Etimologia 90 (Postuma) – (Storia)

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Etimologia 90 (Postuma) – (Storia)

Etruschi e Reti – 6parte

La penetrazione etrusca nell’interno ha talvolta carattere di conquista militare, ma per lo più è pacifica. Gli Etruschi dilagano in Toscana a raggera, trovando pochi ostacoli a causa della grande superiorità culturale che sfoggiavano. La loro espansione, tuttavia, viene fermata sulla linea del Tevere dagli Umbri a oriente e dai Romani a sud. Essi proseguono, quindi, in direzione nord verso gli Appennini, e in direzione sud – scavalcato il Lazio – verso la Campania. Già nei secoli X e IX si hanno le prime infiltrazioni sulle coste campane, dove in seguito sorgerà il grande centro etrusco di Capua.
A nord, l’Appennino è oltrepassato agli inizi del VII secolo; poco dopo si ha la fondazione di Felsina. Da qui, gli Etruschi si espandono in breve tempo nella Val Padana a ventaglio, giungendo a ovest fino a Varese e Como e a est fino al dominio venetico. I Veneti occupano in quel tempo la pianura tra Este e Treviso. Da Felsina gli Etruschi arrivano alla fine del VI secolo al Mare Adriatico, insediandosi a Spina e successivamente ad Adria, allora in diretto contatto col mare.
L’infiltrazione etrusca nella Val Padana fu più precoce di quanto si credesse fino a non molti anni fa. «I materiali scoperti a Golasecca, a Como e a nord delle Alpi dimostrano che i primi commerci tra mondo mediterraneo e paesi celtici transalpini, attraverso il territorio della cultura di Golasecca, furono attivati dagli Etruschi fin dai primissimi anni del VII secolo» (De Marinis 1986, p. 57). Tuttavia, i centri esclusivamente etruschi, o con popolazione in maggioranza etrusca, non furono numerosi. Per lo più la presenza etrusca era di carattere commerciale, tesa al controllo e allo sfruttamento delle risorse locali.
In questo quadro si può meglio comprendere, per esempio, come sia possibile che risalgano chiaramente all’etrusco nomi di località quali Genua (Genova) e Patua (Padova), il primo in territorio ligure, il secondo in territorio venetico. A Genova furono trovate tracce sporadiche di presenza etrusca, ma non v’è dubbio che la città fosse popolata quasi solo di Liguri. Nulla di etrusco, per contro, presenta Padova. Genua e Patua vanno visti, così, come nomi dati dagli Etruschi a centri “stranieri” con i quali essi intrattenevano rapporti commerciali; dagli Etruschi tali nomi passarono ai Romani, e quindi a noi. Analogamente, noi chiamiamo Monaco la città tedesca di München, con una parola tipicamente italiana, ma ciò non vuol dire che questa città sia popolata di Italiani.
Contemporaneamente agli insediamenti di Spina e di Adria, si hanno insediamenti etruschi in Val Padana su due direttrici: le attuali province di Parma e Reggio Emilia e l’asse del Mincio. È il momento della fondazione di Mantova, oltre che dell’abitato etrusco di Bagnolo di S. Vito (Castellazzo della Garolda seguirà più tardi, nel IV-II secolo a.C., come propaggine di Mantova o di Bagnolo S. Vito). Mantova non dovette ospitare una popolazione esclusivamente etrusca: la tradizione virgiliana che in essa risiedessero tre stirpi diverse appare rispondere a una realtà storica. Servio afferma nei suoi Commentarii a Virgilio che due dei popoli di Mantova erano quello etrusco e quello venetico; il terzo non può essere stato altro che quello gallico (Virgilio sembra parlare della condizione etnica originaria della sua città, per cui sarà da escludere un riferimento ai Romani, arrivati per ultimi). Nell’elemento che Servio definisce “venetico”, però, non dovremo vedere i Veneti veri e propri, ma gli indigeni euganei. La confusione tra un popolo e l’altro è frequente negli scrittori antichi, soprattutto quando questi trattano delle zone dove i singoli popoli venivano a contatto.

Giovanni Rapelli

Articolo apparso in “Quadrante padano”, N. 2, agosto 1992.

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