RICORRENZA… VERONA: “1426: la ruota dei bambini a Verona”.
…a cura di Maria Rosanna Mucciolo
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VERONA: “1426: la ruota dei bambini a Verona”.

Inizio questo articolo citando una stupenda e significativa poesia del noto poeta veronese Berto Barbarani dal titolo “El bastardo”, componimento in dialetto veronese che parla della storia di un uomo emarginato, simbolo della sofferenza e della disillusione. Collegandomi a questa lirica la mia ricerca si è diretta verso la “ruota dei bambini”, istituita a Verona nel 1426 (600 anni or sono). La storia dell’infanticidio è vecchia quanto l’uomo, già nel Codice di Hammurabi del XIX secolo a.C., la pratica dell’infanticidio non è una novità e non prevede una punizione per coloro che la praticano. Il bambino, nei secoli passati, non ha nessun valore basta pensare che la parola deriva dal latino “puer” (piccolo), è una parola che evidenzia l’incapacità del bambino di esprimersi ed è il diminutivo di “bambo” che significa sciocco. Nell’antica Grecia, i neonati rifiutati dai genitori, vengono esposti al mercato, posti in un pentolone insieme ad oggetti vari. Verona nel 400 è una città indipendente, con la sua stabilità e prosperità economica e culturale. Il 400 è il periodo del Rinascimento ed a Verona si assiste alle influenze artistiche, ma questo secolo non è solo cultura, politica ed economia, ma sul piano sociale viene messa in funzione la “ruota dei bambini” (1426), su iniziativa del Collegio dei Notai, rimasta in uso fino al 1923. Nella “Historia di Verona”, troviamo scritto “ …la perfidia delle donne disoneste, che per nascondere i loro mancamenti senza tema di Dio, ne della giustizia esponevano i loro parti sopra le strade, in fiumi, e ne boschi nelle continue privando i miseri e innocenti bambini, e del battesimo, e della vita”. A Verona la data della fondazione della “Domus Pietatis” è il 1426, come già citato, con rogito di Gianmichele Dalle Falci e per concessione del podestà dell’epoca Bragadino, tutto questo per tutelare e nutrire i bambini ed educare le persone più bisognose “pro bajulandis et nutriendis infantibus et educandis et egenis miserabilibus. La ruota costituisce per tutte le società una possibilità di sopravvivenza per il neonato, ma non una certezza, anche perché all’epoca la mortalità infantile è molto alta, infatti dalle statistiche risulta che un bambino su tre muore a causa di malattie infettive, carestie, scarsa igiene e mal nutrizione. Col passare degli anni e con lo sviluppo della scienza e in particolare della medicina la situazione cambia grazie ai vaccini, agli antibiotici e al miglioramento delle cure igieniche. Di solito i bambini vengono abbandonati con un segno di riconoscimento: immagini sacre, monete o medaglie divise, bigliettini, nastri o pezzetti di stoffa si tratta di segnali per un eventuale riconoscimento. All’epoca era tutto più difficile, Maria Grazia Gorni nel suo libro “Il problema degli esposti” scrive “la natalità dell’epoca vincolata a schemi morali che non ammettono la procreazione al di fuori del matrimonio e anzi condannavano quelle donne che disonorate volessero allevare i propri bambini illegittimi”. La Gorni sottolinea anche il contesto storico e la causa dell’abbandono dei bambini e menziona anche Re Luigi XIII che nel 1639, emana un ordinamento con il quale proclama che tutti i bambini nati fuori dal matrimonio fossero marchiati e non potevano accedere alla successione se appartenenti ad una famiglia ricca, infatti molte volte ad abbondonare i figli sono proprio le donne dell’alta società. La mentalità nei secoli scorsi è vincolata anche da schemi morali che non ammettono la procreazione al di fuori dal matrimonio e si condanna quelle donne che “disonorate”, volessero accudire i propri figli. Molte volte i bambini vengono abbandonati per svariati motivi: la madre non riesce ad allattarli o per il lavoro nei campi, ma l’abbandono può essere fatto anche dal padre rimasto vedovo. I bambini abbandonati vengono chiamati: trovatelli (termine generico per i bambini ritrovati), esposti (in riferimento alla ruota degli esposti), a Verona il termine usato è piataro (maschile) e piatara (femminile), termine che deriva dal luogo in cui venivano lasciati i bambini: la Santa Casa di Pietà. Tenendo presente che nel corso della storia dell’umanità tutto è cambiato sia sul piano politico-economico che sociale, si può ben affermare che nel corso dei secoli, per quello che riguarda i bambini nati fuori dal matrimonio tante situazioni sono cambiate, tanto che nel 1464 il Papa Paolo II concesse l’indulgenza plenaria per coloro che prestavano assistenza volontariamente e gratuitamente ai bambini abbandonati. Termino questo mio articolo citando la prima strofa della poesia in dialetto veronese di Berto Barbarani “El bastardo”:
“El vedeleto el nasse da la vaca,
l’aguelin g’a’ na pegara par mama…
e questo qua el fa “bee” quando el cioma
e da la teta mai no se destaca”.
Maria Rosanna Mucciolo
Fonti:
1 – Prati: Infanticidio e Brefotrofi, la Domus Pietatis di Verona, Edizioni Stimmgraf.
2 – Documenti vari consultati presso la Biblioteca Civica di Verona.