Etimologia 86 (Postuma) – (Storia)

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Etimologia 86 (Postuma) – (Storia)

Etruschi e Reti – 2parte

Discendenti diretti degli antichi Iberi sono i Baschi, che rappresentano l’estrema propaggine occidentale dei Proto-Caucasici. Il Trombetti dimostrò come la lingua basca sia affine a quelle caucasiche, e in misura minore alle lingue camitiche più meridionali (gruppo cuscitico e nilotico). Abbiamo qui un’ulteriore conferma della teoria delle anfizone, per cui le lingue più periferiche di una determinata famiglia linguistica conservano particolarità comuni arcaiche che nel centro della famiglia sono andate perdute: i Proto-Caucasici si diffusero nell’Europa meridionale fino a raggiungere le rive dell’Atlantico, e i Proto-Camiti si diffusero dall’Egitto prima verso sud (Cusciti e Nilotici) e solo in un secondo tempo lungo l’Africa settentrionale fino a raggiungere anch’essi l’Oceano Atlantico. Così le punte estreme, Baschi da una parte e Cusciti e Nilotici dall’altra, presentano lingue singolarmente affini.
Gli Indoeuropei, rappresentati dagli Ittiti e tribù affini, giunsero in Asia Minore verso il 2000 a.C., penetrando nella penisola dalla Tracia. Gli Ittiti crearono un potente impero nella regione centrale, con capitale Hattušaš (attuale Boghazköy); ma la popolazione indigena che essi sottomisero, i Proto-Hatti, mantenne a lungo la propria lingua, così che nell’impero coesistevano sia l’ittito dei conquistatori sia il protohattico dei conquistati. Le altre lingue introdotte dagli Indoeuropei furono il palaico (parlato tra l’impero ittita e il Mar Nero), il luvio, con le due varianti dell’ittito geroglifico e del licio (tutti parlati tra l’impero ittita e il Mediterraneo, nella porzione sud-occidentale dell’Anatolia), e il lidio (parlato nella Lidia). Le lingue indoeuropee dell’Anatolia presentano tutte considerevoli intrusioni di elementi indigeni, di parlate, cioè, di tipo caucasico. Tali intrusioni sono talmente massicce che quando l’ittito fu scoperto, all’inizio di questo secolo [il XX, n.d.r.], fu creduto per vari anni una lingua non indoeuropea. In realtà, la struttura morfologica dell’ittito come delle altre lingue indoeuropee anatoliche è chiaramente indoeuropea, e ciò toglie ogni dubbio sulla loro vera natura, trattandosi della parte più conservativa di ogni lingua; l’elemento indigeno, per quanto cospicuo, appartiene solamente alla sfera lessicale (analogamente, per esempio, l’italiano moderno è sommerso di parole inglesi, ma la sua struttura morfologica – coniugazione verbale, preposizioni, prefissi, suffissi ecc. – è ancora compattamente quella evolutasi dal latino).
Gli Indoeuropei, tuttavia, non riuscirono a imporre le loro lingue su tutta la penisola anatolica. Gli indigeni avevano raggiunto nel corso dei millenni un livello culturale notevole, superiore a quello degli invasori. Troia, posta presso l’imbocco dei Dardanelli, era capitale di un piccolo ma florido Stato al momento dell’arrivo degli Indoeuropei, e gli scavi di cui fu oggetto fecero emergere un’occupazione ininterrotta a partire dal IV millennio a.C.; Beyçesultan, Hacilar, Çatal, Hüyük, Alaca Hüyük e molti altri centri anatolici presentano condizioni analoghe. A poca distanza dall’Anatolia, le isole Cicladi vedono la fioritura nel III millennio a.C. di un’arte notevolmente sviluppata e Creta si trova nel periodo minoico, caratterizzato tra l’altro dalla scrittura Lineare A.

Giovanni Rapelli

Articolo apparso in “Quadrante padano”, N. 2, agosto 1992

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