Etimologia 89 (Postuma) – (Storia)

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Etimologia 89 (Postuma) – (Storia)

Etruschi e Reti – 5parte

Ma nell’etrusco sono ravviabili anche elementi sicuramente indoeuropei non recenziori, cioè non acquisiti nelle nuove sedi tirreniche: per esempio la terminazione dell’accusativo in –n dei pronomi (eca mutna Velus … «questa è la tomba di Vel …» a fronte di … cn śuthi cerixunce «… ha fatto questa tomba»; mi capra Calisnaś …  «io sono l’urna di Calisna …» a fronte di mini mulvanice Mamarce … «mi ha dedicato Mamarce …»), la terminazione diminutiva –za (che trova piena corrispondenza nell’ittito: etr. lextumu-za «vasetto», ittito Nuwa-nza diminutivo del pronome personale Nuwa), la particella copulativa enclitica -m (per la quale si confronti l’ittito –ma e il lidio -m, con la stessa funzione), il suffisso nominale femminile -tha (come in launti-tha «libertà», corrispondente al suffisso ittito -itta che rende femminili i nomi di persona maschili), il suffisso del preterito -ce (che concorda col greco –ke, l’ittito geroglifico -ha e il licio -ka), il suffisso dei gentilizi -na (come in Vipi-na “Vibenna”; analogamente, –na o -nna serve nell’ittito a formare nomi di persona, cfr. Maliddunna da maliddu- «dolce»).
Si tratta di particolarità che non possono essere spiegate attraverso semplici contatti di popolazioni, appartenendo alla sfera morfologica, cioè alla parte più conservativa di una lingua. Dovremo concludere, perciò, che gli Etruschi, al momento di lasciare la loro sede anatolica per dirigersi verso il Tirreno, rappresentassero il risultato della fusione di due elementi etnici: uno indigeno di tipo caucasico, l’altro di tipo indoeuropeo, nel quale possiamo riconoscere frange di Ittiti o di Lidi. L’etrusco andrebbe visto come un corrispettivo speculare dell’ittito: il secondo è fondamentalmente europeo con forti intrusioni indigene, il primo è al contrario fondamentalmente indigeno con forti intrusioni indoeuropee.
Dalle coste della Sardegna e della Corsica, gli Etruschi si spingono a occupare l’isola d’Elba e le prospicienti coste toscane. La meta prefissa sono le miniere di metalli, e per il momento non v’è eccessiva resistenza da parte della popolazione preesistente. Le ondate di invasione si susseguono una dopo l’altra, probabilmente nel corso di parecchi decenni. Una parte degli Etruschi rimane in Sardegna e Corsica; la toponomastica locale e l’attuale parlata sarda conservano tracce notevoli di elementi linguistici anatolici non indoeuropei, ascrivibili sia agli Etruschi che agli affini Š.r.d.n.
L’espansione etrusca è favorita dal controllo pressoché completo che hanno gli Etruschi del mare tra le isole e la penisola italica, che proprio per tale motivo sarà in seguito chiamato “mare etrusco” (= Mar Tirreno). Le flotte cartaginesi, nei primi secoli dopo il 1000 a.C., non sono in grado di competere con quelle etrusche; i Greci, dal canto loro, quando nell’VIII secolo a.C. iniziano la propria espansione a occidente fondando tutta una serie di colonie in Sicilia e sulle coste della penisola, non riusciranno a oltrepassare Cuma. Sono i tempi della “talassocrazia tirrenica”, ossia del dominio etrusco del mare.

Giovanni Rapelli

Articolo apparso in “Quadrante padano”, N. 2, agosto 1992.

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