Pubblicazione del libro – “Un centenario da ricordare: la targa-lapide del 6° Reggimento Alpini a Verona”… di Giancarlo Volpato… segnalazione a cura di Aldo Ridolfi – 117
…a cura di Aldo Ridolfi

VERONA
Una lapide per conservare una giusta memoria.
«Quando un sostrato di conoscenze comuni
si perde, si spezza la comunicazione
tra epoche e generazioni»
Aleida Asmann, Ricordare

Lasciare segni che marchiano il territorio in cui viviamo è, forse, per noi umani, costume lontanissimo nel tempo. Recuperare il significato di quei segni quando essi incominciano a sbiadire nella nostra percezione è esercizio più recente, ma, oggi, assolutamente necessario: la memoria rende presente l’assente!
Lo fa Giancarlo Volpato in un volumetto uscito nell’ottobre del 2024 su iniziativa dell’Associazione Nazionale Alpini, sezione di Verona. Il titolo recita così:
Un centenario da ricordare: la targa-lapide del 6° Reggimento Alpini a Verona, per i tipi della Tipografia Cavattoni di Zevio (VR).
L’Autore ripercorre la “storia” di questa lapide – oggi collocata a fianco del Municipio della nostra città – a partire dal giorno dell’inaugurazione avvenuta il 19 ottobre 1924. Egli ne descrive la suggestiva iconografia, ridando nuova vita e preciso significato a quelle forme che emergono dal bronzo come spiriti eroici; non trascura di ricordare lo spostamento della stessa avvenuto nel 1952 perché «il luogo dove si trovava era stato invaso da posteggi di biciclette e di ciclomotori» (non è annotazione superflua perché ci fa entrare nei costumi cittadini degli anni tra il ’50 e il ’60); ricorda i relatori e le autorità che presenziarono alla manifestazione, a partire dal Re Vittorio Emanuele III.
È costume del professor Volpato – qui e altrove – documentare con la necessaria acribia ogni aspetto delle sue ricerche, ma in particolare curare la biografia delle persone che via via viene introducendo, ad iniziare dall’artefice della lapide, il brindisino Edgardo Simone, di cui fornisce le note essenziali della sua vita e della sua arte. Volpato viene così costruendo un fondale che ci restituisce, a distanza di un secolo, un aspetto dell’atmosfera culturale della stessa Verona.
Il saggio, com’è naturale, sottolinea a più riprese il ruolo avuto dal 6° Reggimento alpini, il sacrificio di moltissimi giovani, la Patria sentita come valore da conquistare e da difendere, la sfida alle tormente,…
Ma, accanto all’accuratezza documentaristica, mi fa piacere segnalare un risultato collaterale del lavoro, il quale non si esaurisce nella convinzione della «funzione sociale del ricordo», peraltro fondamentale e tanto più necessaria quanto più la temperie culturale di questi nostri tempi mira, forse inconsapevolmente, a sbarazzarsene, ma, quasi con naturalissima osmosi, concede spazio alla “lirica” come elemento non estraneo alla storia: il loro matrimonio – poesia e storia – molto spesso non viene celebrato. Egli, invece, per fare un esempio, ricorda che, nel giorno dell’inaugurazione, «un volo di colombi s’alzò libero nel cielo», gesto «non solo allegorico della libertà del cuore».
All’interno del VI° Reggimento Alpini non poteva non trovare ospitalità una citazione per il tenente Sandro Baganzani, autore della didascalia della lapide, ma soprattutto legato da profondo amore e amicizia per gli alpini. Volpato conosce bene quest’uomo di cui qui traccia una rapida scheda ma del quale egli si è occupato in più impegnativi profili avendo curato di Baganzani sia una raccolta di «bellissimi racconti» sia il carteggio con Lionello Fiumi. I fili delle memorie collettive hanno il pregio, anche dopo secoli, di comporre pregiati tessuti umani e spirituali.
Tra tutto quello che ancora resterebbe da dire, mi si consenta di riprendere la scritta dedicatoria – che Volpato definisce «un inno» – posta sotto il bassorilievo:
«Alle Aquile del VI° Alpini / che le penne insanguinarono – su tutte le cime / a prova di ferro tormenta valanghe – per il più libero volo».
Che questo “libero volo” possa accompagnarci, ieri come oggi, a raggiungere – senza, però, colpo ferire – le altezze vertiginose che le aquile, come gli alpini, sanno raggiungere.
Aldo Ridolfi