Etimologia 91 (Postuma) – (Storia)

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Etimologia 91 (Postuma) – (Storia)

Etruschi e Reti – 7parte

Felsina era divenuta da subito il trampolino di lancio degli Etruschi padani verso tutte le direzioni, ma in modo particolare verso il nord («analizzando la serie non esigua di manufatti villanoviani che hanno raggiunto i territori a nord del Po o che hanno varcato le Alpi diffondendosi nell’Europa centrale, si individua una via principale di penetrazione che sembra potersi identificare con la valle dell’Adige… il centro da cui si irradiava la rete di rapporti tra il mondo villanoviano e territori settentrionali fu senza dubbio Bologna»; (De Marinis 1986, p. 55). La fondazione di Mantova facilitò i contatti con la Valdadige e le aree alpine circostanti.
Gli Etruschi si stabilirono dapprima sulle rive dell’Adige immediatamente a nord di Mantova, e cioè a Verona, allora città degli Euganei; di qui si diffusero lungo tutta la Valdadige e vallate laterali, oltrepassarono il Brennero e occuparono varie località strategiche del Tirolo. La loro presenza non fu mai massiccia. Si trattava di gruppi poco folti ma che si infiltravano dovunque, protesi come erano a monopolizzare traffici e commerci: «la penetrazione etrusca del nord non va intesa come un fatto momentaneo, ma come conclusione di un processo lungamente preparato e non come conquista vera e propria, ma come controllo esercitato sulle risorse economiche e sulle vie commerciali da una minoranza dotata di una cultura e di una organizzazione superiori» (Mansuelli – Scarani 1961, p. 247). Questa avanzata avviene in circostanze molto simili a quelle in cui si compirono la colonizzazione greca delle coste italiche o la disseminazione di empori fenici sulle rive del Mediterraneo.
Sui possedimenti etruschi della Val Padana cala all’improvviso, nel 397 o 396 a.C., un potente esercito, quello dei Galli, seguíto da carriaggi con sopra donne, bambini, vecchi e masserizie. È una migrazione di massa, che sommerge tutta la Val Padana arrestandosi tra il Mincio e l’Adige e tra la foce del Po e Senigallia. Mantova viene anch’essa presa, ma il carattere essenzialmente etrusco della città rimase pressoché inalterato se Plinio poteva scrivere, verso il 77 d.C., che «Mantova [è] la sola [città] rimasta degli Etruschi a nord del Po» (Mantua Tuscorum trans Padum sola reliqua). Questo brano pare interpretabile nel senso che Mantova, al momento della conquista gallica, vide installarsi come nuovi reggitori una piccola minoranza di Galli, rimanendo la popolazione poco influenzata sul piano etnico dall’invasione. La celtizzazione della città, quindi, dovette avvenire assai più tardi, forse verso la fine dell’impero romano, per riflusso dalla provincia e dall’area emiliana contermine.
Una delle tribù galliche, i Cenomani, crea un insediamento all’imbocco del Mincio: è Arilica (da un’espressione celtica significante «presso il lago»), l’attuale Peschiera. Da qui i Cenomani si spingono fino a Verona, impadronendosene. Poco oltre si fermeranno davanti alla resistenza opposta dai Veneti. Anche a Verona, tuttavia, il dominio gallico appare assai superficiale, nulla più che una presa di possesso da parte di una minoranza bellicosa. È prova di questa effimera occupazione la scarsità nel Veronese dei nomi di luogo di origine gallica.
L’irruzione dei Galli taglia in due il territorio abitato dagli Etruschi: il grosso di questo popolo rimane a sud dell’Appennino, una parte – numericamente non molto consistente – è intrappolata tra la linea Peschiera-Verona e le Alpi. Gli Etruschi della seconda area si daranno successivamente il nome di Reti, in latino Raeti (la variante Rhaeti è frutto di una non necessaria grecizzazione).

Giovanni Rapelli

Articolo apparso in “Quadrante padano”, N. 2, agosto 1992.

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