Pubblicazione del libro “La storia degli Alpini di Vago”… di Renzo Zerbato… segnalazione a cura di Giuseppe Corrà… – 73

…a cura di Giuseppe Corrà

VAGO DI LAVAGNO (VR)

Renzo Zerbato

La storia degli Alpini di Vago

Anche gli Alpini di Vago hanno la loro storia raccolta in un libro.

A raccontarla per iscritto è, ancora una volta, Renzo Zerbato non nuovo nel farci conoscere i luoghi e le persone che lo circondano. Il libro ha come titolo la “Storia degli Alpini di Vago” ed è da poco fresco di stampa grazie allo Studio 83 – Arti Grafiche srl di Vago.
A volerlo sono stati il locale Gruppo Alpini e l’associazione La Baita degli Alpini di Vago per non dimenticare il passato e per tramandarlo a quanti succederanno a quelli che “sono andati avanti”, come avviene in un vero e proprio passaggio di testimone.
Eppure Renzo Zerbato, l’autore, non ha mai fatto la naja tra gli Alpini. Alpino, però, lo è sempre stato fin da quando, di nascosto, indossava il cappello con la penna nera del proprio fratello nei momenti in cui tornava a casa in divisa per passare qualche giorno in famiglia. Alpino nel cuore, ma anche alpino per l’attività che ha sempre svolta tra le file delle Penne nere le quali continueranno a vivere anche grazie a queste pagine uscite dalla sua fertile penna. Anche a lui, un giorno, qualcuno, con felice intuizione assai gradita dall’interessato, regalò un cappello alpino con la penna nera e la nappina bianca come gesto di riconoscenza per quanto aveva fatto e per quanto ancora avrebbe continuato a fare a favore dei suoi Alpini.
“Il Covid-19, questa fastidiosa e lunga pandemia – afferma Maurizio Valbusa, capogruppo a Vago – ci impedisce per ora la presentazione del libro che avevamo prevista in vicinanza del prossimo Natale. La volevamo con una grande festa alla presenza delle autorità locali e provinciali. Neanche la pandemia, però, riuscirà a fermare gli Alpini e verrà certamente un momento in cui potremo farla questa presentazione. Intanto, però, il libro lo distribuiremo ai nostri Alpini chiedendo loro un contributo per appianare in fretta la spesa che abbiamo sostenuta per la stampa. A questo riguardo, un ringraziamento sincero va a chi ha voluto essere nostro sponsor in questa operazione”.

