Benini Giovanna – “Il coraggio di una madre”
…a cura di Elisa Zoppei

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VERONA

Note Biografiche
Ho conosciuto Giovanna Benini qualche anno fa e di lei mi ha colpito la sua personalità di donna capace di affrontare i propri problemi, a volte anche severi, con determinata volontà di sistemare le cose della propria vita, sia domestica che lavorativa, con serietà sì, ma anche con serenità. Abita a Verona e dopo la laurea in Materie Letterarie, ha subito imboccato la via per affermarsi come giornalista, frequentando il corso di perfezionamento in Giornalismo economico presso l’Università degli Studi di Verona e nel 1991 si iscrive all’Ordine dei Giornalisti di Verona, e frequenta il Corso di perfezionamento in tecniche di comunicazione. Quindi ha alle spalle una apprezzabile carriera giornalistica, dove si è distinta per i suoi articoli e reportage documentaristici. Molto interessante il suo documentario Capo Verde una terra di contrasti, nel quale emerge il desiderio di capire le cose e gli esseri umani in prima persona, per poi essere in grado con onestà intellettuale di trasmettere e comunicare.
Nel 2009 ha dato alle stampe il libro Intervista a… (Bonaccorso Editore 2009), in cui sono raccolte le sue interessanti interviste a noti personaggi che hanno incisivamente animato la vita intellettuale, politica e artistica di Verona.
Questo è il suo primo romanzo uscito nel 2017 con Edizioni03

Il coraggio di una madre, non è solo il titolo di questo libro, ma ne è la sua sostanza materiale e spirituale. È il racconto di una storia fragrante di vita e di verità che si snoda lungo il filo di una corrispondenza epistolare, quasi per esprimere un bisogno di confrontarsi, confessarsi, interrogarsi, rispondersi…
La protagonista è Giulia Baggi, introdotta dall’autrice Giovanna Benini, come giovane donna romantica, incontrata durante un viaggio in Africa e diventata sua cara amica, aperta alla vita e al prossimo, quello vicino e quello anche più lontano, verso il quale mostra atteggiamenti di sincera comprensione e condivisone, pure se differente di lingua, colore e strato sociale.
Questo libro nasce proprio dal desiderio di fermare attraverso la scrittura i momenti più significativi della vita dell’amica Giulia, raccogliendola dalle lettere inviate alla madre, fra esperienze, timori, sogni, gioie e dolori. Pertanto, come mette puntualmente in luce Cinzia Inguanta* nella sua prefazione, le protagoniste del romanzo sono Giulia, sua madre e la stessa autrice. Tre donne che nel corso della narrazione diventano una sola donna.
Va aggiunto che l’altro grande protagonista del romanzo è l’Amore: l’amore scandito nelle varie forme dei rapporti che intercorrono fra Giulia e le persone che le sono vicine, prima di tutti la madre, fonte di ispirazione continua, di ricordi belli e meno belli, di momenti vissuti, di sofferenze, di malintesi e di perdoni.
Ma altrettanto pregnante di vita e di grande spessore emotivo è l’amore riversato sui bimbi incontrati durante la sua esperienza africana, nella missione di Angal, una delle realtà più povere del continente africano (Lettera XVII). È ovunque “Amore” concepito come «… l’unica cosa che abbia veramente importanza… quello con la “A” maiuscola, incondizionato che non ha bisogno di essere necessariamente ricambiato per poter esistere e resistere ai colpi bassi che la vita riserva a ognuno di noi» (Lettera XX, p. 133).
E questo amore fa pendant con il coraggio della madre che anche rimanendo sola, senza l’appoggio di un marito fedele e amoroso, portato via da morte prematura, riesce, pur con fatica a tirarsi su le maniche, cercando come meglio può di far andare avanti la famiglia e risarcirla con tutta se stessa della perdita del proprio caro.
La lettura di questo romanzo offre la possibilità di addentrarci nelle dinamicità degli eventi raccontati e comprendere l’intimo, profondo rapporto della figlia con la madre, nella sua verità di percorso vitale a livello sia spirituale che umano.
È un cammino stupendo, un passaggio attraverso la vita, fra tante emozioni, avvenimenti, incontri, da diventare una strada grande, animata, percorsa con coraggio e soprattutto con la consapevolezza che tutto ha un significato e nulla è secondario e tutto riconduce a un senso che è quello della FEDE, una fede concreta in Dio e in se stessi.
*Cinzia Inguata è una nota scrittrice, giornalista critica e letteraria veronese. Dirige la rivista “L’Altro Femminile”.
Buona lettura
Elisa Zoppei