Barbieri Gino

… a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Chi è Gino Barbieri, barbieri

Storico del pensiero economico e storico dell’economia, Gino Barbieri nacque a Legnago il 2 marzo 1913. Figlio di un sarto, studiò presso il Collegio Don Mazza di Verona e poi nel Liceo-Ginnasio vescovile; lì, che fu la fucina per molti giovani poi affermatisi nei rispettivi campi, conobbe Olindo Viviani che divenne, per lui, come un fratello e con il quale condivise un’amicizia senza confini. Si laureò presso l’Università Cattolica di Milano, in economia e commercio: suoi professori furono padre Agostino Gemelli, Amintore Fanfani, Marcello Boldrini, Francesco Vito, Angelo Mauri. Con tutti questi, Barbieri contrasse grande amicizia e fu sodale sia negli studi sia nella vita. Già prima di conseguire la laurea, aveva cominciato a pubblicare saggi su importanti riviste sulla storia dell’economia italiana.
Due grandi filoni costituirono gli interessi dei suoi studi: il primo, connesso con le origini del capitalismo nei rapporti tra le istituzioni economiche politiche e religiose; il secondo, legato all’indagine del pensiero dei grandi economisti quali Giuseppe Toniolo, Werner Sombart, Max Weber ed Ernst Troeltsch. La scuola di Fanfani – uno dei più celebri studiosi di storia dell’economia – ebbe grande rilevanza negli anni Trenta anche per l’applicazione delle metodologie statistiche del Boldrini.
Gino Barbieri, grazie ai suoi contributi scientifici, fu chiamato all’università di Cagliari nel 1937 e in quel periodo pubblicò quello che tutti ritennero una pietra miliari negli studi sullo stato visconteo-sforzesco: “Economia e politica nel ducato di Milano (1386-1535)”. Si occupò di ricerche sull’evoluzione economica dello Stato Pontificio e nel 1940 fu chiamato alla cattedra di storia economica dell’ateneo di Bari succedendo a Luigi Dal Pane, considerato il più famoso italiano del settore.
Trascorse gli anni del secondo conflitto mondiale a Roma assieme a Olindo Viviani e alla sua famiglia ed intanto continuava i suoi studi sul capitalismo lombardo, sulle fonti per la storia delle dottrine economiche, sul pensiero della Scolastica e sul processo economico italiano nel passaggio tra Medioevo e Rinascimento.
La statalizzazione della Facoltà di economia e commercio a Verona, di lì a pochi anni seguita da quella di Lingue e letterature straniere, lo vide subito tra i professori. Ancora legata all’ateneo patavino, aveva bisogno di una personalità forte che la guidasse e tenesse i rapporti con l’università-madre. Gino Barbieri resse la presidenza sino al 1982.
Fu un periodo di grande ed intenso lavoro; a Verona arrivarono docenti di fama e, piano a piano, le due facoltà accrebbero in fama e in studenti. Nel contempo, egli diede vita agli “Annali” che ben presto presero le strade delle università e delle biblioteche italiane per fare conoscere gli studi dei docenti della città scaligera. Diresse “Economia e storia”, succedendo a Fanfani: per decenni fu la più importante rivista del settore; dette l’inizio ad una collana di studi di storia dell’economia, poi ripresi in sede nazionale. Non dimenticò attenzione per la sua terra: Legnago e la bassa veronese, la città di Verona e la sua grande storia medioevale-moderna rientrarono ben presto nei suoi interessi scientifici.
Uomo dotato di un profondo e multiforme bagaglio culturale, di fede cristallina e di una straordinaria facondia, Gino Barbieri rappresentò – per almeno un ventennio – una delle figure emblematiche della cultura a Verona. Alla sua scuola si formarono allievi e studiosi. Egli stesso lasciò una poderosa produzione scientifica: duecentotrenta tra saggi, miscellanee e volumi nei quali offrì una sintesi mirabile tra le due anime della disciplina; per questo, e non solo in Italia, fu considerato un vero maestro.
Nel 1982 – e sino al 1986 – tenne la Presidenza della Cassa di risparmio di Verona Vicenza e Belluno: qui dette inizio ad una collana di studi di storia delle esplorazioni con l’occhio rivolto soprattutto ai soprusi dei “conquistadores” nelle nuove terre americane. La sua uscita dall’università coincise con l’autonomia dell’ateneo veronese: la sua scelta non fu da tutti gradita giacché egli sarebbe divenuto, certamente, il primo rettore della neonata università.
Per i suoi meriti scientifici fu insignito del “Premio S. Zeno” nel 1980; ricoprì incarichi di prestigio in una decina di Accademie e di istituti culturali italiani, fu membro del consiglio superiori per gli archivi, fu presidente di istituzioni.
La sua ricca e importante biblioteca fu, da lui stesso, destinata alla Fondazione “M. Fioroni” della sua città natale cui si sentì sempre legato.
Gino Barbieri morì a Legnago il 26 maggio 1989.
Al suo nome fu dedicata la scuola media di Casette, una frazione del suo paese natale. L’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona – della quale egli era stato uno dei membri più importanti – legò, assieme all’istituto bancario del quale Barbieri era stato presidente, un premio per le migliori tesi di laurea: fu una splendida iniziativa ma che declinò dopo soli due anni. A Palazzo Giuliari, sede dell’università, si trova un busto in bronzo nella sala che porta il suo nome; un olio del suo ritratto è nella vecchia sede della Cassa di risparmio.

Bibliografia: Giovanni Zalin, “Barbieri Gino”, in “Dizionario biografico dei Veronesi (secolo XX°)”, a cura di G. F. Viviani, Verona 2006, pp. 76-78.

Giancarlo Volpato

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