Zocca Luigi Pasquale

… a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

Per le tue domande scrivi a:  giancarlovolpato@libero.it

Chi è Luigi Pasquale Zocca,zocca

Ecclesiastico, erborista, Luigi Pasquale Zocca nacque a Bussolengo (VR) il 25 marzo 1877 da una famiglia di contadini. Nei vicoli, nelle strade acciottolate del paese e, soprattutto, nelle campagne il piccolo cominciò ad amare le erbe. Assistette – come spesso accadeva ai bambini di allora – alle rituali forme di guarigione con pozioni vegetali ed impacchi di erbe che venivano usate per tutti gli acciacchi. Entrò in seminario all’epoca del vescovo Bartolomeo Bacilieri e fu ordinato sacerdote nel 1901.
Iniziò il suo apostolato come coadiutore a Pazzon di Caprino Veronese (VR) dove rimase per oltre dieci anni, poi fu mandato come parroco a Ferrara di Monte Baldo (VR) fino al 1915. I paesi della montagna veronesi gli furono particolarmente graditi e furono la fonte primarie delle sue passioni erboristiche.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, partì come cappellano militare: un compito che eseguì, al di là di quello della cura delle anime, come un incarico datogli dal Signore per alleviare le sofferenze dei soldati malati; così, negli ospedali militari vicentini di Bassano del Grappa e Marostica, e San Massimo di Verona, curò i feriti con pozioni vegetali e con ricette da lui costruite con quanto la natura poteva offrire; lavorò con umiltà, con amore e con dedizione.
Terminato il conflitto, trascorse qualche tempo a Cogollo di Tregnago (VR) quale cooperatore; chiese di essere mandato in una parrocchia di montagna e il vescovo lo accontentò. Il giorno di Natale 1918 prese possesso di Sprea, minuscolo centro dell’alta val d’Illasi nel comune di Badia Calavena (VR): un luogo fuori del mondo, lontano dai percorsi, completamente immerso – come le poche contrade che lo costituivano – nella montagna veronese.
Sin dai primi giorni del suo ministero sacerdotale, oltreché per passione naturale, don Zocca aveva appreso conoscenza delle virtù fitoterapiche della botanica; i paesi del Baldo – luogo per eccellenza e famoso da sempre per la ricchezza delle sue erbe – lo avevano introdotto magnificamente ad “un’arte” che lo vide autodidatta, ma grande lettore e sapiente indagatore dei trattati antichi. La semplicità di vita di questo presbitero sarebbe passata inosservata se, ad un certo momento, la sua fama di guaritore non avesse travalicato gli angusti luoghi della Lessinia. La gente di quei paesi – dove la medicina ufficiale non aveva dignità – accorreva da lui e la sua generosità, il suo straordinario modo di comunicare e l’umiltà del suo comportamento avevano affascinato i suoi potenziali “malati”; così il suo nome oltrepassò i confini delle valli, scese nelle città e per tutti diventò il “Prete da Sprea”. Ancora oggi, come allora, molti ignoravano il suo cognome ma era sufficiente lo pseudonimo guadagnatosi.
Non fece mai diagnosi, né visitò qualcuno: don Zocca si limitava ad ascoltare i pazienti e si orientava sulle loro malattie. Per molto tempo non scrisse neppure delle ricette degli infusi o dei trattamenti fitoterapici consigliati. Sprea diventò luogo conosciuto anche da gente di cultura e, su di lui e sulla sua figura, fiorirono aneddoti curiosi e storie vere.
Fatto oggetto di accuse da parte della medicina ufficiale – che aveva sempre trascurato la gente di montagna – e guardato con silenzio dalla Chiesa veronese, don Zocca, ad un certo momento della vita, si limitò a leggere le diagnosi scritte da medici e ad operare su di esse. Insegnò alla gente della montagna e ad altri confratelli sacerdoti, i segreti della sua “scienza”; ad una nipote confidò e lasciò ricette e consigli oltre l’utilizzo dei medicamenti che si era accinto a scrivere. Da buon sacerdote di montagna e da figlio di contadini, egli seppe sempre abbinare le sue erbe con gli altri prodotti della campagna e con le quotidiane cose commestibili che la gente comune sapeva bene utilizzare: senza spese, senza trattamenti particolari, ma con la semplicità e l’umiltà delle cose di ogni giorno.
Il “Prete da Sprea” non si arrogò, mai, la capacità di guarire malattie complicate e difficili; si limitava e sapeva utilizzare le erbe ch’egli stesso andava a raccogliere nei prati e nelle valli oltreché coltivarle nell’orto vicino alla chiesa. Curò senza mai farsi pagare. La sua persona, alta e slanciata, seria e allampanata, la sua umiltà e i suoi silenzi sono passati alla storia della tradizione non soltanto veronese. Ancora oggi, il “Prete da Sprea” rimane una figura emblematica di guaritore, erborista e fitoterapeuta: quella ch’egli si era conquistato, giorno dopo giorno. Nella sua presunta ingenuità, don Zocca apparve, alla gente, come un vero samaritano che, oltre alle malattie dell’anima, cercava d’alleviare anche quelle del corpo. In bicicletta, in calesse, in automobile e sovente a piedi furono tantissimi a solcare la salita che portava alla canonica della vecchia contrada che rifacevano poi, in discesa, assai spesso con il cuore sollevato.
Dopo 33 anni passati a Sprea, ormai malfermo e invecchiato, don Zocca si ritirò a San Michele Extra.
Morì, forse in seguito, anche, ai postumi di una banale caduta in chiesa, il 28 novembre 1954.
Rimangono due fascicoli contenenti i consigli di cura. Badia Calavena gli ha dedicato una via ed oggi, nella sua contrada a ridosso della canonica, sull’onda del suo ricordo, è nato l’Erbecedario di Sprea.

Bibliografia: “Atti del convegno di don Luigi Zocca”, in “Terra cimbra”, Verona, a. 16 (1985), n. 61; Fernando Zampiva, “Prete da Sprea, erborista del Signore”, Vago di Lavagno, La Grafica editrice, 2002; Giancarlo Volpato, “Zocca Luigi”, in “Dizionario biografico dei Veronesi (secolo XX°)”, a cura di G. F. Viviani, Verona 2006, pp. 906-907. 

 Giancarlo Volpato
↓