Il libro, nello stile solito di Zerbato che vuole arrivare a tutti, racconta la storia del gruppo e di come esso sia riuscito ad inserirsi attivamente nella comunità di Vago ed in altre realtà della nostra Patria. Un racconto nato sotto la costante attenzione dei capigruppo che si sono succeduti nel tempo: Roberto Cisamolo, Bruno dal Colle, Aldo Montanari, Francesco Lonardi e Maurizio Valbusa.
Era lunedì 11 aprile 1975 quando, per iniziativa di Leonardo Molinaroli, Roberto Cisamolo e di altri volenterosi, nacque il Gruppo Alpini di Vago. Ma solo sei mesi dopo, domenica 26 ottobre 1975, venne inaugurato il suo gagliardetto. Questa ricorrenza può essere considerata la prima vera Adunata di Zona degli Alpini tenutasi a Vago.
L’anno dopo il Gruppo ha avuto il suo battesimo di “sangue”: ha partecipato alla ricostruzione del Friuli il cui territorio era stato distrutto da uno dei peggiori terremoti che abbiano mai colpito l’Italia. Per l’intervento in quella terra martoriata gli alpini provenienti da Vago ricevettero nel 1977 il diploma d’onore.
Tre anni dopo in paese si svolse la Seconda Adunata Zonale degli Alpini. Per l’occasione, fu allestita anche una mostra-ricordo con foto e testimonianze dirette in cui chi aveva vissuto di persona la guerra raccontava i propri drammi, le proprie sofferenze e le speranze custodite nel cuore e mai dimenticate. Qualcuno nella sua testimonianza parlò anche della prigionia sperimentata con le umiliazioni subite e la fame patita. Queste testimonianze di vita, di speranze e di sofferenze atroci sono richiamate nel libro in pagine davvero toccanti la cui lettura non lascia indifferenti.
Alla realizzazione di quella mostra-ricordo parteciparono anche gli alunni delle scuole primarie portando da casa fotografie e documenti raccolti in famiglia dove i ricordi delle guerre erano ancora vivi.
Ma l’attenzione del Gruppo, come documenta anche la presenza in Friuli, non è mai stata concentrata solo su se stesso, bensì è stata sempre aperta alla società in ogni occasione.
Una nuova avventura gli Alpini di Vago iniziarono a viverla nel 1996 con l’avvio della costruzione della propria baita aperta anche alla Protezione Civile. Un’avventura realizzata anche grazie al lavoro gratuito di tanti volontari e terminata dieci anni dopo. Allora venne costituito il “Circolo La Baita Alpini di Vago” a cui venne demandata la gestione del nuovo fabbricato inaugurato ufficialmente domenica 19 aprile 2009 nel contesto della Terza Adunata alpina per la Zona Medio Adige.
Con il tempo, però, la baita divenne bisognosa sempre più di alcune importanti modifiche strutturali per adeguarsi alle nuove normative in vigore ed i lavori, sempre coadiuvati dalla manodopera gratuita di tante persone, proseguirono per tre anni, dal 2013 al 2016.
Da quest’ultima data la baita è a diposizione anche della comunità perché una caratteristica importante degli Alpini, e non solo di quelli di Vago, è di essere parte integrante del contesto in cui vivono ed operano. Lo dimostra anche l’attenzione da essi rivolta ai più piccoli del paese che ogni anno sono invitati a lasciare per alcune ore i banchi di scuola e a giungere alla baita passando attraverso gli orti comunali coltivati dagli anziani. Alla baita li ha sempre attesi un bel rinfresco a base di frutta stagionale, pane con la nutella e bibite. Ore gioiose quelle legate alla visita di questi scolari e non solo per i bambini! Alla baita hanno fatto ricorso anche tante famiglie per trovare un luogo sicuro per festeggiare il compleanno dei figli in compagnia dei loro amichetti. Alla baita l’Università popolare ha trovato la possibilità di tenere le proprie lezioni di arte culinaria denominate “Mani in pasta” grazie alla presenza di un’attrezzata cucina. Alla baita, infine, ha fatto ricorso anche il parroco di Vago, don Cristian Tosi, per trovare un luogo “neutro” in cui poter incontrare i giovani.
Nell’ultima parte del libro, Zerbato affronta un problema di attualità che raccoglie in una domanda: Quale il futuro degli Alpini dopo la sospensione della naja obbligatoria che ha portato alla diminuzione del numero dei giovani che, almeno per un periodo della loro vita, hanno portato il cappello alpino? A questo interrogativo l’autore propone una propria soluzione: “Solo gli aggregati possono continuare la missione degli Alpini. Gli aggregati, cioè quelle persone che, pur non avendo prestato servizio tra le truppe alpine, per un motivo o per un altro, conoscono a fondo ed amano gli Alpini. Ma per poter raggiungere questo obiettivo bisogna modificare lo Statuto del Gruppo Alpini là dove non prevede la presenza degli aggregati nel direttivo. Una cosa che va fatta se si vuole garantire ancora vita agli alpini e alla loro alpinità, cioè a quell’attenzione particolare che questi uomini e donne sanno riservare sì a se stessi ma anche alla società di cui sono parte integrante. Una caratteristica quest’ultima sempre dimostrata attraverso fatti concreti. Basta pensare che molti di coloro che prestano la propria attività gratuita nella Protezione Civile indossano il cappello con la penna che contraddistingue gli Alpini.

Giuseppe Corrà

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