Meneghetti Egidio

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Chi è Egidio Meneghetti,
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Scienziato, farmacologo di fama internazionale, professore, importante uomo antifascista e del Partito d’Azione, poeta, Egidio Meneghetti nacque a Verona il 14 novembre 1892 da Umberto, medico direttore dell’ospedale psichiatrico.
Ancora in giovane età sposò la causa socialista battendosi – sempre per tutta la sua vita – per la libertà morale e politica, nel segno della dignità umana. Durante la frequenza alla facoltà di medicina a Padova, si arruolò volontario nella prima guerra. Conseguita la laurea, nel 1916, ritornò al fronte sul Carso e sugli altipiani di Asiago (VI) come medico. Ferito, non volle fermarsi: fu insignito di quattro medaglie al valore militare (una d’argento e una di bronzo). Fece l’assistente a Padova, poi seguì dei corsi di perfezionamento in farmacologia ed igiene a Gottinga e a Parigi. Nel 1926 andò a insegnare a Camerino (MC), aderì all’associazione ex-combattenti antifascisti, collaborando con Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini. Ritornò all’ateneo patavino, sfuggì alla polizia fascista che lo aveva bandito dalla città, andò ad insegnare a Palermo.
L’impronta della sua permanenza nella città siciliana rimase indelebile sia per il valore delle sue lezioni sia per la nuova applicazione dei metodi chimico-fisici nell’indagine farmacologica per ottenere dati qualitativi ottimali. Si occupò dell’azione dei metalli sui globuli rossi e sulla tossicità dei composti organici e inorganici dell’arsenico e dell’antimonio tri-e pentavalente. Amico di premi Nobel, fu da questi contattato soprattutto sulle proprietà della materia allo stato colloidale e sulla loro azione farmacologica. Meneghetti diede, altresì, importanti contributi alla chemioterapia delle malattie infettive (massimamente sulfamidici, antibiotici, antivirali) e provò nuove molecole che aprirono la strada a studi fondamentali. Venne richiamato a Padova nel 1932, diresse l’istituto di farmacologia dell’ateneo, fondò riviste sulle terapie, diventò membro della commissione per la riforma universitaria. La sua attività di studioso dette alle stampe opere ritenute imprescindibili per gli studi sui farmaci.
Nel 1943 aderì al partito d’Azione e fu nominato prorettore da Concetto Marchesi, il grande latinista, emblema dell’antifascismo padovano. Partecipò alla costituzione del Comitato di liberazione nazionale (CNL): dopo la forzata fuga di Marchesi, perseguito, e la morte di Silvio Trentin, Meneghetti rimase solo a guidare la lotta armata della resistenza. Il 16 dicembre del 1943, il bombardamento su Padova gli uccise la moglie e l’unica figlia. Da quel momento, pure continuando l’insegnamento, egli dedicò i suoi giorni alla Resistenza: fu una delle figure di riferimento delle azioni in tutto il Veneto e a lui, tutti gli antifascisti e chi si riconosceva a favore della lotta ai tedeschi invasori, facevano riferimento. Scrisse molto, per tutti i combattenti, sui valori della lotta contro l’ingiustizia e la mancanza di libertà; ebrei, prigionieri politici, alleati furono messi in salvo da lui e il suo istituto di farmacologia divenne, anche, il luogo sicuro. Fu tradito, picchiato, torturato e messo su un treno per essere deportato nei campi di concentramento: ma un’improvvisa interruzione sulla linea ferroviaria, appena oltre Bolzano, lo salvò. Ritornò a Padova, divenne il presidente del Veneto del CLN ma lo lasciò quasi subito perché, il 1° agosto 1945, fu eletto Rettore dell’Università. Furono due anni – poi si dimise – di lavoro intenso su tutti i fronti: sulla ricostituzione dell’Italia, sulla formazione del concetto di libertà, sulla ristrutturazione universitaria, sugli studi farmacologici. Poi diresse, per oltre dieci anni, il centro di studi sulla chemioterapia, ma non se ne andò dall’ateneo senza avere costituito la facoltà di agraria, da lui fortemente voluta in vista di una rinascita italiana.
Aderì al Movimento federalista europeo con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, suo vecchio compagno di lotte antifasciste. Fu insignito di riconoscimenti internazionali, fu cooptato in molti movimenti sulla liberazione dei popoli, divenne consigliere socialista di Padova per una decina di anni. Presiedette la Società italiana di farmacologia, fu membro del Consiglio superiore della pubblica istruzione, fu chiamato nella “Société européenne de culture”, promosse l’Istituto veneto per la storia della Resistenza e fece erigere alle donne partigiane un monumento a Venezia (poi distrutto da fautori di marca neo-fascista nel 1961). Divenne un membro di prestigio dell’Accademia dei Lincei, lo volle pure quella di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona.
Finalmente, acquietatesi le tensioni politiche (per il cui buon funzionamento, nell’etica del comportamento, egli si batté sempre), dedicò un po’ del tempo – abbinando le costanti ricerche farmacologiche e l’insegnamento – alla poesia in dialetto veronese. Una parlata mai dimenticata ch’egli aveva appreso in casa e nei contatti umani al centro di una terra ch’egli amò con intensità e profondo rispetto. Qui dette voce alla sua passione resistenziale (“Partigiana nuda”; “Lager”, ”Bortolo e l’ebreeta”), al mai dismesso impegno civile (“A mila a mila”, “La fresa raspa”) e alla sua inconsolabile solitudine (“De sera”: le poesie più struggenti, più calorose, più care). Pubblicò le sue raccolte poetiche tra 1951 e 1954, mentre l’anno dopo uscì la sua opera migliore, quella più conosciuta, “Cante in piassa”. Quasi tutte le sue poesie e numerosi scritti politici si possono leggere in “Poesie e prose: l’opera civile di Egidio Meneghetti”, a cura di Enrico Opocher e Diego Valeri, Vicenza, Pozza, 1963. Egidio Meneghetti se ne andò a Padova il 4 marzo 1961. Verona gli dedicò una via e una scuola; l’università gli ha intitolata la biblioteca delle facoltà scientifiche.

Bibliografia: Sugli studi farmacologici (oltre 140) la letteratura è molto ampia, così come per il suo operato nell’ateneo patavino tra i verbali dell’università e così dicasi per il suo apporto alla lotta per la Resistenza rientrato in tutti i libri di storia. Per un approccio bio-bibliografico si possono leggere di Chiara Saonara, “Egidio Meneghetti scienziato e patriota combattente per la libertà”, Padova, Istituto Veneto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea-Cleup, 2003 (ristampato nel 2009) e le voci della stessa, “Meneghetti Egidio”, in “Dizionario biografico degli Italiani”, v. 73, Roma Ist. Encicl. Italiana, 2009, pp. 453-456 e di Luciano Bonuzzi, “Meneghetti Egidio”, in “Dizionario biografico dei Veronesi (secolo XX°)”, a cura di G. F. Viviani, Verona 2006, pp. 544-545.

Giancarlo Volpato

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