Gonella Guido

… a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

Per le tue domande scrivi a:  giancarlovolpato@libero.it

gonella

Chi è Guido Gonella,

Politico e giornalista, professore universitario, Guido Gonella nacque a Verona il 18 settembre 1905. Acquisita la maturità classica, dotato di una forte vivacità intellettuale e di una prorompente vocazione politica, si laureò, dapprima, in filosofia all’università cattolica di Milano e poi in giurisprudenza presso quella di Roma. Fu uno dei primi dirigenti della FUCI (Federazione Universitaria Cattolici Italiani). Abbinò sempre – nella sua cultura, nella sua formazione e nell’attività che svolse nei vari campi – le due lauree. Già nella tesi per quella giuridica si occupò delle profonde deviazioni ideologiche che portavano alla negazione della libertà: l’antifascismo era già qui. Collaborò, e diresse, “Azione fucina”, l’organo della FUCI dove non ebbe timore di esprimere chiaramente le sue idee e di attaccare il regime; erano gli anni 1931-32 e fu sottoposto a “sorveglianza speciale”. Aveva iniziato ad insegnare Filosofia del diritto presso l’Università Lateranense di Roma e ben presto fu registrato, dalla polizia, tra i “sospettati”.
Attorno a lui, cattolico praticante, si avvicinarono anche molti intellettuali laici attratti dalla sua forza e dalla sua intelligenza: Piero Calamandrei, Guido Calogero, Luigi Einaudi e molti altri che furono, poi, tra i padri fondatori della nuova democrazia repubblicana. Intanto, iniziò a scrivere – e tenne per molti anni la rubrica degli “Acta diurna” – su “L’Osservatore romano”, organo della Chiesa cattolica e, allora, unico giornale dove si poteva pubblicare in libertà. Gonella ebbe sempre chiaro l’obiettivo del bene comune e della persona come filosofia di base del diritto. Fu, inoltre, il grande divulgatore delle questioni più complesse poste dal fascismo ed in questo lavoro tutti gli riconobbero – anche molti anni più tardi – una grande ricerca della verità a discapito delle idee dei governi cosiddetti forti.
Durante la seconda guerra, Gonella fu tra i più stretti collaboratori di Alcide De Gasperi con il quale scrisse i due documenti fondamentali per la definizione della futura casa dei cattolici in politica: “Le idee ricostruttive” e il “Codice di Camaldoli”. Nella Roma liberata (giugno 1944) fiorirono i quotidiani dei nuovi partiti: toccò a lui impostare e dirigere quello della Democrazia Cristiana, “Il Popolo”. Eletto nel 1946 all’Assemblea Costituente, tenne il primo discorso ufficiale d’insediamento del partito e dettò alcune regole per la Costituzione.
Fu, ininterrottamente, eletto deputato nella circoscrizione di Verona, dal 1948 al 1968; poi come senatore, dal 1972 al 1979.
Fu segretario della Democrazia Cristiana dal 1953 al 1958; in un’epoca di gravi turbolenze politiche, Gonella si dimostrò un navigatore provetto, appianò molti contrasti con i partiti anticlericali e manifestò chiaramente le sue idee per governi stabili: in quegli anni, invece, il Paese conobbe frequentissimi cambi alla ricerca di una stabilità che avrebbe dovuto basare le sue fondamenta in una legge elettorale chiara (che lo stesso Gonella aveva preconizzato nei suoi articoli).
