Maimeri Lugo Diana

… a cura di Graziano M. CobelliPoesia

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Chi é Diana Maimeri Lugo,

Nata a Bolzano, abita a Isola della Scala dal 1957. Sposata con 3 figli e 3 nipoti.
Ha svolto attività di imprenditrice commerciale nel ramo dolciario.
Collabora da 55 anni con l’Associazione Parrocchiale come animatrice di adolescenti, giovani e adulti, è rappresentante del Consiglio Pastorale e del gruppo liturgico.
Ex presidente della pallavolo femminile, con tesserino di arbitro C.S.L.
Dal 1998 è socia del “Cenacolo di Poesia Dialettale Berto Barbarani” di Verona nel quale ha fatto parte del direttivo e come vicepresidente
Da 14 anni partecipa a concorsi di poesia in lingua e in vernacolo, vincendo premi provinciali, regionali, nazionali e internazionali, come: Roma, Venezia, Barletta, Ischia, Verona, Varese, Lerici, Catania, Pompei, Monaco di Baviera, San Pietroburgo, New York, Dubrovnik, Amsterdam, Budapest, Parigi, ecc.
Ha redatto libri di testi poetici in vernacolo “ Penelà de cor ” e in italiano “Ninfale”, le sue poesie sono stampate su un centinaio di  antologie e riviste, alcune sono state tradotte in lingua: tedesca, russa, inglese, croata, araba, olandese, ungherese, francese.
Nel 2011 vince il Primo Premio di Poesia al Salone del Libro di Torino
Da 14 anni promuove e organizza “Serate di Poesia e Musica”, commemorazioni di poeti defunti, serate con poeti, dicitori e cori.
Da 12 anni scrive i testi (sempre diversi) e cura la regia del “Presepio Vivente” con la partecipazione di una cinquantina di personaggi.
Ha scritto il testo ed ha musicato l’inno “Diamoci la mano” per “Assoc. Gemellaggio Italo – Tedesco,  Isola della Scala (VR) – Budenheim (Meinz)” di cui e socia-fond. e  revisore dei conti.
Da 15 anni fa parte del coro “ Mario Modena” dell’UTL.
E’ fondatrice, socia e fa parte del Collegio dei Probiviri della “Associazione Volontari Cinema-Teatro “Cap. Bovo”.
E’ fondatrice-socia dell’associazione promossa dal “Circolo Culturale Toniolo” di Verona, “Progetto Laureati Domani”.
Da 8 anni fa parte del direttivo del Cenacolo Culturale “Cardinale G. Bevilacqua” di Isola della Scala.
Ha recitato con la “Filodrammatica Scaligera Sandro Camasio”, con il gruppo teatrale dialettale dell’U.d.T.L. “La libera età” e il gruppo “La Scintilla”.
Ha seguito gli scolari della “Scuola Elemen. Carducci” di Vr per “Incontri con la poesia”, con gli alunni della scuola “Collodi” di Isola della Scala, la Scuola Media di Cà di David, di Sorgà e nelle U.D.T.L. di Isola della Scala e Bogara.
Nel 2007 ha fondato il “Circolo Letterario Le Muse” di Isola della Scala e ne è presidente.
Nel 2010 è socia fondatrice del Cenacolo “Beltramini” di Vr.

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In una goccia d’ambra

 Cartina di tornasole
la mia mente
che attinge le sue emozioni.
nella tavolozza del tuo sguardo.

Allenta il morso,
scioglie le briglie
e veste di filigrana
la sua passione.

Come moneta
gettata alla fontana,
attende il tuo ritorno
e si lascia cogliere
al tuo arrivare.

Mi ritrovo così
come
in una goccia d’ambra,
ad amarti
per tutti i tuoi domani.

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El dialeto

I dise e credo sia vera;
“Se un popolo el perde el so discorar,
el perde la storia intiera!”

Ghe va a remengo; fole, arte, tradission,
se perde via nel tempo tuto sto bel mondo
drento al minestron che l’è deventà el ciacolar
che ne gira atorno.

Vien el magon quando se sente la gente
che vol “straussar” talian par no essar decadente!

Ma me consola un fato restà ne la memoria,
de quela vecetina catada a l’ospedal,
e de quela suora tanto carina
che la g’à domandà con far discreto;
“Le porto una mela al forno?”

La timida noneta che l’era del disdoto
e la savea solo el dialeto,
la g’à risposto umile; “Grassie!
Ma invesse de chela roba lì,
podaressela portarme un pomo coto?!”

IL DIALETTO: Dicono,/e io credo che sia vero,/”Se un popolo perde la sua lingua,/perde la storia intera!”/Si perdono,/racconti, arti, tradizioni/e tutto il suo bel mondo/dentro questo minestrone/che è divenuto il proferire/che ci gira attorno./Si prova un gran dispiacere/quando si sente la gente/che vuole camuffare l’italiano,/per non essere decadente./Ma mi consola un fatto/rimasto nella memoria,/di quella vecchina incontrata all’ospedale,/e di quella suora tanto carina/che le ha chiesto con far discreto;/”Le porto una mela al forno?”/La timida nonnina che era del diciotto/e sapeva solo il dialetto,/gli ha risposto umile;“Grazie!/Ma, invece di quella cosa li,/potrebbe portarmi un pomo cotto!”

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