Etimologia 88 (Postuma) – (Storia)

…a cura di Giovanni RapellietPer le tue domande scrivi a >>>  info@giovannirapelli.it

Etimologia 88 (Postuma) – (Storia)

Etruschi e Reti – 4parte

Gruppi di Minoici o di altre tribù affini dell’Egeo dovettero stabilirsi in Sardegna, forse per costituirsi una nuova patria. Quando, un paio di secoli dopo, si verifica il rimescolamento di popoli causato dalla guerra di Troia, altre popolazioni prenderanno la via dell’Occidente, resa nota proprio dai Minoici. Così gli Š.q.l.š si recheranno in Sicilia (già abitata dai Sicani, dagli Elimi e da una popolazione italica che assumerà poi lo stesso nome degli invasori, i Siculi); gli Š.r.d.n si recheranno in Sardegna (già abitata da popolazioni di tipo berbero e dai nuovi arrivati minoici o egei, popolazioni che anch’esse assumeranno poi il nome degli invasori); e infine, i T.r.š si recheranno dapprima in Sardegna, assieme agli affini Š.r.d.n, e quindi nell’isola d’Elba e in Toscana. Quivi gli antenati degli Etruschi si insediano gradualmente, villaggio dopo villaggio, spingendosi sempre più all’interno.
Donde provenissero questi T.r.š è ormai abbastanza chiaro. Doveva trattarsi di un popolo anatolico non indoeuropeo, quindi di stirpe caucasica, stanziato sulle coste della Lidia oppure nei pressi di Troia. In favore della prima collocazione geografica abbiamo la testimonianza di Erodoto, che ci dice come i progenitori degli Etruschi partissero dalla Lidia per andare a colonizzare “il paese degli Umbri”, cioè la Toscana; in favore della seconda collocazione parla il nome stesso di questo popolo così come viene udito dai Romani. Che i legami dei primi Etruschi con Troia fossero stretti lo si constata anche dalla presenza nell’isola di Lemno – tra Troia e la penisola calcidica – nel VI secolo a.C. di una lingua molto simile all’etrusco: il lemnio e l’etrusco sono in pratica due dialetti di una medesima lingua, sorti da una scissione che dovette avvenire solo alcuni secoli prima. Ciò ci riporta alla guerra di Troia. Subito dopo tale guerra, una parte degli Etruschi andava a formare la coalizione dei “Popoli del Mare”, determinata a invadere l’Egitto; un’altra parte si dirigeva verso la Sardegna, per stabilirsi definitivamente in Toscana; un’altra parte ancora invadeva l’isola di Lemno.
Si è accennato all’inizio di questo articolo alle difficoltà che si oppongono a una ricostruzione dell’originaria lingua proto-caucasica, per la quasi assoluta mancanza di documentazione antica delle lingue caucasiche (fa eccezione il georgiano, che comunque non va più in là del V secolo d.C.) e per la stupefacente evoluzione che presentano le attuali lingue caucasiche stesse. Tale evoluzione dovette avere inizio già al tempo dei primi insediamenti proto-caucasici in Anatolia, nell’VIII millennio a.C.; ciò spiega come le lingue anatoliche non indoeuropee presentino considerevoli differenziazioni tra di loro, come tra ciascuna di esse e l’etrusco. Il proto-hattico, per esempio, per quel che ne sappiamo appare avere assai poco in comune con l’etrusco. Singolarmente, quest’ultimo trova maggiori corrispondenze con le lingue caucasiche ai suoi antipodi, quelle della famiglia di nord-est: si pensi al plurale etrusco in -r, che ricorda il plurale kürino in –ár (kürino qhas «uomo», qhisár «uomini»), e al genitivo etrusco in -l, presente anche nelle lingue lak, àvaro e kürino. È un’altra conferma dell’assunto che le lingue agli estremi opposti di una famiglia linguistica possiedono elementi comuni non più presenti al centro della famiglia stessa.

Giovanni Rapelli

Articolo apparso in “Quadrante padano”, N. 2, agosto 1992

↓