Pubblicazione del libro – “Voci dal silenzio”… di Renzo Zerbato… segnalazione a cura di Giuseppe Corrà – 118

…a cura di Giuseppe Corrà

LAVAGNO (VR)

“Voci dal silenzio” con la figura di don Giuseppe Padovani.

Renzo Zerbato

 

Le prime quaranta pagine del nuovo testo di Renzo Zerbato dal titolo “Voci dal silenzio” permettono di conoscere l’ambiente in cui ha agito ed operato una particolare figura di prete: quella di don Giuseppe Padovani, parroco della zona di Selva di Progno, dove ha vissuto soprattutto nella parte finale del Secondo Conflitto Mondiale e nei primi tempi dopo la guerra.
Altri fatti importanti della Val d’Illasi lo stesso autore li ha ricordati in un’opera dal titolo “Giuseppe Marozin -Vero- 1943-1945” del 2020. Poi nel  2024 con il testo “Vite a metà”. Grazie all’opera di oggi il medesimo autore dedica nuovamente la propria attenzione a fatti che vale la pena di indagare e conoscere.
Zerbato, infatti, ritiene assai importante prestare la propria attenzione alla figura di un parroco capace di donarsi alla propria terra con grande attenzione grazie alla quale egli può essere ritenuto sicuramente positivo avendo operato bene, in particolare grazie alla propria attività di prete.
La prima parte di questo ultimo libro appena ricordato appare principalmente nel diario del sacerdote in un testo intitolato “Memorie di guerra partigiana del settore di Selva di Progno, 8 settembre 1943 – maggio 1945” ed anche nella “Cronaca succinta della guerra clandestina di Selva di Progno, 24 settembre 1946”. I due testi sono conservati nell’Archivio Storico diocesano di Verona (AsdVr) nel fondo legato alla parrocchia di Selva di Progno, busta con il numero 45.
Quando l’8 settembre del 1943 con l’Armistizio di Cassibile l’Italia si arrese agli Alleati Anglo-Americani, i soldati nazi-fascisti, che già si erano preparati all’evento, ne occuparono il territorio. Così la popolazione italiana, esasperata, si trovò allo sbando. Anche per questa gente don Giuseppe Padovani non si arrese alla propria opera ed entrò pure lui nella Resistenza. Ma fu anche capace di dedicarsi ad altri sospetti che lo interessarono e lo portarono ad agire.
Durante il rimanente periodo di guerra il prete non dimenticò mai di essere prima di tutto un sacerdote e, in quanto parroco di Selva di Progno, si ritenne avere la responsabilità della propria sorte di quel paese e per quanti lo occupavano.
In tante situazioni anche la Val d’Illasi rimase occupata dai nazisti circa un anno e mezzo con rischio della propria vita. Il lavoro del parroco assicurerà il conforto della fede della propria terra e cercherà di impedire l’internamento dei catturati nei campi di concentramento presenti in particolare nella Germania. Anche questa lotta del parroco tendeva a salvare chi si sentiva messo in pericolo.

Anche in questo periodo il comandante partigiano Marozin frequenterà più volte la canonica di Selva di Progno ed il prete cercherà di farlo sempre rinsavire. Di farlo compiere atti che assicurassero alla popolazione meno pericolo proprio ed anche ai nazi-fascisti. Purtroppo il parroco non riuscì sempre ad agire seguendo il proprio progetto e subirà pesanti minacce, lunghi interrogatori da parte di chi non accetterà sempre i suoi progetti. Proprio per questo il prete verrà anche accusato di conoscere Marozin, di voler agire assieme a lui o agli altri nemici presenti proprio nella propria terra.
Dopo il fallimento delle trattative tra i nazi-fascisti e Marozin, azione svoltasi ai primi di settembre 1944, egli riuscirà a salvare il proprio paese, la propria gente e, almeno parte della valle d’Illasi, nonostante che tutti questi ultimi fossero messi in pericolo da parte dei nazi-fascisti con l’Operazione Timpano.
Alla fine della guerra quel prete, anche lui protagonista pure sui monti della Lessinia centro orientale, non si sentì un eroe solitario e non si attribuì meriti particolari. Eppure le sue azioni hanno sempre avuto l’obiettivo di salvare il proprio popolo.
In una lettera priva di data e lunga alcune pagine, probabilmente alla fine della guerra, don Padovani non dimenticò i tanti personaggi civili e religiosi che avevano prestato la loro opera a favore della Resistenza durante il periodo difficile della guerra partigiana e, pur non essendo morti ammazzati o deportati nei lager germanici, avevano comunque messo a rischio la propria vita.
Ma non dimenticò nemmeno uomini e donne semplici che lo avevano aiutato a salvare il suo paese e tanti personaggi della sua gente  che aveva vissuto nei momenti di pericolo.
Secondo il mio modo di pensare, in questo suo nuovo lavoro Renzo Zerbato presta sempre impegno e molta attenzione a quanto don Giuseppe fa per realizzare azioni positive e sempre nel miglior modo possibile, frutto di tanto impegno e attività. Lui, infatti, viene sempre presentato con le proprie reali esigenze più vere e più necessarie. Leggendo quanto Zerbato racconta in quest’ultimo interessante lavoro che ha presentato siamo invitati a riflettere attentamente su quanto don Giuseppe Padovani ha realizzato nei confronti del paese a lui affidato e proprio in un momento per nulla  semplice.
Le ultime pagine del suo libro dal titolo “Voci dal silenzio” Zerbato le dedica anche ad altri personaggi conosciuti come, in particolare, alla figura del parroco di Giazza don Domenico Mercante e del soldato Leonhard Dallasega che insieme vennero messi a morte dai soldati tedeschi in ritiro nella parte finale della Seconda Guerra Mondiale. Due personaggi che vale proprio di conoscere come legati al territorio della Val d’Illasi che segna quest’ultima opera da lui pubblicata.
Le penultime pagine di questo libro richiamano ancora l’attenzione alle azioni che don Giuseppe Padovani dedicò alla sua terra anche dopo la conclusione della tragica e difficile Seconda Guerra Mondiale. Bisognava, infatti, cercare di ricostruire e riorganizzare il territorio che apparteneva anche a lui come alla sua propria gente.
In fine il testo in questione propone una importante lettera aperta che vale proprio la pena di conoscere: quella scritta dalla dottoressa Sabrina Marozin, nipote del comandante Vero. Conoscerla è davvero importante.

Giuseppe Corrà

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