Bonaventura Laura – “La corte del borgo“
…a cura di Elisa Zoppei

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Poche volte può capitare che leggendo un romanzo si possa riscontrare in chi lo scrive, tanto ardore, tanta sensibilità, tanta compartecipazione affettiva agli eventi che ne disegnano la storia: una storia che odora di ricordo, di pane fatto in casa, di legami ancestrali, di amore, di verità: tanta verità. Tra le pagine del romanzo “La corte del borgo” c’è Laura Bonaventura in tutta la pienezza della sua personalità di scrittrice impegnata a ridare vita, pensiero, movimento alla sua gente: non solo a tutte quelle persone che costellano le ramificazioni del suo albero genealogico, ma anche ai paesaggi rurali e umani che ne contornano i confini. C’è chi lo definisce una saga familiare che passa attraverso tre generazioni per oltre un secolo: dalla fine dell’Ottocento a tutto il Novecento.

NOTA BIOGRAFICA (dal risvolto di copertina).
Laura Bonaventura è nata ad Albaredo d’Adige, in provincia di Verona. Si è laureata in Letteratura contemporanea all’Università di Padova con una tesi sui Alberto Moravia e Dostoevskij. Ha lavorato per diversi anni come docente di lettere nella scuola superiore. È appassionata di musica e di letteratura fin da quando era bambina, ma ha iniziato a scrivere nel 2001. Il suo racconto d’esordio è “Il cielo nel secchio”, (Lalli Editore 2007), seguito da “La bambina che mangiava i fiori (Perosini Editore 2009), che tradotto in persiano “farsi”) è stato pubblicato in Iran nel 2024.
Ho letto ”La corte del borgo” (Le Giraffe di Robin Edizioni), insieme alle amiche del mio Salotto Letterario, in particolare con l’amica prof.ssa Maria Rosanna Mucciolo, che oltre a collaborare con il nostro Condomino News nella interessante SEZIONE RICORRENZE, è una straordinaria lettrice. Abbiamo percorso insieme i 51 capitoli, preceduti dal Prologo, scambiando i nostri pareri, confrontandoci e apprezzando la struttura della storia: una storia straordinaria, una “Saga familiare”, da seguire attraverso le vicende di una famiglia veneta con i suoi tanti e vari legami parentali, fra cambiamenti, successi e difficoltà, intercorsi in un lungo periodo di tempo, che abbraccia più di cento anni di storia: dalla fine dell’Ottocento a tutto il Novecento. Si viene via via raccontando la vita dei personaggi intrecciata a importanti avvenimenti storico, politico sociali del nostro Paese. Si viene passo passo, esplorando le varie dinamiche di segreti, amori e passioni, colti attraverso le vicissitudini di tre generazioni. Ma è sostanzialmente questa “corte”, di pianura veneta, che fa da sfondo ai vari avvenimenti della famiglia e della società di quel tempo, dove si intrecciano le storie di tante persone, qui vive perché non dimenticate. Incontriamo nonno Pietro, il capostipite, assoluto, poi Giovanni con la moglie Malia, Garda e Maria le figlie: la pomi e la spumante , vere protagoniste, le cui azioni, gli amori e gli stessi sogni si intrecciano alla storia dell’Italia, fra avvenimenti inframmezzati da due disastrose guerre mondiali. Leggendo il romanzo abbiamo potuto ammirare la scrittura sciolta e precisa di Laura Bonaventura, che sa realmente vivificare le varie vicende familiari perché appartengono alla sua realtà, piena dei ricordi e dei racconti della nonna materna: Maria “la spumante”. Non solo va apprezzata per la significativa descrizione dei personaggi che animano il racconto, ma anche per la veste umanamente realistica che sa dare agli avvenimenti storici, Eccone un esempio concreto: “Arrivarono al fiume, che già le trincee traboccavano di soldati e il ponte era minato. Si misero in linea, scavando dei ripari, ma non avevano dato l’ultimo colpo di zappa che la mitraglia nemica aveva già iniziato ad abbaiare, implacabile, messa in azione da un amico invisibile ma onnipresente” (pag 122). Ci troviamo davanti alla particolare descrizione di una situazione storica, politica e sociale dove viene messo in risalto un momento particolare della storia d’Italia intimamente intrecciata con quella della famiglia: “Alberto cercava di mantenere una certa disciplina, non perdendo di vista il proprio battaglione”.
Si comprende quindi come la “corte” non sia solo il luogo dove si svolge la vita dei vari protagonisti, ma diventi il regno del “caos”, quando la guerra si mescola alla vita dei contadini. Il linguaggio fluido e scorrevole, cattura la curiosità del lettore anche per la presenza di dialoghi di un italiano mischiato a parole dialettali che rimandano a momenti veri del quotidiano vivere: di “quando era il tempo della lissia” ( pag 57).
Buona Lettura.
Elisa Zoppei