Nel 1955, durante il primo governo di Antonio Segni, egli divenne Ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione, ma fu un periodo breve. Poi, invece, pure tra le frequenti cadute dei governi, occupò per cinque volte di sèguito, la carica di Ministro della Pubblica Istruzione. Qui si adoperò con un impegno straordinario: ricostruì le strutture educative, diede vita a un progetto di riforma della scuola che – se fosse stato attuato del tutto – avrebbe letteralmente cambiato il volto di quella ch’egli riteneva la base fondamentale della civiltà, del progresso, della democrazia; memorabili le sue prese di posizione contro le idee di Benedetto Croce che aveva imposto una scuola classica e classista, solamente umanistica e poco vicina agli interessi dei più piccoli, non aperta alle istanze nuove. Gonella divenne, poi, Ministro di Grazia e Giustizia; in questa veste di ministro Guardasigilli, avviò la realizzazione del Consiglio Superiore della magistratura, istituì l’ordine dei giornalisti e pubblicisti, riformò l’ordinamento penitenziario e volle la revisione dei codici. Molte sue idee andarono in porto, altre – per naturale caduta dei governi – non trovarono sèguito. Nel 1969 fu Presidente della Commissione per la revisione del Concordato con la Chiesa: solo anni più tardi il suo impegno vedrà la conclusione (con il governo di Bettino Craxi). Fu, anche, vicepresidente del Parlamento europeo nella seconda metà degli anni ’70.
Lasciò tracce evidenti della sua politica nei dicasteri che ricoprì, ma le sue idee, legate ad una forma di centrismo che non escludeva rapporti chiari e precisi con tutte le altre forze politiche, furono d’esempio per lungo tempo. Non era un conservatore, ma non amava essere neppure un aperturista al vuoto: la promozione della giustizia sociale – lontana dalle contaminazioni che, malauguratamente, anche allora cominciavano a manifestarsi – fu la base della sua lotta ideale. Si batté, con tutte le forze, contro l’incultura politica e sociale: i suoi scritti furono tutti improntati alla dottrina della persona, della libertà personale e della capacità intellettuale della libera espressione del pensiero. Per questo egli aveva ritenuto che una scuola non classista avrebbe portato i suoi frutti.
Ebbe amici e conoscenze di tutti i politici, degli uomini di cultura, degli statisti che lo conobbero. A Verona veniva ogniqualvolta gli era possibile. Fu membro dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, gli furono affidate presidenze di premi letterari e culturali ed amò immensamente la sua casa in città dove riceveva volentieri sia coloro che amministravano (che gli erano amici) sia coloro che desideravano conferire con lui.
Negli ultimi anni della sua vita, constatò, con molta amarezza, il degrado politico in cui stava cadendo quella patria ch’egli aveva servito con onore, con competenza e al di sopra di ogni sospetto. Ciononostante, per il suo rigore morale e per la sua autorevolezza, gli fu affidato il compito di redigere un codice di comportamento per il partito: fu l’ultimo contributo ma che –   la storia ce lo racconta – non fu ascoltato.
Guido Gonella morì ad Anzio (comune di Nettuno) il 19 agosto 1982 e fu sepolto al Verano, il cimitero per eccellenza di Roma, la città dove vivono le quattro figlie. L’unico figlio maschio, Giorgio, dei “Piccoli Fratelli” di Charles Foucault vive, ora, in un eremo nel deserto del Messico da dove ha scritto e recentemente pubblicato, in italiano, uno splendido libro, omaggio al Signore e alla natura creata dove rievoca la sua infanzia veronese.
Un ritratto in altorilievo di Guido Gonella è murato nel chiostro del Ginnasio-Liceo “S. Maffei” e le sue carte restano conservate all’Istituto don Sturzo di Roma.

Bibliografia: Tutta la storia recente dell’Italia parla di Guido Gonella, per cui la letteratura su di lui non scarseggia. Ci limitiamo a citare “Storia della Democrazia Cristiana” a cura di Federico Malgeri, Roma 1988; Giorgio Campanini, “Gonella Guido”, in “Dizionario biografico degli Italiani”, v. 57, Roma 2001, pp. 666-670; Giovanni A. Fontana, “Gonella Guido” in “Dizionario biografico dei Veronesi (secolo XX°)”, a cura di G. F. Viviani, Verona 2006, pp. 435-439.

Giancarlo Volpato

:

↓