Mann Thomas – “La montagna incantata”
…a cura di Elisa Zoppei

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Stiamo attraversando tempi di grande dispersione culturale, incalzati da novità fino a ieri inimmaginabili, dove molti dei nostri ideali esistenziali devono fare i conti con nuove sfide. Ci stiamo allontanando dal mondo dei libri in cui raccoglierci interiormente e approfondire il nostro pensiero, renderlo libero e indipendente. Senza avere l’aria predicatoria vorrei riaccostarmi insieme a voi alla grande letteratura attraverso l’incontro con uno dei più grandi scrittori di ogni tempo.
(cfr. Elisa Zoppei da “Lettura amore mio. Navigando nel mare dei libri (Il Segno dei Gabrielli 2006-2007).

Nota biografica:
Thomas Mann è nato a Lubecca nel 1875, da una famiglia facoltosa, colta e borghese. Da piccolo era circondato da libri e giocattoli costosi e intelligenti fra i quali uno stupendo teatro delle marionette che lo avviò, insieme al fratello Heinrich (anche lui più tardi grande scrittore) alle prime esperienze/giocose sui poteri dell’ invenzione linguistica. Ancora giovanissimo si dedicò al giornalismo, e alla letteratura entrando quanto prima a far parte del mondo intellettuale tedesco come homme de plume. Pubblicò il suo primo romanzo I Buddenbroock nel 1900, raggiungendo quasi subito fama a livelli europei. Seguirono a poca distanza Altezza reale, La morte a Venezia e La montagna incantata (1924). Il romanzo entrò nel novero delle grandi opere della letteratura mondiale, per cui, nel 1929, ricevette l’ambito premio Nobel per la letteratura. Nel 1933 Mann, per le sue idee, fu esiliato dal governo nazista e privato della cittadinanza tedesca, quindi riparò in Svizzera e poi negli Stati Uniti. Tornato in Svizzera, morì nel 1955 a Kilchberg.
Tra le altre sue opere notevoli vanno ricordate i libri della trilogia di Giuseppe d’Egitto, Carlotta a Weimer (1939) e Doctor Faust (1947).

Il romanzo La montagna incantata viene concepito durante un breve soggiorno dell’Autore nel sanatorio di Davos in Svizzera, dove si era recato per fare compagnia alla moglie ricoverata per curare la tubercolosi. Sottopostosi egli stesso a una visita di controllo, fu trovato ammalato e consigliato dai medici della casa di cura di allungare la sua permanenza fino alla guarigione. Ma Thomas Mann non li ascoltò rendendosi conto che i giovani, una volta accolti nella clinica si acclimatavano a quella vita e se lentamente guarivano i polmoni, nello stesso tempo perdevano il contatto con la realtà concreta e passavano le giornate misurandosi la temperatura e intrecciando flirt con giovani signorine di vivissimi appetiti, rese più ardite dalla consapevolezza della precarietà della loro vita. Il senso dell’incantamento proviene da questo essere fuori del tempo immersi nel nirvana della “cura sdraio”, che allontana dalla vita vera del lavoro, degli affanni, delle piccole brighe domestiche. Così, invece di curarsi, il Nostro (bene per lui) pensò di scrivere l’esperienza vissuta in quel luogo, trasferendo le sue impressioni sull’ambiente e le persone che vi conobbe, al protagonista del suo romanzo: Hans Castorp.
Progettata come un lungo racconto, l’opera, come obbedendo a una volontà propria, sfuggì per così dire di mano al suo autore per seguire un proprio intrinseco disegno e diventare una grande opera d’arte. T. Mann curò la sua composizione per ben dodici anni consegnando al mondo un capolavoro che ha la stessa maestosa grandezza della possente musica vagneriana. L’autore stesso infatti lo definisce come “un romanzo sinfonia, un lavoro di contrappunto, un tessuto di temi dove le idee fanno parte dei motivi musicali”.[1]
La trama
Hans Castorp è un giovane neolaureato in ingegneria navale, un semplice giovanotto, unico rampollo di un’importante famiglia amburghese, il quale, recatosi per un breve periodo di riposo a Davos, si scopre ammalato e per ridare elasticità ai suoi polmoni, dovrà trascorrere sette lunghi anni nel sanatorio fra le montagne della Germania del Nord. Tutto in lui appare misurato e composto e tutto fa credere che lui potrebbe occupare “brillantemente” il suo posto nel mondo. Ma non è così. Deve allontanarsi dalla vita che ama e vivere un’esperienza di isolamento, lontano dal rumore e dal chiasso della città in una villa-sanatorio ai piedi di una montagna. Fortunatamente ama contemplare la bellezza del paesaggio delle montagne svizzere davanti al quale ogni tanto esclama – Grandioso! Durante questo eremitaggio imposto dalle gravi circostanze della sua vera o presunta malattia, avrà modo di reimpostare la sua visione del mondo e di rinascere a una nuova vita.
Sciogliersi dall’incantamento e recuperare le sue energie fisiche e spirituali gli serviranno però per arruolarsi come soldato nelle file dell’esercito tedesco in marcia verso la disfatta della seconda guerra mondiale. Con lui scomparirà il suo sogno d’amore, travolto nel caos che ha sconvolto l’umanità.
BUONA LETTURA
Elisa Zoppei
[1] Lezione dell’autore agli studenti di Princeton in Appendice al testo “La montagna incantata”, Ed. Corbaccio, 1992