volte sicuramente oltre i limiti del lecito; altre ancora in stretta compagnia della follia e dell’impulso immediato. Ma un uomo che ha sempre pagato fino in fondo di tasca propria i propri errori, i propri gesti. Talvolta anche con il carcere che ha sperimentato con una certa frequenza. Fino a quando (e non è una bella favola a lieto fine!) un giorno una donna, amandolo e dedicandogli tutta la propria persona, gli ha restituito quanto anche la sorte gli aveva negato. Ed ora vive i propri ricordi senza falsi pudori, senza rinnegare il proprio passato che sarebbe pronto a rivivere.
Un racconto quest’ultima parte del libro in cui ancora una volta si tocca con mano come il bene si accompagni al male molto più spesso di quello che si crede e come anche da una disgrazia possa nascere la speranza, come un arcobaleno possa collegare morte e vita in maniera misteriosa ma reale.

Con il libro Il paese dalla chiavi di pietra si chiude, almeno per il momento, l’indagine che gli autori hanno voluto dedicare a Lavagno, il proprio paese, alle sue tre frazioni di San Bricco, San Pietro e Vago unite in un’unica storia nonostante i tre campanili ancora e, forse giustamente, radicati nel proprio territorio e tra la propria gente di ieri e di oggi.

                      Giuseppe Corrà, rielaborazione del testo della seconda di copertina

↓