Pubblicazione del libro “Giuseppe Marozin “Vero” 1943-45”… di Renzo Zerbato… segnalazione a cura di Giuseppe Corrà… – 70

…a cura di Giuseppe Corrà

VAGO DI LAVAGNO (VR)

“Giuseppe Marozin “Vero” 1943-45”, un nuovo libro di Renzo Zerbato.

Ha ancora senso ritornare a scrivere sulla già discussa figura di Giuseppe Marozin, il comandante Vero della Pasubio, pubblicando su di lui un nuovo libro come fa Renzo Zerbato? Per rispondere a questa domanda vale la pena di sottolineare fin da subito che “Giuseppe Marozin “Vero” 1943-1945”, libro fresco di stampa per i tipi delle Arti Grafiche Studio 83 di Vago di Lavagno (VR), è un testo destinato senz’altro a far discutere. Ma la sua pubblicazione è più che giustificata perché, grazie alla collaborazione del dott. Luigi Foglia, colonnello a riposo dei Carabinieri, Renzo Zerbato ha avuto la grande opportunità di mettere le mani e lavorare sui verbali dell’interrogatorio di Marozin condotto, per incarico del tribunale di Vicenza, dal maresciallo Vittorio Foglia, comandante della caserma di Chiampo e padre del colonello Luigi. Ma ha potuto anche leggere e consultare altri importanti verbali inediti: quelli relativi alle testimonianze, anteriori nel tempo, delle persone che, tra luglio ed agosto del 1945, denunciarono per soprusi Marozin ed alcuni dei suoi uomini sempre nella  caserma di Chiampo di fronte all’allora comandante di questa stazione dei Carabinieri, brigadiere Giulio Maule.
Questa la giustificazione del nuovo libro che non è, e non vuole essere un processo alla Resistenza, né alla Pasubio, ma solo un’indagine sull’attività “bellica” di Marozin e di alcuni suoi più stretti collaboratori, attraverso nuovi documenti finora inediti.
Infatti, da quando ho iniziato ad andare a scuola e ad avere un po’ più coscienza di me stesso, mi è stato sempre insegnato ed io, a mia volta, l’ho trasmesso ad altri, che la Storia, quella vera e con l’iniziale maiuscola, “si fa solo su documenti, che possono essere scritti e non scritti, come gli atti, le relazioni dei presenti, gli oggetti, i monumenti oppure anche le testimonianze orali di coloro che hanno vissuto determinati episodi”.
I documenti sui quali Zerbato ha lavorato sono i verbali tipici dei carabinieri del passato, scritti fitti, fitti su carta velina, in molte copie usando la carta carbone e, forse, battuti alla macchina da scrivere con un solo dito. Quella pervenuta nelle sue mani e che oggi, trascorso il tempo previsto dalla legge, può essere pubblicata, sembra essere se non proprio l’ultima, almeno la penultima delle copie e dimostra i segni del tempo. Comunque, grazie al lavoro meticoloso delle Arti Grafiche Studio 83 di Vago, i documenti sono a disposizione di tutti perché formano la quarta sezione in cui si articola il volume.
Da questa preziosa documentazione emerge la figura e la personalità di Morozin come l’autore l’ha fissata nel suo libro senza interventi personali. Certo, di fronte ai fatti narrati nei documenti, qualche domanda legittima nasce nella testa di Zerbato come anche in quelle di coloro che hanno avuto il privilegio di leggere in anteprima il libro. Lo stesso mi auguro avvenga per tutti gli altri lettori che seguiranno perché interrogarsi è sempre lecito, nonché doveroso ed anche è segno della serietà con cui si svolge il proprio lavoro.
In aggiunta ai documenti inediti in suo possesso, Zerbato ha esaminato per scrivere questo libro anche gli atti del processo di Vicenza del 1960, le memorie che Marozin ha presentato a propria discolpa, il libro Odissea Partigiana “i 19 della Pasubio”, opera dello stesso Marozin, altri libri che parlano di questo personaggio chiacchierato e le dichiarazioni dei testimoni diretti che hanno vissuto alcuni dei fatti raccontati. Le fonti di tutte queste informazioni sono citate nelle note di piè di pagina. Pure questo contribuisce a dare al testo il marchio ancora più evidente di Storia vera perché è proprio dall’intreccio e dal confronto dei vari documenti e delle diverse testimonianze che si può tentare di estrarre il filo più autentico della Storia.
A questo punto mi pare opportuno sottolineare e ribadire con chiarezza che il lavoro di Zerbato non nasce dalla voglia di riscrivere un pezzo di storia già, almeno in parte, documentato. Il suo libro non è frutto di malcelato “revisionismo” nei confronti dell’epopea partigiana. Semplicemente si pone come un nuovo contributo che mira ad incrementare proprio quei documenti che sono indispensabili per fare Storia.
Anche il linguaggio semplice e piano è un’altra caratteristica positiva di questo libro che ha la pretesa di essere alla portata di tutti e non riservato esclusivamente ai cultori professionali delle vicende storiche.
In fine è assai significativa la copertina del volume nella quale prevale il colore nero interrotto da una fascia di rosso dove, però, le parole rimangono ancora vergate in nero. Il nero è il colore che ha precedentemente segnato la vita di Marozin il quale, per un breve tempo, si è imbattuto ed è stato anche parte dell’epopea partigiana, troppo spesso colorata solo di rosso dimenticando che diverse erano le ideologie a cui si ispirarono i partigiani legati, però, da un unico obiettivo: liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo.

Giuseppe Corrà

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