Marani Daniela – “Rêverie da una panchina”
…a cura di Elisa Zoppei

Per le tue domande scrivi a >>> elisa.zoppei@gmail.com
Condivido con voi cari Lettori una storia straordinaria. Mi è caduta tra le mani qualche tempo fa in un giorno autunnale, mentre andavo per mari e per monti in cerca di una storia. Ed è una di quelle storie che lasciano il segno, che ti sembra di averla aspettata da tanto, che non vorresti mai arrivare alla fine per paura che ti deluda e la raccogli dentro di te, ascoltandola, parola dopo parola, pagina dopo pagina, mentre il tempo si ferma…

Nota biografica
Docente di Storia e Letteratura italiana, si è imposta all’attenzione dei lettori come acuta critica letteraria, oltre che organizzatrice di mostre fotografiche, eventi culturali e anche come brillante scrittrice di romanzi. È nata e vive a Verona con il marito Maurizio Gioco, insigne artista poliedrico noto anche all’estero per il suo Teatro di Figura, affiancato dalla loro figlia Sofia, autrice anche della prefazione di questo suo ultimo libro. Mi viene spontaneo immaginarla nella loro speciale “CASA GIOCOSA”, dove lei ha “una stanza tutta per sé”[1], e scrive. E scrivendo tira i fili del suo tran tran domestico, umano e letterario, fra parole, battute, sfrecciatine, racconti, complicità, burattini, figure e… tanto affetto. Per l’editore Bonaccorso è una attiva book promoter, lanciatrice di eventi mirati a far conoscere libri e autori. Lo confermano le numerose prefazioni a romanzi e raccolte poetiche, pubblicati negli anni da Bonaccorso, fra cui il saggio “Allodole ribelli”, dove intervista il poeta Giorgio Maria Bellini, mettendo in rilievo la sostanza lirico poetica dei suoi versi. Inoltre spesso, presso librerie e biblioteche presenta opere di vari autori. Nel suo lungo racconto “Una vita a occhi chiusi” (Ed. 2023), parla di una storia dallo sfondo sociale concreto e reale, dove i vari personaggi sono resi vivi e veri testimoni di un passato prossimo non del tutto dimenticato. In questo nuovo romanzo la narrazione prende il via da un fatto inusitato, un qualcosa che ha a che fare con i misteriosi intrecci del destino…
“RÊVERIE DA UNA PANCHINA” è un titolo che ti trasporta immediatamente in un non luogo della mente, in un limbo onirico, non esplicitamente razionale, ma delicatamente sensitivo, emozionale… un qualcosa di predestinato di cui prendere consapevolezza lungo il corso della vita, senza nessun preavviso. E così capita all’autrice di questa storia raccolta una mattina dalla voce del protagonista, che la racconta, rammentandola in un sussurro. E lei la coglie come sgorgata da una trance, da un sogno ad occhi aperti… da una rêverie, proprio così, per un caso fortuito del destino, in una speciale mattina, seduta accanto a lui su una panchina del lungomare triestino di Barcola. Lo ascolta in silenzio. Comprende che per lui, il narrarla, è l’unico mezzo che ha di fermarne la memoria, di fissarla nel tempo. E forse sceglie proprio lei, per non perderla e affidarla al futuro. Così nasce questo libro… E, pagina dopo pagina, si snoda una storia tra le più disumane e brutali e difficili da metabolizzare, intervallata da rari ma speciali momenti idilliaci traboccanti d’amore. È una narrazione che passa attraverso la voce del protagonista, l’ingegner Carlo Rei, studioso di spicco, affermato docente universitario, appassionato di aereonautica. È lui che la racconta a se stesso, entrando nei particolari della sua lunga coinvolgente vicenda familiare, sociale e umana.
Ragazzino, figlio di un padre padrone violento e dissoluto, attraversa le brutture sfracellanti di una guerra senza quartiere, dentro e fuori casa, e ha come uniche fonti di bene l’affetto della nonna, qualche compagno di giochi e soprattutto l’amicizia incondizionata, affettuosa di Federica, figlia del contadino, servitore di Casa Rei. L’amore sboccia in tutte le sue espressioni fra i due ragazzini che trovano conforto l’uno nell’altra per poter affrontare tutte le brutture che li circondano… Ma ecco che un giorno il loro tenero universo si spacca, sui loro cuori cade la tempesta che li separerà, li terrà lontani senza mai dimenticarsi l’uno dell’altra… Si rincontreranno?… si riconosceranno?…
Lascio a voi la storia “trascritta” in questo libro che conserva tutta la fragrante freschezza, di una delle più belle storie d’amore vissuta da due creature segnate dal dolore di violenze subite, afflitte da una fatale separazione imposta dalla mentalità sociale bigotta, punitiva del tempo. È stato tutto predisposto dai fili del “destino”?
La lettura di questa storia ci pone appunto qualche domanda:
– Ognuno di noi è in balia del proprio destino?
– Ogni atto di volontà, ogni scelta, ogni decisione, ogni strada che prendiamo, tutto risponde a un disegno predestinato dall’Eternità ?
Quale l’ardua risposta?
BUONA LETTURA
Elisa Zoppei
[1] “Una stanza tutta per sé”: significativo realistico saggio di Virginia Woolf (1882- 1941).