Negri Ada

…a cura di Graziano M. Cobelli

Poesia

Per contattarmi scrivi a >>> gcobelli05@gmail.com
Ada Negri

Per la Biografia
cliccare qui >>> https://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Negri

Alla sbarra

La donna volge i freddi occhi velati
su l’inquieta folla che la guarda.
La sua bocca ha una smorfia un po’ beffarda.
Sotto l’altera maschera bugiarda
vibra un fascio di nervi esasperati.

Ella non dice: No.—Confessa tutto,
tutto, l’ora, la via, l’uccisïone
fulminea, il perchè di passïone,
il perchè d’odio.—Solita canzone….
Non abbassa la donna il ciglio asciutto.

Non ispera, nè invoca essere assolta.
Porta in sè la sua pena, il suo rimorso,
livida impronta di ferino morso
su membra vive, sin che duri il corso
della vita.—Nel cuore è già sepolta.—

Che vuol dunque da lei quella togata
gente che l’attanaglia con indagine
acuta, e scruta le gelose pagine
delle sue notti d’ombra, e la compagine
squarcia della sua carne disperata?…

Che vuol dunque da lei quell’altra gente
trepida, verso il suo pallor protesa
coi più torbidi sensi, e nell’attesa
di più torbidi e rei palpiti, presa
dall’odore del sangue, inconsciamente?…

L’antica anima tragica che dorme
in ogni petto, su ogni fronte appare.
Chi or non vide, nel sogno, dentro un mare
di sangue il suo nemico boccheggiare,
e non tremò nel desiderio enorme?…

Tra la folla e la donna ondeggia il vampo
della ferocia originaria: sale
per vena e vena la follia del male:
d’un’angoscia inconfessa ognun trasale,
sotto le ciglia ogni pupilla ha un lampo.

 ***

 Il vecchio

 … Toc-toc…—Chi batte alla mia porta?…-È un vecchio
stanco.—«Entra: lascia sulla soglia i sandali.
Aggiungerò per te sul focolare
un ceppo, e un fascio di formelle amare.

Oh, quanta neve hai sul mantello!… Asciùgati
alla fiamma. Ecco il pane, ospite, e l’acqua.
Un letto antico a baldacchino rosso
per questa notte t’offrirò.»—«Non posso.

Non m’è dato dormir che sulla pietra,
non m’è dato posar che per un attimo.
Ripartirò, signora, a pena io senta
che fra i monti cessata è la tormenta.»

—«Vattene all’alba, quando il gallo squarcia
l’aria col canto. Nella tua bisaccia
io metterò tre pani e tre preghiere,
che t’accompagnin sulle vie straniere.

—«Non odi?… I monti abbandonò la ràffica,
torna il silenzio al bosco, il sogno all’ombra.
Ora io debbo partir, dolce madonna,
sì fina e bianca nella bianca gonna.

Non mi tentano i muri ove t’incarceri,
nè la coltre che m’offri, ampia e purpurea;
porto nel mio mantello un regal bene
che in suoi forzieri il tuo signor non tiene.

Vuoi tu goder di questo bene?… Lascia
orzo e frumento nella madia, e l’olio
nell’orcio, e il vino nelle coppe chiare,
e i frutti all’orto, e il ceppo sull’alare.

Rigetta il tuo nome e i tuoi ricordi, e seguimi:
ti condurrò per strade di delizia:
t’insegnerò le magiche favelle
dei fiori, ed il cammino delle stelle.

Ed io Re Lear e tu sarai Cordelia
bionda, perduti in selve millenarie;
e degli alberi l’anima e dell’acque
nascerà in noi, come da Jèhova nacque.

Non temi, prima di tua morte, infrangere
il laccio d’oro che ti avvince agli uomini?…
Chi lo squillo seguì del mio richiamo
più non ritorna…»—«Io sono pronta. Andiamo.»

FONTI:
Foto e Poesie da: www.poesiedautore.it
Biografia da: Wikipedia

↓