Pubblicazione del libro – “UOMO DI FEDE UOMO DI CARATTERE – Un Abramo Massalongo sconosciuto”… di Giancarlo Volpato… segnalazione a cura di Aldo Ridolfi – 125
…a cura di Aldo Ridolfi

LAVAGNO (VR)
Giancarlo Volpato, Uomo di fede uomo di carattere. Un Abramo Massalongo sconosciuto, Casa editrice Mazziana, 2026, pp. 94.
È fresco di stampa quest’ultimo lavoro di Giancarlo Volpato per i tipi della Casa editrice Mazziana, sullo scienziato tregnaghese Abramo Massalongo. In copertina, a sfondo bianco, il genuino colore della carta – dunque nessuna concessione ad “effetti speciali” del tutto estranei perfino alla personalità più autentica dell’uomo raccontato nelle pagine interne –, entro un ovale che tanto ricorda iconografie care anche alla nostra infanzia, l’immagine fotografica di Abramo, ancora giovane, ancora non devastato dalla malattia che lo tolse alla famiglia e alla comunità scientifica a soli 36 anni. Il suo sguardo è vivo, determinato, risoluto, orientato con una tensione irrevocabile verso un infinito che a noi sfugge, ma non a lui. Uno sguardo forse davvero rivolto ad una “Presenza ultima” (prendo l’espressione dalla Postfazione di Alberto Castaldini) che egli certamente sentiva come vera e reale. Giustappunto il titolo: un “Uomo di fede”.
Giancarlo Volpato è da decenni avvezzo a confrontarsi con la famiglia Massalongo e con Abramo in particolare. Tanto per fare un solo esempio, ne ha scandagliato in più occasioni la corrispondenza e ogni studioso ben sa che proprio nelle lettere si cela, spesso, l’anima più intima delle persone. Ma per quanto Volpato ed altri abbiano dato alle stampe notevoli lavori scientifici nessuno, per quanto io ne sappia, aveva ancora indagato una dimensione quotidiana della sua vita, quella religiosa, andando oltre i semplici cenni.
Ma andiamo con ordine. Alla ricerca di qualche necessaria premessa. Già alla pagina 9, cioè nell’incipit dello studio, appare la trascrizione dell’Atto di nascita di Abramo Massalongo reperito nell’Archivio parrocchiale di Tregnago, suffragato da relativa riproduzione fotografica. Ciò per introdurre una caratteristica del saggio, ma anche per ribadire un metodo storiografico caro all’Autore e ampiamente applicato, per es., in Profili veronesi. Volpato infatti crede che ogni volta che uno storico introduce un fatto, una persona, un documento, un cenno anche marginale debba fornire le necessario coordinate per non lasciare nulla nel vago. Così, giusto per fare un paio di esempi, quando incontra via Gaetano Trezza ritiene opportuno fornire essenziali notizie tali da trasformare un banale toponimo in una persona viva e reale. Non si tratta di semplice acribia documentaristica, né della pretesa di poter esaurire l’infinita multiforme realtà storica. Si tratta invece della volontà di costruire per sé, per i lettori, per i posteri una rete dinamica di informazioni ove anche il nome di una via deve trovare la sua origine. Ed è così anche a p. 54, alla nota 69. Abramo ha ricevuto l’invito di recarsi a Vienna presso l’Istituto Geologico Imperiale, ebbene Volpato introduce essenziali informazioni sia sull’Istituto, sia sul suo Direttore e sui rapporti di questi con il Massalongo.
La conoscenza storica – per sua natura imperfetta ma sempre in costante tensione – non può mai distrarsi, non le è concesso.
Ma torniamo ad Abramo, “Uomo di fede”. Volpato raccoglie, a questo fine, le voci ottocentesche: da Pier Paolo Martinati che, il giorno dopo la morte di Abramo, scrive: «Il suo studio della natura fu un continuo fra la terra e il cielo, un’ansiosa ricerca di Dio», (p. 85), a don Leopoldo Stegagnini che certo conosceva Abramo molto da vicino e che testimonia: «Il Massalongo era un vero credente» (p. 77), alla corrispondenza con l’abate Bonvicini. E non trascura l’esame del suo testamento redatto nella vigilia del Natale del 1859, il cui incipit avviene «nel nome di Gesù Cristo e di Maria Santissima». Ma la tensione religiosa, in questa estrema scrittura, è avvertibile fino all’ultima riga.
Giancarlo Volpato, a proposito di due libri di Giovanni Rapelli sulla città di Verona, definiva quelle pagine «un tributo amoroso pieno di quell’affetto che non conosce tramonto». E J. L. Borges, oramai quasi cieco, in una conferenza, raccolta e pubblicata dai suoi discepoli, diceva: «Quando leggiamo un autore è essenziale che crediamo in lui». A me pare che simili tratti emergano numerosi anche in questa ricognizione sulla spiritualità di Abramo Massalongo. Ove la puntigliosa ricostruzione biografica e contestuale travalica il suo significato storiografico per condurci, passo passo, senza premura ma con certezza, ad immedesimarci con l’anima stessa – nella sua dimensione religiosa, umana e sociale – dello studioso tregnaghese. Ciò ha colmato una lacuna.
Amo, infine, pensare che ChatGPT sia ancora molto lontana e non intenda interferire, in nome di un preteso progresso, in simili processi del tutto umani – e che solo umani devono rimanere – a noi profondamente cari.
Aldo Ridolfi
